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mambo
5 Novembre Nov 2018 0920 05 novembre 2018

Perché questa sinistra non può guidare il fronte anti-Salvini

Troppi i fallimenti, troppe le risse miserabili, troppe le facce già viste. Hanno ragione Gruber e Cacciari. Ora serve una classe dirigente che deve apparire lontana mille miglia dalla vecchia nomenklatura.

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È innegabile che vi sia una reazione nella società, purtroppo ancora lenta e non di massa, di fronte al governo giallo-verde. Buona parte del prezzo lo pagano i 5 stelle. Pagano diversi errori. Un personale politico al di sotto di ogni più nera previsione, a cominciare dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, l’aver preteso ministeri economici e il premierato che si sono rivelati boomerang, aver lasciato a Matteo Salvini il dominio delle tematiche securitarie, peraltro assecondandolo, e la politica estera. In pochi mesi il Movimento 5 stelle appare a molti suoi elettori improvvisamente vecchio, con gli stessi difetti dei vecchi partiti contro i quali aveva chiamato alla rivolta. Salvini ha scelto la strada di indicare una prospettiva nella nuova destra nella ventata nera che sconvolge il mondo, nella resurrezione di un linguaggio fascistizzante, nel tenere appeso a un filo un alleato sempre più mortificato.

Di fronte a tutto questo, cioè di fronte a un inizio di reazione contraria appena agli inizi ma visibilissima, al cedimento dei 5 stelle, all’avanzata di una destra che si libera di tutte le vesti moderate e vien fuori al naturale, dobbiamo registrare un calo di voti a sinistra, penso al Pd, e una lenta scomparsa di altri partiti che avrebbero dovuto rifondare l’universo. Si dice: è la prova provata che la sinistra è vecchia. Direi: è la prova provata che la sinistra ha bisogno di essere rovesciata come un guanto e che ha bisogno di personaggi diversi. Lilli Gruber che fa quell’appello accorato da Fabio Fazio per l’Europa e Massimo Cacciari che si incazza suscitando empatia nel mondo della sinistra dicono una cosa precisa: serve una classe dirigente che può avere 20 anni o 70 ma che deve apparire lontana mille miglia dalla vecchia nomenklatura, dai suoi tormenti, dalle sue risse, dal suo protagonismo.

SERVE UN'AREA DEMOCRATICA CHE ASCOLTI LE CLASSI INTERMEDIE

Non penso che il Pd sia una cosa da buttare. Resistere con cifre analoghe a quelle di altri partiti socialisti europei non è poca cosa. Vuol dire che una parte di popolo non schioda. Ma perché in Spagna, in Portogallo, con i verdi tedeschi le cose vanno meglio? Vanno meglio perché parole diverse vengono pronunciate da voci diverse. E poi c’è una specificità del caso italiano. Qui il socialismo e il comunismo non hanno prodotto il Grande Cambio. Qui si sente forte la necessità di un a sinistra che faccia quel che non può fare la destra, cioè l’attacco alle rendite, ai furbetti, ai nullafacenti, alle imprese che non rispettano il mercato. E c’è bisogno di un’area democratica che sappia cogliere i segni di disagio e di rivolta nelle classi intermedie, quelle che non seguiranno mai Marcello Foa o Giulietto Chiesa, quelle che si allarmano per Bolsonaro, quelle che sognano società aperte e regolate (leggi anche: Il governo giallo-verde e la politica di Bolsonaro a confronto).

LA SINISTRA FACCIA UN PASSO INDIETRO

In questa fase storica la sinistra che conosciamo ha perso il diritto a guidare il rassemblement che dovrà cacciare la destra. Troppi fallimenti, troppe risse miserabili, troppe facce già viste. Bisogna che chi ama la sinistra, chi pensa a prospettive più radicali per l’economia e per l’assetto sociale sappia dire al mondo moderato borghese, vittima della vendetta sovranista e populista: tira fuori tu idee e leader (consiglio a chi vuol capire come ragiono il bel libro, appena pubblicato, del professor Fiocco su Togliatti, Il realismo della politica, Carocci editore).

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