Prescrizione Sciopero Penalisti (2)
Politica
8 Novembre Nov 2018 1428 08 novembre 2018

I penalisti in sciopero contro la riforma della prescrizione

L'Unione delle Camere penali protesta per le «sciagurate iniziative» sulla giustizia penale. Stop di quattro giorni: dal 20 al 23 novembre.

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Contro le «sciagurate iniziative» dell'attuale maggioranza di governo sulla giustizia penale, a cominciare dalla riforma della prescrizione, l'Unione delle Camere penali ha proclamato quattro giorni di sciopero, da martedì 20 a venerdì 23 novembre. L'annuncio è contenuto in una nota in cui si parla di «controriforma autoritaria della giustizia penale».

«DISSENNATA DERIVAS GIUSTIZIALISTA E POPULISTA»

«Le forze di governo stanno dimostrando di voler pervicacemente perseguire, attraverso l'adozione di ulteriori iniziative parlamentari, l'obiettivo della abrogazione della prescrizione, addirittura iscrivendola in una minacciosa prospettiva di generale riforma del processo, le cui premesse sloganistiche sono già sufficienti a dare il segno di una dissennata deriva giustizialista e populista», è il messaggio inviato dai penalisti. «E ciò senza alcun confronto con la comunità dei giuristi che nel suo insieme ha espresso la contrarietà a tale modo di operare». Nel mirino dell'Ucpi c'è anche la riforma della legittima difesa che evoca la «legittimità di forme di giustizia privata» e del giudizio abbreviato, con cui non potranno più essere definiti i procedimenti per reati puniti con l'ergastolo: un intervento che «tende ancora una volta ad individuare nel processo uno strumento di vendetta sociale». E infine, il decreto Sicurezza, che contiene una «svolta autoritaria» con l'abolizione della «protezione umanitaria» e il trattenimento prolungato nei centri di permanenza. «Denunciare la svolta illiberale che si intende imprimere al processo penale» è dunque l'obiettivo della protesta, nel cui ambito si terrà il 23 novembre una manifestazione nazionale a Roma.

CSM E ANM DANNO L'OK AL PERCORSO: «VALUTAREMO LE RIFORME»

«È giusto che il tema della prescrizione sia trattato in un quadro organico di riforma del processo. Fare un semplice intervento sulla prescrizione sarebbe stato riduttivo», ha commentato il vicepresidente del Csm, David Ermini. «Siamo pronti a dare un parere sull'anticorruzione», in cui è inserita la riforma della prescrizione, «e anche sulla riforma del processo. Immagino che il ministro ce lo chiederà». Una posizione analoga a quella che ha espresso l'Anm: «Abbiamo sempre detto che la modifica della prescrizione si deve fare insieme a una riforma più ampia e complessiva del processo penale e lo abbiamo ribadito più volte in questi giorni. Ora il governo appare orientato ad operare nel percorso da noi sempre sostenuto, quello di non lasciare isolata la modifica della prescrizione che, di per sè, non sarebbe affatto utile. A questo punto, però, attendiamo di vedere quali saranno i progetti di riforma», h detto il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Francesco Minisci.

RISSA SFIORATA IN COMMISSIONE

L'intesa trovata nel vertice a Palazzo Chigi prevede che la riforma della prescrizione entri nel ddl anticorruzione ma anche che slitti di un anno, entrando in vigore da gennaio del 2020. Dopo cioè la riforma del processo penale che, ha spiegato il ministro della Giustizia Bonafede «sarà approvata entro dicembre 2019. Abbiamo concordato sul fatto che la prescrizione, per funzionare, deve entrare in un processo breve e con le nuove risorse nella giustizia, stanziate con la manovra, già a regime». Nel frattempo nelle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia, dove le novità sulla prescrizione sono state comunque votate nel ddl anti corruzione, si è sfiorata la rissa, sedata a malapena dai commessi. Le opposizioni contestano che sia stata effettuata la votazione.

DAVIGO: «GLI EFFETTI SI VEDRANNO QUANDO SARÒ MORTO»

Ironico è stato il commento di Piercamillo Davigo, presidente della II sezione penale della Corte di Cassazione ed ex pm di Mani Pulite, che ha ricordato: «La prescrizione è una norma di diritto sostanziale, quindi si applica ai reati commessi dopo l'entrata in vigore della norma. Per questo se ne vedranno gli effetti solo tra molti anni. Vedremo gli effetti quando sarò morto, funzionerà da qui all'eternità».

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