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Politica
9 Novembre Nov 2018 0901 09 novembre 2018

La prescrizione e l’arte dell’italico rinvio

Se c’è una cosa dove siamo imbattibili nel mondo, è quella di buttare la palla avanti, talmente avanti che probabilmente a riceverla non ci saranno più gli stessi giocatori della squadra che l’ha lanciata.

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Fatidica prescrizione. Da sempre, è uno dei temi più divisivi, al punto che nell’affrontarla il governo ha rischiato la rottura. C’erano i grillini che la volevano a prescindere, i leghisti che le consideravano solo la parte di un tutto legata alla riforma del sistema giudiziario. Come si è visto una soluzione all’italiana ha accontentato capra e cavoli: verrà tolta dopo il primo grado di giudizio, ma solo dal 2020. Se c’è un’arte dove siamo imbattibili nel mondo, è quella di buttare la palla avanti, talmente avanti che probabilmente a riceverla non ci saranno più gli stessi giocatori della squadra che l’ha lanciata. Tregua raggiunta, per il momento.

UN DIBATTITO TROPPO POLARIZZATO

La questione suscita considerazioni più generali e di merito. Sgombriamo il campo dalle prime, ovvero dal fatto che oramai, dalla prescrizione alle grandi opere, fino persino ai numeri del bilancio pubblico che essendo matematica non dovrebbero costituire opinione, ci si divide tra apocalittici e integrati. Tertium non datur, non è più possibile affrontare un tema senza schierarsi con l’una o l’altra delle fazioni in campo. Chi invoca dei distinguo o è pusillanime o al servizio di poco nobili interessi e lobby. Ci fu un momento recente della nostra storia in cui il terzismo godette in politica di un qualche credito, ci furono giornali che si fecero paladini delle sue ragioni, ma fu una breve stagione e l’indole rissosa riebbe presto il sopravvento. Eppure mai argomento come quello della prescrizione dovrebbe essere avulso da considerazione di parte, per la sua ambiguità e temo irrisolutezza.

Luigi Di Maio.
ANSA

Che la prescrizione non debba essere motivo di impunità per i colpevoli è lapalissiano, altrettanto che non si debba trasformare in una lunga gogna per il cittadino in attesa di giudizio definitivo. Quello di invocare tempi certi per la giustizia non è dunque uno slogan tra i tanti, ma un fondamentale diritto di ogni società civile e democratica. Di prescrizione si potrebbe più serenamente parlare se ci fosse una legge che delimita la durata dei processi, che semplifica i gradi del giudizio garantendo il rispetto delle prerogative di accusa e difesa, ma l’accumulo di procedimenti arretrati e la cronica carenza di organico rendono l’aspirazione utopica.

IL RINVIO DELLA PRESCRIZIONE CONVIENE A TUTTI

La storia italiana del resto conferma l’ambiguità della questione: ci sono processi durati all’infinito e conclusisi per scadenza dei termini, (i nomi dei protagonisti li sapete), altri che si concludono in tempi lunghissimi con sentenze di assoluzione che rendono tardivamente giustizia all’imputato ma non gli restituiscono gli anni vissuti nell’incubo di doversi difendere da un’accusa rivelatasi poi non veritiera. Sullo sfondo, ma neanche tanto, ci sono anche considerazioni di classe per cui i ricchi si difendono meglio dei poveri, perché si possono pagare gli avvocati migliori, ovvero quelli che possono tirare in lungo i processi al punto da farli decadere. Questo spiega perché il rinvio è la strada che conviene a tutti, anche a costo di intestarsi una plateale ipocrisia. Quella di credere che la messianica riforma del sistema che si attende dalla notte dei tempi metterà tutte le cose a posto, tempo dei processi compreso. Se ne riparla nel 2020.

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