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Politica
6 Novembre Nov 2018 1258 06 novembre 2018

Cosa dice l'appello dei sei studiosi tedeschi citato da Savona

Il ministro per gli Affari europei in una lettera al Sole 24 Ore ricorda il documento firmato anche da Habermas per il futuro dell'Ue e della Germania. Ecco il testo. 

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In una lettera al Sole 24 Ore il ministro per gli Affari europei Paolo Savona difendendo il documento che ha inviato a Bruxelles il 12 settembre - Una Politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa - cita, traducendone ampi stralci, l'appello firmato da Hans Eichel, Jurgen Habermas, Roland Kock, Friedrich Merz, Bert Rurup e Brigitte Zypries pubblicato su Handelsblatt il 25 ottobre. I sei studiosi esprimono la loro preoccupazione circa il futuro dell'Europa e della Germania e sostengono, ricorda il ministro italiano, che l'Unione europea «è qualcosa in più di un progetto economico: è un progetto culturale, un innalzamento del livello di civiltà che il mondo ci invidia».

Ecco l'appello.

Dopo i 55 milioni di morti causati dalla Seconda Guerra mondiale, dopo secoli di guerre nazionaliste e imperialiste che hanno lasciato l'Europa in rovina, i popoli e i governi nazionali di tutto il continente hanno finalmente capito che l'unità europea era l'unico modo per fermare questa follia. Immanuel Kant ebbe questa visione nel 1795, 150 anni prima del secondo conflitto mondiale, nel suo trattato filosofico Per la pace perpetua (Zum ewigen Frieden). E, infine, i leader europei decisero di trasformarla in realtà. Nei decenni successivi sono stati creati il mercato comune, la Comunità europea e l'Unione europea, seguiti dalla moneta comune. Le dittature sono cadute e la democrazia è prevalsa.

Un'Europa senza frontiere interne è diventata realtà: ogni cittadino europeo può cercare lavoro in qualsiasi Paese membro. Gli imprenditori sono liberi di avviare business in qualsiasi luogo. Possiamo comprare e vendere beni senza tariffe aggiuntive. I servizi possono essere offerti ovunque. E c'è di più. I giovani europei possono formarsi in qualsiasi università in Europa. E, come tutti noi, possono sperimentare la diversità culturale europea e i valori e le tradizioni comuni che ne sono alla base. Cerchiamo di essere chiari: il nostro continente non aveva mai sperimentato 73 anni di pace in tutta la sua lunga storia. Queste sono le grandi conquiste dell'Unione europea. È molto più di un semplice progetto economico: è un progetto culturale, un salto di civiltà che il mondo intero ci invidia.

Eppure tutto questo è in pericolo. Il nazionalismo sta nuovamente rialzando la sua brutta testa in tutta Europa. La solidarietà sta cedendo all'egoismo, come se stessimo dimenticando ciò che le generazioni prima di noi hanno imparato dalla Storia. All'esterno dell'Ue, Donald Trump, Russia e Cina stanno mettendo alla prova l'unità dell'Europa, la nostra volontà di essere uniti per i nostri valori, di difendere il nostro modo di vivere. A questo c'è solo una risposta: solidarietà. Ciò significa opporsi sul piano interno al nazionalismo e all'egoismo ed esteriormente mostrare unità e condivisione di sovranità. E questa è la risposta che i cittadini europei, cioè ognuno di noi, devono dare ora. Soli come tedeschi, come francesi, come italiani, come polacchi, siamo troppo deboli. Solo insieme possiamo affermarci nel XXI secolo. Vogliamo che l'Ue protegga il nostro modo di vivere e crei benessere per tutti. Vogliamo che l'Europa difenda la democrazia, i diritti umani e la solidarietà globale nella lotta per la conservazione delle risorse naturali. Ora dobbiamo fare passi grandi e audaci. Arrabattarci di crisi in crisi, come abbiamo fatto ultimamente, mette a rischio tutti i risultati che abbiamo raggiunto.

UN ESERCITO PER L'EUROPA

Per evitare questo, riteniamo che l'Europa dovrebbe lavorare per approfondire l'integrazione della sua politica estera e di sicurezza passando al voto a maggioranza. L'Europa dovrebbe anche lavorare per raggiungere l'obiettivo di un esercito comune europeo. Questo non comporta un aumento della spesa (i Paesi europei membri della Nato spendono in difesa già il triplo della Russia). Ciò di cui abbiamo bisogno è superare le politiche di difesa su scala ridotta degli Stati nazionali. In questo modo potremmo aumentare la potenza militare senza costi aggiuntivi. Inoltre, poiché non siamo più inclini a farci la guerra l'uno contro l'altro in Europa, non avremo più bisogno degli eserciti nazionali. E poiché le forze armate europee non sono dirette contro nessuno, la creazione di un esercito europeo dovrebbe procedere parallelamente al controllo degli armamenti e alle iniziative di disarmo.

Germania e Francia insieme devono coinvolgere i Paesi fondatori dell'Ue, la Polonia e gli Stati baltici fin dall'inizio. Ma questa iniziativa deve essere aperta a tutti i membri dell'Ue che perseguono lo stesso obiettivo, e cioè molti, e forse tutti, i Paesi. Questo è il modo in cui dovremmo mostrare al mondo che siamo uniti, che non falliremo e che non ci lasceremo indebolire e dividere. Mostreremo agli altri Paesi che l'Europa è un partner alla pari nel perseguimento di politiche pacifiche che mirano a un giusto equilibrio di interessi e alla conservazione delle risorse naturali sul nostro Pianeta. Tuttavia, l'Europa può essere credibile solo se è unita. La zona euro, il centro e l'area più avanzata del progetto unitario, è fragile. Tutti lo sanno. L'improvvisazione mette la zona euro a rischio di non sopravvivere alla prossima crisi finanziaria. E questo porterebbe l'Europa indietro anche in molti altri settori. Una moneta comune porta benefici a tutti: promuove lo scambio attraverso le frontiere interne. Protegge dagli attacchi speculativi all'interno di un'area economica forte. Una moneta comune richiede a tutti di pensare in termini di salari e prezzi non più a livello nazionale, ma in un contesto europeo.

I sei firmatari della lettera all'Handelsblatt. Da sinistra, Rürup, Habermas, Koch, Merz, Eichel, Zypries.

SUSSIDIO EUROPEO DI DISOCCUPAZIONE

Tuttavia, una moneta comune implica anche una politica monetaria comune. Ciò potrebbe indebolire i Paesi più deboli e rafforzare ulteriormente quelli più forti. Quindi la nostra politica monetaria richiede stabilizzatori in grado di mitigare e compensare questi risultati. E questo richiede uno sforzo da parte di tutti.

Al tempo del marco tedesco, la Germania ha creato stabilizzatori per compensare i diversi effetti della valuta nazionale sulle diverse regioni e classi sociali del Paese: sussidi di disoccupazione, assicurazione sanitaria, equiparazione del sistema federale e locale e un sistema di responsabilità congiunta per i debiti di tutte le autorità locali, per citare alcuni punti. L'obiettivo era armonizzare gli standard di vita in tutto il Paese. L'Unione economica e monetaria europea manca ancora di questi strumenti anche se alcuni sono necessari per unire l'eurozona.

Esortiamo il governo tedesco ad adottare misure coraggiose, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, per rafforzare l'unione economica e monetaria. È necessario avviare politiche che portino a una maggiore convergenza economica in tutta l'Ue ed evitare ulteriori allontanamenti. Abbiamo bisogno di una politica di bilancio per la zona euro, che ne garantisca la coesione e la sostenibilità. Abbiamo anche bisogno di una politica comune del mercato del lavoro, che includa eventualmente un sussidio di disoccupazione su scala europea. Solo allora renderemo credibile l'unità europea.

NON VANNO EVITATI SERVERI COMPROMESSI

Per questo, tuttavia, dobbiamo essere pronti ad accettare severi compromessi, compresa la disponibilità tedesca a fornire maggiori contributi finanziari. I padri fondatori dell'Europa, incluso l'ex cancelliere Konrad Adenauer, sapevano che l'unità europea avrebbe potuto avere successo solo se la differenza di ricchezza tra i Paesi non fosse stata eccessiva. Sapevano che le Regioni più deboli, oltre ai propri sforzi, avrebbero avuto bisogno per recuperare il ritardo dell'aiuto da parte di quelle più forti. Erano consapevoli che l'unità europea è anche una promessa di prosperità per tutti i cittadini, finanziata dal dividendo della pace. Anche Helmut Kohl lo sapeva e agiva di conseguenza. E anche per questo ha servito bene la Germania. L'Europa sarà ciò su cui gli europei sono d'accordo, altrimenti non sarà per nulla. Ciò che rende l'Europa forte rafforza tutti gli europei; ciò che indebolisce l'Europa indebolisce tutti gli europei.

Coloro che vogliono rafforzare la democrazia europea devono rafforzare le istituzioni europee, in particolare il parlamento europeo. Questo è sempre stato l'obiettivo della Germania. Deve essere chiaro. Un'Europa unita può rappresentare un baluardo per la pace mondiale. Un'Europa unita sarebbe in grado di influenzare gli Stati Uniti e la Cina perché adottino un approccio più moderato nel conflitto commerciale che si apprestano a combattere in modo da evitare disastri. Questo è ciò che la Germania voleva dopo la Seconda Guerra mondiale. Ecco perché il preambolo della Costituzione tedesca recita: «Consapevole della propria responsabilità davanti a Dio e agli uomini, animato dalla volontà di servire la pace nel mondo in qualità di membro di eguale diritti di un'Europa unita, il popolo tedesco ha adottato, in forza del suo potere costituente, questa Legge fondamentale». Parliamo seriamente dell'intento della nostra Costituzione, ora. L'attuale governo ha annunciato all'inizio del suo programma un «nuovo inizio per l'Europa». È ora di fare sul serio.

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