Molestie Confcommercio Carlo Sangalli Francesco Rivolta
Politica
7 Novembre Nov 2018 1255 07 novembre 2018

Le carte della guerra in Confcommercio tra Sangalli e Rivolta

ESCLUSIVO. Dopo le accuse di molestie di una ex segretaria al presidente, il direttore generale attacca: «Intento ritorsivo dietro il mio licenziamento e gravissima violazione dello Statuto». I documenti.

  • ...

Una vicenda di presunte molestie che si intreccia con un licenziamento in tronco, ipotetici ricatti e scambi di accuse al vetriolo. È il caso che ha travolto Confcommercio, l'organismo di rappresentanza delle imprese che operano nel settore terziario (commercio, turismo e servizi) e ha coinvolto in particolare il suo presidente Carlo Sangalli e il direttore generale (ormai definibile ex) Francesco Rivolta. La storia è culminata in uno scontro tra i due finito per vie legali: Lettera43.it è in grado di pubblicare le carte del botta e risposta.

GLI SMS DELLA DONNA PARLANO DI «ATROCE ATTENZIONE SESSUALE»

Ma da cosa nasce tutto? Da una donazione di 216 mila euro fatta da Sangalli a favore di una sua ex segretaria che lo ha accusato di averla molestata tra il 2011 e il 2012. Sangalli ha presentato una denuncia per diffamazione ed estorsione puntando il dito contro «una precisa regia» e si è proclamato innocente: «Ma era impossibile difendermi, per questo ho ceduto alle richieste di soldi». La donna in alcuni sms pubblicati dal Corriere della sera scriveva di essere arrivata a «vomitare spesso nel bagno dell’ufficio, ad avere uno stress tale da dover ricorrere per due volte al pronto soccorso per tachicardia e pressione altissima». Tutta colpa di una presunta «atroce attenzione sessuale», secondo la versione della segretaria, «diventata giorno dopo giorno una vera e propria ossessione».

Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.
Ansa

IL DIRETTORE GENERALE CONTESTA IL SUO SILURAMENTO

La donna sarebbe stata trasferita poi nell’ufficio del direttore generale Rivolta, tra l'altro testimone dell'atto di donazione di fronte al notaio. E ora è stato licenziato. Nella lettera al Consiglio Confederale con cui contesta la decisione, Rivolta parla di «stampo padronale» delle azioni della presidenza, ricordando un «attacco volgare e immeritato» e parlando di «provocazione che ha toccato il fondo». La sua cacciata viene definita una «gravissima violazione del nostro Statuto», «con abuso del proprio ruolo e responsabilità» da parte di Sangalli, che avrebbe avuto un chiaro «intento ritorsivo» e non aveva «il potere di sopprimere la figura statutaria della direzione generale». Non solo infatti Rivolta è stato silurato: proprio il ruolo di dg è stata del tutto cancellata con «redistribuzione delle funzioni nelle posizioni di lavoro già esistenti». Il benservito è arrivato senza preavviso, impedendo quindi a Rivolta di «porre in essere alcun passaggio di consegna». Per il 14 novembre 2018 è stato fissato un Consiglio direttivo che sa di resa dei conti. Ecco i documenti completi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso