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Politica
5 Novembre Nov 2018 1841 05 novembre 2018

I numeri del rischio idrogeologico e le opere necessarie a ridurlo

Per mettere in sicurezza il Paese occorrono 9.400 interventi. Ma solo nell'11% dei casi esiste un progetto esecutivo. La situazione fotografata dal dossier 2017 Italiasicura e Ispra. 

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Per provare a mettere in sicurezza l'Italia da frane e alluvioni e ridurre il rischio idrogeologico sono indispensabili quasi 9.400 opere, tutte indicate dalle Regioni e tutte censite nelle mappe del rischio (leggi anche: Cosa sta facendo l'Ue per i danni del maltempo). Ma il problema non sono, solo, i soldi: solo per l'11% di questi interventi esiste un un progetto esecutivo. La situazione è fotografata nel Piano nazionale di opere ed interventi e il Piano finanziario per la riduzione del rischio idrogeologico, un dossier di oltre 600 pagine realizzato un anno fa da 'Italiasicura' (la struttura voluta da Palazzo Chigi all'epoca dei governi Renzi-Gentiloni e ora chiusa) in cui sono indicate, appunto, le 9.397 opere ritenute necessarie, per un fabbisogno complessivo di 27 miliardi . Italiasicura, creata da Matteo Renzi nel 2014, era una struttura di missione alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi ed è stata cancellata - come Casa Italia (leggi anche: cos'è)- dal governo giallo-verde che ha trasferito al ministero dell’Ambiente i compiti in materia di «contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche».

Perché queste opere siano necessarie lo spiegano bene i numeri: negli ultimi 70 anni - dice ancora il dossier aggiornato all'anno scorso - si sono contati oltre 5.553 morti in quasi 2.500 comuni sparsi in 20 regioni, mentre ogni anno vengono risarciti danni a infrastrutture pubbliche, abitazioni e aziende per 3,5 miliardi. Ma non solo. Dai numeri contenuti nell'edizione 2018 del rapporto dell'Ispra sul Dissesto idrogeologico in Italia, pericolosità e indicatori di rischio emerge che il 12,5% del territorio nazionale è a pericolosità idraulica elevata (12.405 km quadrati, il 4,1%) e media (25.297 kmq, l'8,4%), con Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto in cima alla classifica delle regioni più a rischio. Il 91% dei comuni - 7.275 - sono in un'area a rischio frana (molto elevata e elevata) e/o a rischio idraulico medio. Il 2,2% della popolazione, inoltre, risiede in aree a rischio frane elevate e molto elevate (1.281.970 abitanti), mentre più di 8 milioni di italiani vivono in aree a pericolosità idraulica elevata e media (leggi anche: la mappa dell'abusivismo in Italia).

INDIVIDUATI 9 MILIARDI FINO AL 2023

Dei 27 miliardi per realizzare le 9.397 opere il governo ne aveva individuati 9 fino al 2023. I cantieri per 1.337 interventi, con un investimento pari a 1 miliardo e 409 milioni, sono partiti: riguardano interventi previsti dal 2000 al 2014 che erano finanziati ma sono rimasti bloccati. Ed è partito anche il piano per le aree metropolitane, che prevede in sette anni investimenti per 654 milioni, di cui 114 già spesi nel 2017. Riguardano i lavori nelle aree più a rischio, con maggiore concentrazione demografica: dalle opere sul Seveso a Milano a quelle sul Bisagno a Genova fino agli interventi sull'Arno a Firenze. Quest'anno il piano prevedeva investimenti per 127 milioni e nel 2019 per 145.

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