Elezioni Midterm Usa
Elezioni di midterm negli Usa
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Politica
7 Novembre Nov 2018 1533 07 novembre 2018

E ora Trump potrebbe aprire ai democratici

Il rischio di una paralisi istituzionale dopo le midterm c'è. Però dal protezionismo economico anti-cinese fino alla riforma infrastrutturale, sono tanti i dossier con cui il presidente americano può tendere la mano all'Asinello.

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Le elezioni di metà mandato si sono concluse con un pareggio. I democratici sono riusciti ad ottenere la Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani hanno mantenuto il controllo del Senato. Uno scenario non poi così inedito. La presenza di un Congresso spaccato in due non è infatti una novità nella storia americana. L’ultima volta che si verificò una situazione simile fu nel 2010, quando i democratici conquistarono il Senato, mentre i repubblicani ottennero la Camera dei Rappresentanti. Solitamente questo stato di cose prelude a periodi di paralisi politico-istituzionale, con le camere in guerra reciproca e il presidente americano con le mani legate, ridotto alla proverbiale “anatra zoppa”.

Del resto, è principalmente questo il pericolo che attualmente corre Donald Trump. È infatti abbastanza probabile che la Camera democratica cercherà in tutti i modi di mettergli i bastoni tra le ruote su svariate questioni: a partire dalle tasse e dalla linea dura in materia di immigrazione clandestina. Ma non è tutto. Perché l’esito elettorale delle midterm rende (almeno tecnicamente) ancora attuabile l’eventualità di un processo di impeachment ai danni del presidente. Una strada che, per quanto destinata a risolversi in una bolla di sapone, potrebbe paralizzare l’azione amministrativa della Casa Bianca addirittura per mesi.

I DEMOCRATICI ANCORA TROPPO DIVISI AL LORO INTERNO

Se il presidente piange, tuttavia i democratici non ridono. Non solo perché l’ “onda blu” da molti preconizzata alla fine non si è verificata. Ma anche perché l’Asinello risulta al momento diviso da numerose lotte intestine. Si pensi solo all’elevato grado di contestazione che sta subendo la leader della minoranza alla Camera, Nancy Pelosi, da parte di alcuni settori del suo stesso partito. O allo scontro interno sulla riforma sanitaria: con la sinistra che chiede un sistema sanitario universale e i centristi che guardano alla cosa con non poco sospetto e scetticismo. Senza poi dimenticare che, anche sull’eventualità di un impeachment contro Trump, i democratici risultino al momento tutt’altro che compatti: molti temono infatti un effetto boomerang simile a quanto accadde ai repubblicani con Bill Clinton nel 1999. Ragion per cui non è affatto detto che, almeno nei prossimi mesi, l’Asinello sarà in grado di esprimere una linea politica chiara e coerente.

Bernie Sanders e Hillary Clinton.

Inoltre, non bisogna dimenticare che sono alla fine i repubblicani a mantenere il controllo della camera più importante: almeno per quanto riguarda la magistratura. È infatti esclusivamente il Senato che costituzionalmente si occupa di confermare i giudici nominati dal presidente. Ed è sempre esclusivamente il Senato a votare sull’eventuale colpevolezza di un Commander in Chief messo in stato d’accusa. In virtù di tutto questo, è allora chiaro che Trump e i repubblicani avranno non solo la possibilità di continuare a spostare a destra le corti federali ma anche la facoltà di respingere un eventuale processo di impeachment.

TRUMP POTREBBE APRIRE AI DEM SU DOSSIER SPECIFICI

Se la paralisi politica sembra effettivamente dietro l’angolo, bisogna comunque fare attenzione ai facili automatismi. Perché, alla fine, non è affatto escludibile possa verificarsi una collaborazione tra le parti avverse. Certamente una simile ipotesi sembra improbabile. Ma, in realtà, lo è meno di quanto possa apparire a prima vista. Contrariamente a quello che spesso si dice, Donald Trump non è esattamente una figura politica di estrema destra. Si tratta infatti di un profilo profondamente trasversale che, su alcune questioni dirimenti, è più vicino alla sinistra democratica che al reaganismo dei repubblicani. Si pensi per esempio che, nei mesi scorsi, svariati senatori dell’Asinello abbiano plaudito al suo protezionismo economico anti-cinese. Senza poi dimenticare la riforma infrastrutturale: un tema su cui Trump dice in definitiva cose molto simili a quelle sostenute dal candidato socialista, Bernie Sanders, nel corso della campagna elettorale del 2016.

Donald Trump.
ANSA

Ecco: in virtù di questo, non è da escludere che il presidente possa tendere la mano agli avversari dem. Almeno su alcuni dossier specifici. Una possibilità che, paradossalmente, potrebbe favorire tutti gli attori in gioco. Da una parte, Trump avrebbe infatti la possibilità di isolare quelle frange repubblicane più tradizionali con cui non è mai andato granché d’accordo. I democratici, dall’altra, potrebbero cogliere l’occasione per abbandonare l’ostruzionismo settario degli ultimi due anni e – pur non rinunciando a una legittima opposizione – evitare che gli Stati Uniti piombino nello stallo istituzionale. Una strada che – chissà – potrebbe anche premiarli in vista delle presidenziali del 2020. Perché alla fine è su questa delicatissima via che l’America si gioca il suo futuro.

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