Casaleggio Grillo Dimaio
MAMBO
9 Novembre Nov 2018 1036 09 novembre 2018

Ciò che Grillo e Casaleggio hanno creato, Di Maio distrugge

Il povero Giggino porterà, come la Raggi per Roma o Appenino per Torino, su di sé la maledizione di aver contribuito a demolire ciò che con grande fatica i due padri fondatori del M5s avevano costruito.

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Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si sono inventati un movimento politico come non si era mai visto in Italia. Mentre i partiti, e soprattutto quelli di sinistra, sottovalutavano lo scontento, la rabbia e il rancore crescente nella società, Casaleggio e Grillo lo hanno amplificato dando uno sbocco politico. Nel giro di pochi anni il movimento, diventato suggestivo partito politico, ha preso il primato elettorale e ha preteso, legittimamente, di governare. A quel punto è iniziata la sua disgrazia, ma non nel senso che, come capita sempre ai movimenti di protesta, ha perso colpi una volta costretto a governare. La sua disgrazia è nel gruppo dirigente che Grillo e Casaleggio hanno tirato fuori dal nulla, Casaleggio junior compreso.

I due sono riusciti nel miracolo di scegliere personaggi totalmente privi di qualità. Uno emergeva, il famoso Federico Pizzarotti, e lo hanno cacciato subito. Così è accaduto che nelle città italiane sono state portati sulle poltrone di sindaco persone improbabili. Virginia Raggi è un caso da leggenda. Quando fra cent’anni morirà andrà imbalsamata per ricordo imperituro. Così è capitato nei gruppi parlamentari. Così è capitato al governo.

NON C'È PARAGONE TRA LA CLASSE DIRIGENTE DELLA LEGA E QUELLA M5S

Tutto il contrario della Lega. Il vecchio Umberto Bossi ha tirato su una classe dirigente, prima locale poi parlamentare e di governo, di tutto rispetto. Purtroppo quello meno dotato culturalmente è diventato poi leader. Ma nel suo carisma c’è la storia viva di un movimento vero. I cinque stelle si sono invece affidati a un gruppo di persone al di sotto di ogni livello minimo di capacità. Accade così che in pochi mesi il partito dominante di una coalizione di destra veda il suo partner surclassarlo nei sondaggi fino a superarlo mentre lo stesso partito ex dominante comincia la discesa verso livelli via via più preoccupanti. Il povero Luigi Di Maio porterà, come la Raggi per Roma o Chiara Appenino per Torino, su di sé la maledizione di aver contribuito a distruggere ciò che con grande fatica Grillo e Casaleggio senior avevano costruito.

DI MAIO RIESCE SEMPRE A SBAGLIARE, ANCHE A PORTA VUOTA

Di Maio, si leggeva tempo fa sui social, è il primo napoletano che si è fatto fregare da un milanese. Ma al di là della battuta, è interessante capire come sia potuto accadere che un movimento travolgente che avrebbe potuto scegliere fra tanti competenti sia finito nella mani più insicure o meno adatte a reggere il peso dell’impresa. Di Maio è un giovane d’oggi. Quando negli anni scorsi abbiamo letto intemerate dei vecchi sui giovani (i vecchi hanno sempre parlato male dei giovani) ci siamo soffermati su alcune accuse: bamboccioni, incolti, presuntuosi, figli di mammà. I giovani sono anche altra cosa e ci sono giovani e giovani. Ma l’accusa dei vecchi si è concentrata soprattutto su questi difetti che sembrano tutti riassunti nella figura pubblica di Di Maio (non lo conosco personalmente e non so quanto la figura pubblica coincida con quella privata, ma ho qualche sospetto).

Luigi Di Maio.

Di Maio riesce a sbagliare a porta vuota. Sempre. Sottolineo “sempre”. In questi mesi di governo, tranne la storia dei vitalizi, che una volta scalfiti interessano più nessuno, non ha portato a casa alcunché, anzi ha dovuto ingoiare solo bocconi amari. L’avevano scelto non a caso. Un bel faccino, lingua sciolta, a parte i congiuntivi, sorriso da bravo ragazzo, abiti domenicali, posa democristiana. Molto figlio di mamma e papà. Mai una ragazza a suo fianco, tranne agli inizi, qualche pettegolezzo sulla sua vita privata, la compagnia disastrosa di un amico furbo e rampante come Rocco Casalino, immeritatamente salentino. Per farla breve Di Maio sta riuscendo a distruggere poco alla volta ma costantemente quello che Grillo e Casaleggio, con l’apporto di tanti intellettuali giustizialisti, avevano creato.

IL LEADER PENTASTELLATO E IL RAPPORTO CONFUSO COL POTERE

Eppure era sembrato il più abile e furbo quando si era liberato abbastanza facilmente di quel Alessandro Di Battista, col papa fascistissimo e ingombrante, che aveva maggiore carisma, ambizione letteraria, scilinguagnolo. Di Battista aveva, però, il limite di apparire come uno che fa casino mentre a Grillo e Casaleggio, intesi come family, interessava il piccolo democristiano, bellino come Pier Ferdinando Casini, finto ribelle, un po’ furbino. Invece no. Di Maio è solo bellino come Casini ma non è né ribelle né furbo. Ha solo pensato – e per questa ragione avrebbe potuto essere un leader della sinistra – che una volta arrivato al potere non si venisse più cacciati. Non aveva capito, il poverino, che proprio l’avvento del suo movimento aveva distrutto l’idea che il potere crea potere, mentre invece oggi il potere ti può liquidare se non lo metti sotto una perenne tensione, come fa straordinariamente bene Matteo Salvini.

A me Di Maio fa impazzire quando lo vedo nelle foto dei consessi internazionali (l’ultimo in Cina) compunto, senza una goccia di sudore, un minimo di rossore sulle pallide guance, seduto accanto alle persone più potenti del mondo. Ho conosciuto (ma sarà capitato anche a voi) tanti che avevano la faccia tosta di sentirsi alla pari di chi aveva studiato di più, lavorato di più, o era dotato di una intelligenza superiore. È l’eguaglianza, baby. Di Maio all’eguaglianza ci ha creduto e ha creduto di essere talmente uguale che a un certo punto non si è accorto che lo stavano fregando. E che lo stava fregando un ragazzaccio milanese, disinvolto come pochi, privo di regole di princìpi, un po’ pirla con le donne, che a poco a poco gli ha portato via l’argenteria. Roba da denuncia, prima che il reato vada in prescrizione.

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