Elezioni Midterm Usa
Elezioni di midterm negli Usa
Analisi Midterm Usa
BASSA MAREA
7 Novembre Nov 2018 1048 07 novembre 2018

Quello che ci hanno fatto capire le midterm Usa

L'America ha dato un avvertimento a Trump. Ma il presidente rimane ancora saldo al potere. Mentre politicamente gli Stati Uniti sono sempre più polarizzati e più inclini allo scontro che alla mediazione.

  • ...

L’America ha dato a Donald Trump un avvertimento, ma il più contestato e controverso presidente dopo Richard Nixon (riabilitato post mortem) rimane in sella, e con una base che non consente per ora di escludere una sua rielezione nel 2020. L’avvertimento è non solo nella riconquista sia pure per pochi seggi della Camera da parte dei democratici, dopo otto anni di dominio repubblicano, ma anche in alcuni risultati locali come il ritorno ai demi, sostanzialmente, del cruciale Midwest settentrionale con i governatori di Illinois e Michigan. Un’economia in forte crescita, con posti di lavoro ai massimi e salari in aumento non ha impedito la perdita della Camera e non ha consentito ai repubblicani e al presidente di uscire dallo stato di inferiorità quanto a voto popolare su scala nazionale. Se non c’è stata la grande onda blu (democratica) capace di spazzare Washington, neppure si è radicata anzi si è indebolita la marcia dell’America rossa (cioè repubblicana) arrivata del resto alla Casa Bianca, con Trump, per un soffio.

Trump però perde, in queste sue prime elezioni di metà mandato, in misura analoga alla media storica dei presidenti, con un totale di 30 (circa) seggi in meno tra i forse 33 ceduti alla Camera e i tre presi in più dai repubblicani al Senato). Mediamente i suoi predecessori ugualmente perdevano alle midterm 30 seggi e Barack Obama ne dovette cedere alla Camera nel 2010 ben 63, il peggior risultato da 70 anni. Un mantenimento della maggioranza repubblicana alla Camera, sia pure per due o tre seggi, sarebbe stato, data la controversa personalità del presidente e varie sue politiche, un fatto di proporzioni eccezionali e davvero preoccupanti.

PER I DEMOCRATICI UNA CAMPAGNA ELETTORALE PRUDENTE

Tutti stanno cantando vittoria, e i democratici con voce più forte dei repubblicani, naturalmente, e con ragione. La conquista della Camera consentirà infatti un’azione ben più incisiva sulle politiche di spesa e tassazione, dove i deputati hanno più potere dei senatori, e un maggiore controllo in politica interna sulla Casa Bianca. I repubblicani, con il Senato ancor più saldamente in mano, potranno invece continuare a confermare nomine conservatrici alla Corte Suprema e decidere a loro favore numerose altre cose.

Nonostante la forte presenza mediatica di candidati espressione della sinistra del partito democratico, sostanzialmente quella seguita è stata una strategia elettorale prudente e che ha badato al sodo. Relativamente pochi gli appelli ai temi più vistosi dell’agenda progressista, insistente in tutti gli Stati invece, da parte dei democratici, la difesa della Sanità e la tutela nella sottoscrizione e nell’utilizzo delle polizze di assicurazione per chi abbia già condizioni di salute precarie, e che le compagnie tendono a penalizzare o a scartare, anche dopo l'Obamacare.

PER IL NYT TRUMP NON HA VINTO MA NEMMENO HA PERSO

«Ho mantenuto le promesse», è stato lo slogan con cui Trump, soprattutto negli ultimi frenetici 20 giorni di campagna, ha trasformato questo voto in un referendum su se stesso, spesso ignorando nelle dozzine di incontri e comizi, al ritmo di due o tre al giorno, i temi locali sui quali i vari candidati giocavano gran parte della campagna. Non ha vinto, ma nemmeno ha perso malamente. «Mantenendo il solido supporto della sua base conservatrice negli Stati a dominio repubblicano», ha scritto il New York Times, «Trump ha rafforzato il dominio del suo partito al Senato e ha aumentato la presa repubblicana su alcuni Stati in bilico (swing states) che saranno cruciali per la sua rielezione, tra questi la Florida e l’Ohio dove il partito ha mantenuto i governatori».

Donald Trump.

Le perdite alla Camera sono venute soprattutto dai sobborghi dei grandi centri urbani, che hanno contribuito a inviare a Washington un numero eccezionale di donne, per la prima volta nella storia della Camera saranno più di 100, e dove gli eccessi trumpiani negli attacchi agli immigrati e altre intolleranze hanno stancato. I democratici sono così riusciti a guadagnare voti che il Nyt definisce «più a disagio con Trump che a lui ostili”» e che non necessariamente lo vedono come «una minaccia alla democrazia americana». Ma hanno visto con favore una Camera messa in grado di controllarlo assai meglio.

Difficilmente si parlerà di impeachment. A meno che non vengano rivelate grosse novità incontrovertibili su comportamenti inaccettabili del presidente e della sua squadra

Per il Partito repubblicano un problema è che questa tornata elettorale, già a partire dalle primarie, ha quasi del tutto cancellato la figura del repubblicano moderato, già in crisi da tre decenni, e ha reso il partito più a immagine e somiglianza di Donald Trump. A Washington quindi ci saranno due squadre attrezzate più per lo scontro che per la mediazione. Il timore è quello di un’America ancor più polarizzata. Anche se, lo ha detto la stessa Nancy Pelosi che torna alla presidenza dell’assemblea come leader della maggioranza democratica, difficilmente si parlerà di impeachment. A meno che non vengano rivelate grosse novità incontrovertibili su comportamenti inaccettabili del presidente e della sua squadra, soprattutto sul fronte di quello che viene chiamato il Russiagate, o sul mistero che ancora avvolge la storia di Donald Trump contribuente del fisco americano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso