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Politica
5 Novembre Nov 2018 1700 05 novembre 2018

Cosa è Casa Italia, il piano invocato da Renzi

L'ex premier chiede la riattivazione del progetto lanciato nel 2016 e cancellato dal governo giallo-verde. Ma il nodo dei fondi c'è sempre stato. 

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Che l'Italia sia un Paese flagellato dal dissesto idrogeologico e ad alto tasso sismico non dovrebbe essere una novità. Eppure, ogni volta ci scopriamo esposti e impreparati a contare drammaticamente le vittime dell'ennesima tragedia (leggi anche: Gli abusi edilizi dietro la strage di Casteldaccia in Sicilia). «Manca una cabina di regia», si dice. «Dobbiamo trovare i soldi», si ripete. «Non si è fatto abbastanza per controllare chi doveva garantire il rispetto delle regole». Nelle ultime ore l'ex premier Matteo Renzi ha puntato il dito contro il governo giallo-verde. «L’Italia piange decine di morti», ha scritto su Twitter. «Salvini dà la colpa all’ambientalismo da salotto, io all’abusivismo edilizio. Chiedo al governo di recuperare il progetto #CasaItalia di Renzo Piano. È stata la prima cosa cancellata da Lega e M5s: ripensateci. No ai condoni, sì a #CasaItalia». Il senatore dem ha poi rincarato la dose con un video postato sempre sui social in cui invita a sottoscrivere una petizione su Change.org per ripristinare il piano: «Questo Paese», conclude Renzi, «ha bisogno di un condono in meno e di una Casa Italia in più» (leggi anche: il rischio idrogeologico in Italia fotografato da Italiasicura nel 2017).

Renzi aveva già evocato il "suo" piano anche subito dopo il terremoto di Ischia del 2017. «Ciò che è accaduto a Ischia provoca innanzitutto dolore. E cordoglio per le famiglie che oggi piangono un proprio caro», aveva scritto sui social il 22 agosto di quell'anno. «Poi è naturale che ci saranno discussioni sull'urbanistica, sull'edilizia, sulla cura del territorio: per questo abbiamo proposto un anno fa un patto generazionale chiamato Casa Italia, sulla base delle idee esposte da Renzo Piano. L'obiettivo? Ripensare totalmente il nostro modo di costruire, un progetto serio, articolato, lungo 20 anni, non solo centoquaranta caratteri». Ma cos'è Casa Italia, come funzionava e, soprattutto, è mai partito?

IL PIANO PLURIGENERAZIONALE DI RENZO PIANO

Era il 29 settembre 2016 quando Renzo Piano, parlando al Senato della necessità di dare corpo al progetto Casa Italia (qui il verbale della seduta) dichiarava: «Ho un progetto non come architetto, bensì come senatore a vita e credo che sia l'unica cosa con cui possa essere utile in quest'Aula un senatore a vita. Vorrei occuparmi di casa. Non lo dico per limitare il terreno, perché naturalmente ci sono altri temi grandi. Lo dico non per limitare gli sforzi, ma per concentrarli. Sono una persona molto pratica e so che bisogna concentrare gli sforzi per ottenere il risultato». Quindi più volte ripeteva: «È importante che questo progetto sia di lunga durata», «generazionale». Senza mezzi termini: «Un progetto che deve durare due generazioni», perché, spiegava l'archistar, «qualcuno deve pensare a questi tempi lunghi, dato che sono quelli che ci mancano». Il senatore a vita non poteva certo immaginare che Casa Italia sarebbe stata rimossa dopo nemmeno due anni dal governo Conte-Salvini-Di Maio.

La mappa dell'abusivismo edilizio in Italia

La mappa dell'abusivismo edilizio in Italia. Negli ultimi 14 anni, in Sicilia, è stato abbattuto solo il 16,4% delle case colpite da ordinanza di demolizione.

Istituito dall’art. 18-bis del Dl 8/2017 presso la presidenza del Consiglio dei ministri, sull'onda dell'emotività dopo il terremoto nel Centro Italia, il Dipartimento Casa Italia ha avuto vita davvero breve: è stato infatti soppresso dall’articolo 1, comma 4 del decreto-legge n. 86 del 12 luglio 2018, che ha ricondotto tutte le sue funzioni sotto il cappello della presidenza del Consiglio. La struttura di missione Casa Italia, affidata in prima battuta all'allora rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone, era invece di poco più anziana: era stata infatti istituita nel settembre 2016 per dare attuazione al progetto di cura e valorizzazione del patrimonio abitativo del territorio e delle aree urbane, con il compito di definire una policy generale di messa in sicurezza del Paese che avrebbe parzialmente pescato dal Fondo per il finanziamento degli investimenti (previsto dal Dl n. 50 del 2017) per l’accelerazione delle attività di ricostruzione a seguito di eventi sismici. Il progetto sarebbe dovuto essere ben più vasto di ogni altro decreto promulgato a seguito dei tanti disastri naturali che si sono succeduti in questi anni e non si sarebbe dovuto limitare alle sole emergenze. Nella norma si legge, infatti, che Casa Italia aveva come fine quello di sviluppare, ottimizzare e integrare strumenti finalizzati alla cura e alla valorizzazione del territorio e delle aree urbane nonché del patrimonio abitativo, anche in riferimento alla sicurezza e all'efficienza energetica degli edifici.

LA MAPPATURA DELLE AREE A RISCHIO

Con queste premesse il Dipartimento Casa Italia ha iniziato a operare, mappando anzitutto le zone in cui lo Stato sarebbe dovuto intervenire con urgenza per evitare altre catastrofi. Solo in ambito scolastico, risultavano necessari 468 interventi in 10 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia e Umbria) per un totale di 185 comuni. Più generalmente, come riporta lo stesso Dipartimento nel solo report che è riuscito a redigere, datato giugno 2017, intervenire nell'edilizia spesso fatiscente del Paese avrebbe significato «un vasto piano di interventi in un settore strutturalmente in crisi da attuare nei 648 comuni italiani a maggiore pericolosità sismica con un investimento nel settore edilizio di 36,8 miliardi di euro, per un effetto complessivo sull’economia valutabile in circa 129 miliardi di euro». Di soldi però se ne sono visti pochi se si pensa che, come ha ricordato dall'Ufficio valutazione impatto del Senato in un suo recente resoconto, nel 2017 per la fase post sisma sono stati stanziati nemmeno 2 miliardi, oltretutto per circa «l'85% destinati alla ricostruzione, il 9% alle attività produttive, quasi il 4% alle pubbliche amministrazioni e il 2,5% a fronteggiare le emergenze». Insomma, si continua a investire troppo poco e solo per tamponare le urgenze. Peraltro, nel medesimo documento si segnalavano troppi «provvedimenti legislativi e la conseguente frammentazione delle risorse» con «la necessità di migliorare la capacità di previsione delle esigenze economiche e finanziarie derivanti dagli eventi sismici».

IL REPORT DELLA CORTE DEI CONTI

Del progetto Casa Italia se ne è occupata anche la Corte dei Conti, descrivendone puntualmente l'attività e le risorse allocate. La magistratura contabile, nella propria relazione sul rendiconto generale dello Stato 2017 scrisse: «La struttura di missione Casa Italia, composta da un esperto con funzioni di project manager e 17 esperti nei settori attinenti alle funzioni interessate» ha realizzato, nell'anno in cui il progetto è stato mantenuto in piedi, «la mappa dei rischi dei comuni italiani, l’archivio nazionale dei dati e delle informazioni sui fabbricati e la ricognizione delle risorse presenti nel bilancio dello Stato destinate a interventi di prevenzione dei rischi naturali, che costituisce il necessario presupposto per il monitoraggio degli investimenti pubblici nel settore». Prima che intervenisse la scure del governo giallo-verde ben poco del progetto plurigenerazionale di Piano è insomma riuscito a concretizzarsi proprio per mancanza di fondi.

Sotto il profilo finanziario, per la Corte dei Conti, Casa Italia ha potuto contare su «157,5 milioni incrementati di 5 milioni per il finanziamento degli interventi per la prevenzione del rischio sismico delle infrastrutture, provenienti dal Fondo investimenti assegnati alla Presidenza solo nei mesi di novembre e dicembre transitando, in mancanza di impegni, nell’avanzo di amministrazione 2017». Infatti, in termini generali, nonostante il grosso progetto in atto, la Corte rilevava cifre tutto sommato aderenti all'esercizio finanziario precedente: «Sotto il profilo delle spese relative alle strutture di missione, si registra un incremento delle somme impegnate nel 2017 rispetto al precedente esercizio pari a 5,6 milioni (4,9 milioni nel 2016), di cui 309 mila (1,3 milioni nel 2016) per spese di funzionamento; 3,6 milioni (2,5 milioni nel 2016) per spese di personale e 1,7 milioni (0,9 milioni nel 2016) per compensi ad esperti, assorbiti, per più della metà, dalla struttura di missione Casa Italia».

UN PIANO RIMASTO QUASI LETTERA MORTA

Numeri piccolissimi, cifre irrisorie, incompatibili con le dichiarazioni di Renzo Piano, che mirava a un progetto plurigenerazionale che potesse in prima battuta operare una «diagnostica scientifica degli edifici» per poi intervenire con «una cantieristica leggera», perché, come dichiarò il senatore a vita in Aula: «Più la diagnosi è precisa, più la chirurgia diventa leggera». Oggi tra le file dell'opposizione, da Renzi a Emanuele Fiano, si chiede a gran voce all'esecutivo il ripristino di Casa Italia, ma la vera questione da risolvere sarebbe comprendere come mai nemmeno il Pd quando governava sia riuscito a finanziare concretamente il proprio progetto.

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