Consob Commissario Minenna M5s
Politica
31 Ottobre Ott 2018 0800 31 ottobre 2018

Chi sono i candidati M5s per il commissario Consob

In pole position l'ex assessore della Raggi Marcello Minenna, ma rischia di perdere la corsa perché non è gradito al vicepremier Di Maio. Tra gli altri papabili Francesco Greco e Luigi Giampaolino.

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Scelti i direttori in Rai, l'agenda per la conquista dei palazzi del potere prevede la nomina del nuovo commissario della Consob. Ma un nome, una candidatura forte, non esce. In teoria i Cinquestelle - che hanno rivendicato la poltrona dopo aver defenestrato Mario Nava - hanno più o meno ufficialmente lanciato Marcello Minenna, attualmente dirigente dell'autorità che controlla i mercati e consulente tecnico di alcune procure in importanti inchieste finanziarie. Ma Minenna, un passato tra i Ciampi boys e con Luigi Spaventa e Tommaso Padoa Schioppa tra i suoi maestri e ispiratori, appoggiato tra i grillini anche dal vice presidente del parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo (freddo l'appoggio del vicepremier Luigi Di Maio) ha con il governo in carica un problema non da poco. Anche perché a sbarrargli la strada ci sarebbe un personaggio non certo di seconda fila: rumors dicono che l'ostilità arriverebbe anche da Giancarlo Giorgetti, il potente sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio.

CHI È MINENNA, L'ECONOMISTA EUROSCETTICO GIÀ ASSESSORE DI RAGGI

Il nome di Minenna è uno dei fiori all'occhiello che i Cinquestelle possono spendere in questa fase. Bocconiano, una carriera in Consob che l'ha portato fino a essere responsabile dell'ufficio "Analisi quantitative e Innovazione finanziaria", non contrario all'euro ma nemmeno certo un psdaran della moneta unica, cui ha messo in luce le debolezze in un libro, La moneta incompiuta, pamphlet del 2013, che fin dal ttolo riassume la sua visione. A bene guardare ci sarebbero tutte le condizioni per rispondere all'identikit disegnato dalla stesso di Maio per il successore di Nava subito dopo la cacciata dell'alto funzionario Ue. Cioè «un servitore dello Stato, non della finanza internazionale». Ma a frenare la corsa di Minenna ci sarebbero due elementi: la vicinanza a Carla Ruocco, presidente della commissione Finanze della Camera, e l'aver abbandonato la giunta romana di Virginia Raggi, dove era assessore al Bilancio.

Parlamentari vicini al vicepremier, spiegano che soprattutto dopo la protesta dei No Tap in Puglia, il leader non avrebbe alcuna voglia di spendersi per una persona non graditissima alla base grillina. In molti, nonostante tra pentastellati montino sempre più i dubbi sull'operato della sindaca, vivono ancora la scelta di abbandonare il Campidoglio come un tradimento. Nonostante l'ex assessore abbia spiegato di aver lasciato perché impossibilitato a fare il suo lavoro e la sua opera di pulizia in continuità con l'operato del prefetto Tronca. Dal fronte grillino replicano che aveva progetti diversi dal sindaco Raggi sulle municipalizzate - come la fusione tra Acea e Ama - e non mostrava il mordente sufficiente per quella sfida.

LA ROSA ALTERNATIVA DEL VICEPREMIER: GRECO E GIAMPAOLINO

Di Maio, invece, vorrebbe un nome più autorevole e soprattutto con un maggiore curriculum istituzionale. Da settimane girano quelli di Francesco Greco, procuratore capo a Milano, o Luigi Giampaolino, ex presidente della Corte dei Conti. Ma se il loro potrebbe essere il profilo giusto, per la scelta del candidato il vicepremier e i suoi sarebbero ancora alla ricerca dell'uomo giusto. Oltre al fatto che nel risiko del potere della nuova Italia, il leader pentastellato vuole un uomo di sua piena fiducia. Serve poi una personalità forte e superpartes anche per respingere le critiche che potrebbero arrivare dal Movimento, visto che Minenna ha sponsor fortissimi, come la presidente della commissione Finanze della Camere Ruocco (la quale, in questa veste deve dare anche un parere al decreto di nomina del governo) o il battagliero senatore Elio Lannutti, storico segretario dell'Adusbef. Proprio la Ruocco, molto critica sul decreto fiscale, vede la sua stella brillare meno nella galassia pentastellata.

LA LEGA RESTA FUORI, MA NON COMPLETAMENTE

La Lega - dopo aver strappato per Stefano Besseghini la poltrona dell'Autorità per l'energia e il gas - sta a guardare dall'esterno, puntando tutto sull'Antitrust al prossimo giro. Ma, forse per stigmatizzare le divisione dell'alleato, dal Carroccio sono trapelati i nomi di Angelo Maria Rinaldi, sovranista doc molto vicino al ministro Paolo Savona - e di Alberto Dell'Acqua. Ma difficilmente i grillini lasceranno questa preda, che è centrale nella loro azione dopo anni di attacchi sul fronte bancario. In quest'ottica stanno già lavorando ad aumentare il peso dell'organismo. Nell'ultima bozza di manovra si legge che tutti i ricorsi dei risparmiatori truffati dovranno passare per l'Arbitro per le Controversie finanziare (Acf) della Consob, togliendo all'Anac del sempre meno amato Raffaele Cantone ogni reale potere sui contenziosi. Di fatto dall'authority di piazza Verdi passeranno almeno 300mila istanze di altrettanti azionisti delle varie Etruria, Carife o delle ex banche venete. Un qualcosa d'impensabile, se si ricordano le critiche dei Cinquestelle ai tempi della presidenza Vegas.

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