Angelo Tofalo difesa
Politica
4 Novembre Nov 2018 1200 04 novembre 2018

Le imprese del sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo

Si butta con i parà, si immerge in un sottomarino, indossa una mimentica e imbraccia un mitra. Chi è il grillino con la passione dell'esercito e dell'intelligence. 

  • Carlo Dotti
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Quando si dice calarsi nel ruolo. Angelo Tofalo, sottosegretario alla Difesa del M5s e da tempo frequentatore di quella Link Campus University definita il pensatoio grillino (leggi anche: l'intervista a Vincenzo Scotti, fondatore dell'ateneo), continua a essere protagonista di "imprese" militari a favore di social. Prima con mimetica e mitra imbracciato come i soldati di Strade sicure, poi a bordo del sommergibile Scirè con gli specialisti della Marina. Quindi al 'volante' del simulatore di volo dell'Aeronautica T346 e ora anche giù da 4.500 metri d'altezza con i paracadutisti del Tuscania.

Difesa, esercito, ma anche cybersicurity e intelligence. Già, perché le missioni in divisa non sono l'unica passione del sottosegretario Tofalo. Classe 1981, ingegnere di Salerno eletto con il M5s nel 2013, nella scorsa legislatura ha fatto parte del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Già allievo alla Link University di Paola Giannetakis, indicata come ministro dell'Interno nella squadra del fantagoverno di Luigi Di Maio (con Elisabetta Trenta, nominata alla Difesa ed Emanuela Del Re che aspirava alla Farnesina) ha conseguito col massimo dei voti il Master in Intelligence e Sicurezza nel settembre 2016. Ma già all'inizio del 2015 aveva co-fondato Intelligencecollettiva.com, un progetto multimediale «unico nel suo genere», si legge nel suo cv, «un progetto di approfondimento e diffusione della cultura della sicurezza che sta mettendo insieme, su un’unica piattaforma, studiosi, tecnici, ricercatori, appassionati e professionisti dei temi dell’Intelligence.

L'INCIAMPO LIBICO CON FONTANA E LEVA

Un terreno affascinante, sicuro, ma nel quale per un neofita è facilissimo andare fuori strada. Per esempio ancora fresco di studi, nel novembre 2016 Tofalo si recò a Istanbul per intervistare Khalifa Ghwell, ex primo ministro del disciolto governo islamista di salvezza nazionale della Libia, oppositore dell'esecutivo di Fayez Al Sarraj riconosciuto dall'Onu. A organizzare l'incontro era stata Anna Maria Fontana, imprenditrice di San Giorgio a Cremano, al tempo indagata col marito Mario Di Leva, convertitosi all'Islam con il nome di Jaafar, per traffico d'armi internazionale con Libia e Iran. Come raccontato da Repubblica, quando la coppia venne arrestata il grillino si presentò spontaneamente in procura a Napoli per chiarire i suoi rapporti con i due. Spiegò che gli incontri con la donna erano «finalizzati alla raccolta di informazioni per la sicurezza della Repubblica e nell'esercizio delle prerogative e delle funzioni parlamentari», e anche all'eventuale «organizzazione in territorio italiano di un possibile evento di cooperazione e di pace al quale invitare tutti gli attori libici». La coppia ha patteggiato la pena mentre Tofalo è diventato sottosegretario alla Difesa.

Ma non è tutto. Perché il neoparlamentare Tofalo, scrivono Nicola Biondo e Marco Canestrari in Supernova (Ponte alle Grazie) frequentava anche «importanti esponenti dell’intelligence russa nel cuore di Roma e vecchi arnesi dei servizi». Instaurando con alcuni «buoni rapporti». È il caso, raccontano gli autori, di Marco Mancini. Dirigente dei servizi, il suo nome è stato coinvolto in due procedimenti giudiziari che si sono conclusi entrambi senza condanne a suo carico: il caso Abu Omar e lo scandalo Telecom Sismi. E dire che quest'ultimo riguardava da vicino proprio i fondatori del Movimento, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo che si erano ritrovati tra gli intercettati. Coincidenza vuole poi che Tofalo, si legge sempre in Supernova, abbia provato senza successo a fare riaprire il caso Abu Omar «sulla base delle indagini della procura di Ravenna, diretta dal fratello dello 007» Alessandro Mancini. L'inchiesta, partita dalle minacce ricevute dagli agenti segreti, si trasformò poi in una controinchiesta che puntava a dimostrare l'innocenza, tra gli altri, di Nicolò Pollari e Marco Mancini.

IL SUCCESSO DELLE FOTO SU FACEBOOK

Una vita fa, visto che il salernitano oggi è a fianco della ministra Trenta. E da sottosegretario risponde alle critiche di sovraesposizione social forte dei like raccolti. «Sulla mia pagina Facebook queste uscite sono le più viste, con decine di migliaia di visualizzazioni», ha spiegato all'Ansa. Il senso di queste iniziative, continua, «è quello di mettere le mani dentro il settore e capire da vicino cosa è la Difesa, chi sono i militari, che tipo di equipaggiamento hanno, anche per dare un messaggio ai giovani. Vedo che molti di loro, anche per il fatto che non esiste più la leva obbligatoria, non conoscono affatto le forze armate. Io», ha ricordato, «non ho fatto il servizio militare, perché a quei tempi potevo rinviare per motivi di studio e poi è stato abolito l'obbligo, ma all'epoca si diceva che chi faceva il militare era uno sfigato». Niente di più sbagliato, riflette ora, dopo quattro mesi da sottosegretario. «Ho trovato», ha ribadito, «un altissimo livello di preparazione, non ci sono risorse così preparate nel resto della Pubblica amministrazione. Magari fossi entrato nelle forze armate». Musica per le orecchie dell'alleato di governo Matteo Salvini, primo supporter del ritorno alla leva obbligatoria e delle foto in divisa o con le stellette.

"Boia chi molla!" Sfatiamo un mito! e la disinformazione mediatica! Si tratta di un'espressione diventata famosa come...

Geplaatst door Angelo Tofalo op Woensdag 29 januari 2014

LO SPIEGONE SOCIAL DEL «BOIA CHI MOLLA»

Ma nella storia di Tofalo non ci sono solo intrighi più o meno internazionali. Nel gennaio 2014, dallo scranno della Camera rivolto all'allora presidente Laura Boldrini gridò: «Boia chi molla, presidente Boldrini, boia chi molla. E noi non molleremo fino alla fine». Alle polemiche che si sollevarono, il grillino su Facebook precisò che non si trattava di un motto fascista. E lo fece citando Wikipedia. «Sfatiamo un mito! E la disinformazione mediatica! Si tratta di un’espressione diventata famosa come un motto fascista», tuonò su Facebook; «tuttavia fu coniata da Eleonora Pimentel Fonsecadurante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 e utilizzata anche nelle Cinque giornate di Milano del 1848. Stampa e tivù giocano sempre sporco!».

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