I 400 colpi
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Politica
5 Novembre Nov 2018 0902 05 novembre 2018

Perché il contratto di governo non basta più a tenere insieme Lega e M5s

Se fino a settembre si poteva scommettere che i gialloverdi avrebbero resistito per tutta la legislatura, oggi il dubbio è che possano sfaldarsi prima delle Europee.

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Un dato che risulta ormai evidente di fronte al fatto che i litigi tra Lega e Movimento 5 stelle hanno superato la soglia di guardia: il contratto non è più una coperta buona dietro cui trincerarsi nel momento in cui tra i due partner di governo sorge una controversia. Lo testimonia l’ultimo scontro, a giudicare dall’enfasi delle parti molto più grave dei precedenti, sulla riforma della giustizia, a partire dal contestatissimo stop alla prescrizione. Sul tema il documento è moto vago e parla, lo ricordava il Corriere della sera, di «efficace riforma».

I due contraenti se ne devono essere accorti per tempo, tant’è che si sono inventati un escamotage per consentire all’alleanza gialloverde di sopravvivere: lo stralcio. Quanto c’è disaccordo, o una situazione di impasse che rallenta l’afflato riformatore, si demanda la questione a tempi migliori. Ora, di stralci hanno largamente vissuto anche i governi precedenti, ma quando il rinvio tocca temi fondativi delle politiche di leghisti e grillini, come potrebbe essere la flat tax o il reddito di cittadinanza, vuol dire che il meccanismo non sta più in piedi. In altri termini: ci sono questioni che possono essere momentaneamente tolte dal tavolo anche perché secondarie rispetto ad altre sulle quali si è esplicitamente chiesto il consenso degli elettori, altre che invece sono improcrastinabili.

IL PARADOSSO: IL GOVERNO CINCISCHIA MA IL CONSENSO RESTA ALTO

Se nel tentativo di rendere presentabile all’Europa una manovra finanziaria fatta largamente in deficit dici che di flat tax, Fornero o reddito d cittadinanza ci occuperemo più in là, è palesemente una furbata nel tentativo di prendere tempo, o di rendere la narrativa sullo stato dei nostri conti pubblici più presentabile. Il risultato è per certi versi logico, per altri paradossale. Il paradosso consiste nel fatto che pur di fronte all’evidente cincischiare sui principi fondamentali con cui i due partiti hanno vinto le ultime elezioni (giusto per la cronaca, sulla riforma fiscale si sa ancora poco o nulla, per non dire del reddito di cittadinanza dove aleggia buio pesto su modalità e platea di fruitori), la loro empatia con gli elettori resta pressoché immutata.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

A vedere gli ultimi sondaggi, stiamo parlando di un governo che gode del favore della maggioranza assoluta degli elettori. Il risultato logico consiste invece in un rovesciamento dei rapporti di forza, tale che se il voto del 4 marzo aveva consacrato i cinque stelle come primo partito, ora sono i leghisti a vincere per distacco. La ragione è stata ben individuata nel fatto che le tematiche securitarie - sicurezza più immigrazione, termini che Matteo Salvini ha furbescamente fatto coincidere – sono in questa fase storica, e non solo in Italia, dei formidabili catalizzatori di consenso.

M5S-LEGA A RISCHIO IMPLOSIONE E IL CENTRODESTRA ANCORA FRAGILE

Da queste considerazioni discende la domanda delle domande: ce la farà questa maggioranza a restare unita nonostante i sempre più frequenti dissidi, o è destinata a implodere addirittura prima delle elezioni europee di primavera? E ancora: quanto potrà graniticamente durare la maggioranza bulgara con cui gli italiani la sostengono? Discorso lungo, di cui potremmo riassumere qui le conclusioni. Se fino a settembre, complice anche il palese dissesto delle opposizioni, si poteva scommettere che i gialloverdi avrebbero governato per tutta la legislatura, oggi il dubbio è che possano sfaldarsi assai prima, addirittura prima delle Europee. Se Forza Italia avesse tenuto anche i numeri del 4 marzo, ovvero il 14%, probabilmente Salvini non avrebbe indugiato a far saltare il banco e a riesumare il centrodestra. Ma il partito di Silvio Berlusconi li ha dimezzati al punto dal rendere l’eventuale addio di Salvini ai grillini moto più rischioso.

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