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Politica
9 Novembre Nov 2018 1920 09 novembre 2018

A Salsomaggiore va in scena Italia 2030 di Renzi

L'ex premier ha riunito i suoi nella cittadina emiliana. Nessuna nuova corrente, assicura. Solo una due giorni di incontri. Mentre all'esterno del Teatro Nuovo fioccano i selfie. Il reportage. 

  • Alessia Ferri
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da Salsomaggiore

Salsomaggiore, cittadina graziosa appoggiata sull’Appennino parmense, un tempo era località termale d'élite. Poi è diventata scenografia per Miss Italia, quando ancora il concorso di bellezza era considerato un trampolino per realizzare un sogno. Ora, va detto, fa quel che può. Ripiegata su se stessa, come una bella donna in là con gli anni, Salso non può che ricordare i passati fasti. Fa quindi pensare che Matteo Renzi e i suoi abbiano scelto proprio questo centro per una due giorni di discussione. Quasi come se Salsomaggiore e l'ex premier condividessero la stessa parabola. Discendente.

L'INCONTRO DEDICATO A ITALIA 2030

A questa mini Leopolda in salsa termale, i circa 100 esponenti dem, tra parlamentari e amministratori vicini all'ex premier, arrivano alla spicciolata. Attorno a lui e alla sua idea di Italia fanno ancora quadrato, nonostante tutto. E difendono ancora la loro visione del futuro, quell’Italia 2030 che campeggia sui cartelloni all’ingresso del Teatro Nuovo. Sul palcoscenico della convention, aperta venerdì 9 novembre solo ai delegati, un podio per gli interventi e due tavolini affiancati per gli oratori. Anche la scenografia ricorda, in versione minimalista, l'annuale kermesse fiorentina (leggi anche: Una Leopolda di guerra per Renzi). In questa prima giornata a porte chiuse quasi nessuno ha voglia di parlare, ma si ostenta una certa distensione. «Nessun problema, siamo qua per dialogare e confrontarci, in modo assolutamente sereno», spiega sorridente il padrone di casa, il sindaco di Salsomaggiore Filippo Fritelli, renziano della prima ora.

«MATTEO? AVRÀ SBAGLIATO MA CREDO ANCORA IN LUI»

Il clima però è abbastanza surreale. I tempi in cui il Pd veleggiava al 41% sembrano appartenere a un'altra era geologica. Eppure una parte di questo "popolo" resiste, e continua a crederci. E nonostante il 17,5% dei sondaggi, non si mostra per nulla scalfito dall’onda giallo-verde che lo ha travolto. Almeno è questo che va in scena a Salso. Nel primo pomeriggio le persone davanti il teatro si contano sulle dita di una mano e la loro età non è certo uno spot per il futuro del Paese. La prima ad arrivare è una signora sulla settantina fresca di parrucchiere, che incurante del freddo si piazza in prima fila già dalle 14.30 (l’inizio dell’evento era previsto per le 15 ma è slittato ulteriormente e non di poco) e con occhi emozionati aspetta lui, Matteo Renzi. «Che a me piace sempre tanto. Avrà sbagliato diverse cose ma credo ancora in lui», confessa a Lettera43.it. Dello stesso avviso un signore di poco più giovane: «Non dico certo che il suo operato sia stato tutto rose e fiori ma guardi a che punto siamo arrivati, mi dica lei se è ancora possibile lasciare in mano l’Italia a chi la governa oggi?».

VERSO L'ASSEMBLEA DEL 17 NOVEMBRE

Il tempo passa, la sfilata di volti noti prende corpo: Emanuele Fiano, Debora Serracchiani, Valeria Fedeli, Roberto Giachetti, Ettore Rosato, ma nessuno dei presenti sembra accorgersi di loro. Aspettano tutti lui, il Matteo meno in auge della politica odierna che però tra i suoi sembra andare ancora forte, e che si fa attendere più del previsto. I discorsi dei sostenitori si assomigliano tutti. E il comun denominatore è uno: pur non ricoprendo alcuna carica ufficiale nel partito Renzi è ancora riconosciuto come il leader indiscusso, l’unico in grado di portare il Pd fuori dal guado. Nessuno qui nomina Marco Minniti, più che probabile candidato renziano alle primarie. Lo fa però Renzi. «Minniti? Marco non credo che venga», dice. «La sua riserva sta durando parecchio? Questo chiedetelo a lui. Ha detto che avrebbe sciolto la riserva quando c'era l'assemblea» del Pd, e cioè il 17 novembre.

L'ingresso del Teatro Nuovo a Salsomaggiore (A.F).

Il tempo passa e il capannello si ingrossa, anche se la timidezza la fa da padrona e la maggior parte di chi arriva si tiene a qualche metro di distanza dall’ingresso del teatro, fingendo di aspettare qualcuno, di telefonare, di essere lì per caso. Il numero non è ancora nemmeno lontanamente quello delle grandi occasioni ma il colpo d’occhio è leggermente differente. Sono ormai le 16 passate ed è tutto un bisbigliare: «Arriva»?, «non arriva»?, «Dove ha parcheggiato?». A un certo punto eccolo. Come una star imbocca il viale principale e a ogni metro stringe le mani dei presenti. «Come sta Signora»?, chiede il senatore di Rignano alla prima arrivata, che giustamente dopo due ore al freddo si è guadagnata la prelazione su tutti i presenti. «Come sta lavorando il vostro sindaco?», accenna snocciolando il repertorio rodato di ogni leader politico che visita la provincia. «E questo Parma tornato in serie A va forte eh...». Qualche stoccata la riserva agli avversari politici: «Stia attenta a non urtare quella signora, è infortunata, è caduta in una buca della Raggi», scherza. Ma soprattutto si concede a tanti selfie. Con i bambini che fino a cinque minuti prima erano nella stessa piazzetta a giocare a pallone, con le signore e le ragazzine in uscita pomeridiana, affascinate o forse solo incuriosite da un politico che, se non ha saputo tenersi l’elettorato, sicuramente in pubblico non ha perso lo smalto.

«NON STA NASCENDO NESSUNA UNA CORRENTE RENZIANA»

​È solo uno spicchio di insieme, una piccola kermesse emiliana. L'ex segretario del resto ripete che no, non sta nascendo nessuna corrente renziana. «Oggi non si parla di congresso Pd, neanche domani», ribadisce. «È bello fare una cosa tutti insieme. Non ci saranno notizie, mi metto lì e ascolto. Domani si parla». Dopo il suo ingresso, le porte si chiudono. La piccola folla davanti al Teatro Nuovo si dissolve rapidamente così come si era creata e ognuno se ne va per la propria strada, commentando sottovoce.

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