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Politica
5 Novembre Nov 2018 0951 05 novembre 2018

Germania, il tempo degli avvoltoi per Angela Merkel

Rivali del passato, populisti, falchi in lotta al Congresso per una triste successione. La Cdu nel caos non si rinnova. Se non andando a destra.

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Chiusa l'era di Angela Merkel, tra i cristiano-democratici della Cdu si apre la stagione degli squali. Un patentino tutt'altro che di affidabilità per la vacillante grande coalizione che in Germania, fino al 2021, dovrebbe avere al timone la cancelliera. Il condizionale è d'obbligo, lo ha ammesso la stessa Merkel, escludendo una sua ricandidatura tra tre anni e anche nel caso l'esecutivo dovesse cadere prima. La scelta del disimpegno dalla politica (chiuso il suo quarto governo, non intende sedere né tra gli scranni del Bundestag, né all'europarlamento) ponderata per mesi, è prospettata dalla medesima come la strada maestra per il rinnovamento: innanzitutto cambiando il leader della Cdu al Congresso del partito, in apertura l'8 dicembre 2018, per «scrivere un nuovo capitolo».

IL TERREMOTO NELLA CDU

Quanto si è intanto creato, con l'annuncio del passo indietro di Merkel dopo la disfatta della Cdu (-11%) alle Regionali in Assia del 28 ottobre scorso, è una cesura profonda. Mai nella storia, al contrario di altri partiti tedeschi, i cristiano-democratici hanno avuto un presidente che non fosse anche a capo dell'esecutivo quando al governo c'è stata l'Unione della Cdu-Csu (il ramo bavarese dei popolari). A escludere categoricamente questa eventualità era stata, fino a pochi mesi fa, la stessa cancelliera che tiene le redini del partito dal 2000: un terremoto interno da evitare, vista anche la fragilità della grande coalizione nata nel marzo 2018, dopo mesi di vuoto di governo, con i socialdemocratici (Spd). Tanto più che politici del calibro di Merkel, per quanto in declino, non se ne intravedono nella Cdu.

Friedrich Merz si candida.
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MERZ, UN FANTASMA CHE RITORNA

Men che meno si profilano statisti alla Konrad Adenauer o alla Helmut Kohl. I padri dell'Ue e della riunificazione tedesca appartengono al Secolo breve, tutt'altri tempi. Quel che si scorge all'orizzonte per l'Unione della Cdu-Csu, in estinzione come l'altro Volkspartei (partito di massa) della Spd, è piuttosto una brutta crisi d'identità. E, come sovente, all'odore di cadaveri – politici – sbucano gli avvoltoi. Merkel in particolare è accerchiata da fantasmi del passato e da approfittatori populisti che premono l'acceleratore per scalare i vertici: cordate che si addensano su due nomi di punta. Il primo è quello dell'ex capogruppo in parlamento e vecchio arnese della politica, coetaneo della cancelliera, Friedrich Merz, l'unico ad aver già formalizzato la candidatura alla presidenza della Cdu.

CON LUI IL CANCELLIERE MANCATO SCHÄUBLE

Chissà perché tanta impazienza. Guarda un po' il caso, Merz torna a far parlare di lui dopo quasi 20 anni di dimenticatoio («Merz chi?», avranno esclamato le scialbe nuove leve del partito) a causa di ben noti, negli Anni 90, dissidi personali e politici con Merkel, tant'è che nel 2002, dopo un biennio di co-reggenza della Cdu, Merz finì per rassegnare le dimissioni. Indotte, si scrisse, ed eccolo quindi ora pronto a riprendersi il posto nel 2018, appoggiato niente meno che dal cancelliere mancato, e dal 2017 capo del parlamento tedesco, Wolfgang Schäuble. Il potente ex ministro delle Finanze, architetto dell'austerity nell'eurozona e dei salassi alla Grecia, ha rivestito incarichi di punta nei governi Merkel, ma in Germania figura come l'ex protégée e delfino di Helmut Kohl.

Merz, un fantasma del passato.
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MERKEL TIFA PER KRAMP-KARRENBAUER

Il programma centrista di Merz è zeppo di cerchiobottismi, ma poco conta per Schäuble che le proposte siano trite e che non possano dare alcun futuro alla Cdu. Tanto era il rancore covato per la ragazza dell'Est - che a sorpresa lo scalzò come erede di Kohl -, che sarebbe stato addirittura Schäuble ad architettare la candidatura di Merz: i due si sarebbero consultati più volte in questi mesi per disegnare il dopo Merkel. L'altro esponente della Cdu in ascesa per il Congresso alle porte è il rampante Jens Spahn, classe 1980 e attuale ministro della Sanità tedesco: un nome che fa ancora più paura di Merz all'establishment, raccolto a Annegret Kramp-Karrenbauer. La candidata alla presidenza della Cdu più vicina alla cancelliera per politiche e per toni impiegati.

La favorita di Merkel, Kramp-Karrenbauer, è per l'accoglienza ma non fa presa nella Cdu

Annegret Kramp Karrenbauer è la candidata più vicina ad Angela Merkel.
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L'ACCOGLIENZA NON RIPAGA LA CDU

La 56enne segretaria della Cdu sarebbe la candidata naturale alla successione a Merkel. Suo braccio destro da anni e sotto la sua ala, Kramp-Karrenbauer ha ribadito l'accoglienza dei richiedenti asilo come un punto fermo dei cristiano-democratici, in linea con quell'ala dei cattolici e protestanti tedeschi che la considera imprescindibile carità cristiana e che, in Assia come poche settimane prima in Baviera, in contrasto con lo spostamento a destra delle politiche di Cdu e Csu ha votato Verdi come tanti socialdemocratici. Peccato che una parte maggiore dei conservatori di Merkel migri verso l'estrema destra di AfD (nei sondaggi al 15%) e verso movimenti populisti come i Liberi elettori in Baviera (balzati dal 3% al 12%) e che Spahn strizzi l'occhio a entrambi.

LO SQUALO ROTTAMATORE SPAHN

Entrato a 15 anni nei vivai della Cdu, Spahn ha bruciato tutte le tappe e, dal crollo dei conservatori alle Legislative del 2017, si pone come il volto nuovo del partito, l'uomo giusto al momento giusto che non non smette di ricordare come l'estate del 2015 (quella del sì al milione di richiedenti asilo) sia stata il suicidio politico della cancelliera. «La questione dei migranti è l'elefante nella stanza», ha chiosato il ministro dell'esecutivo in un'intervista recente, «se non ne parliamo non andiamo da nessuna parte». E per Spahn – giovane gay ultra-cattolico, scuole religiose e un passato anche da apprendista banchiere – parlarne equivale, come per il ministro dell'Interno Horst Seehofer, leader della Csu e altro grosso rivale di Merkel, a chiudere le porte e i cordoni della borsa della Germania.

Il falco populista Jens Spahn.
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Ho sempre assolto l'incarico di cancelliera con dignità e con dignità voglio lasciarlo

Angela Merkel

IL SALVINI TEDESCO STA CON LA BUNDESBANK

Il discorso vale anche per l'Italia e per gli altri Paesi Ue indebitati. Spahn è vicino al mondo delle banche e in particolar modo al capo della Bundesbank Jens Weidmann, con Schäuble ministro delle Finanze è stato sottosegretario con deleghe al controllo del budget tedesco e tra gli incaricati per quello dell'Ue. Spahn si oppone con intransigenza a politiche economiche espansive, anche se in Germania viene etichettato più come un «populista» simile a Salvini più che a un rigorista dell'ortodossia. «Un nuovo capo della Cdu non equivale a un nuovo cancelliere», mettono le mani avanti i moderati del partito, in fondo Merkel ha già rotto il tabù. Anche il governatore del Nord Reno-Westfalia Armin Laschet, tra i vice della cancelliera nella Cdu, richiama contro la «deriva a destra». Posto che sia ancora possibile fermarla.

CAOS TRA CANDIDITATI E PRIME PRIMARIE

Merkel ha scelto il passo di lato, dopo mesi di triste deterioramento di potere, mentre attorno a lei i nemici – vecchi e nuovi – si moltiplicavano. Deve essere stato molto difficile decidere forse l'inevitabile: «Non sono nata cancelliera e ho sempre assolto il mio incarico con dignità. Con la stessa dignità intendo lasciarlo», ha commentato. Si apre un vuoto pericoloso, con la Cdu di fronte a molti punti interrogativi: per la prima volta i competitor alla successione sono più di due e potrebbero aumentare. Per la prima volta nel partito si pensa di chiamare la base degli iscritti a scremarli nelle primarie. Poi si dovrà approvare la dirigenza, o viceversa, lo statuto non lo esclude, ma finora il problema non si era posto. Neanche dopo la caduta di Kohl.

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