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Politica
10 Novembre Nov 2018 2251 10 novembre 2018

Raggi assolta, ma nel M5s i rapporti restano tiepidi

«Tutto è bene quel che finisce bene» è il mantra che dopo la sentenza unisce i pentastellati. Ma alla vigilia i contatti tra i vertici e la sindaca erano assenti. E in caso di condanna il ritorno alle urne sarebbe stato probabile.

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Tra paura e sollievo, tra emergenza e rilancio: in un sabato manicheo il M5s torna in qualche modo a dipendere da Virginia Raggi. È una giornata a due facce, quella per il Movimento, che vede la sindaca di Roma passare da casus belli a trampolino da cui ripartire tornando a brandire la spada dell'onestà. «Tutto è bene quel che finisce bene», è il mantra che, a tarda sera, unisce i pentastellati mentre Riccardo Fraccaro, probiviro ed ex "dioscuro" del M5S in Campidoglio, chiarisce un concetto fino a qualche ora per nulla scontato: «Sosterremo sempre Raggi». Già, perché alla vigilia della sentenza, dalle parti del Movimento, l'impressione era un'altra. I contatti tra i vertici e la sindaca erano assenti e l'intenzione dei primi, in caso di condanna, era quella di scaricare Virginia chiedendo il ritorno alle urne.

IN CASO DI CONDANNA IL M5S NON AVREBBE AVUTO ALTERNATIVE

Per il M5s sarebbe stata una strada obbligata: una nuova deroga al Codice etico, proprio mentre va in scena il braccio di ferro con la Lega sulla giustizia, sarebbe stato l'ennesimo colpo per la base. Strada obbligata ma perdente, perché il ritorno alle urne avrebbe probabilmente agevolato l'ascesa della Lega, pronta a prendersi la Capitale. Anzi, nel M5s c'era chi non escludeva, con un crescente timore, che in caso di condanna, dal ritorno alle urne a Roma alle elezioni politiche il passo sarebbe stato quasi automatico. Così, però, non è stato. E il sospiro di sollievo del Movimento risuona nei social, negli abbracci virtuali lanciati da Beppe Grillo, Luigi Di Maio e da Alessandro Di Battista, nell'attacco frontale alla stampa con cui il M5s porta avanti la sua rivincita mediatica.

NESSUN DIRIGENTE SI È FATTO VEDERE IN CAMPIDOGLIO

Certo, i rapporti tra i vertici del M5s e Raggi restano piuttosto tiepidi e, non a caso, la sindaca di Roma nei prossimi giorni potrebbe dar vita a un rimpasto che ha, nel mirino, proprio quegli assessori in qualche modo imposti dal Movimento. Qualcuno tra i "big" del partito ha chiamato la sindaca nel pomeriggio, ma nessuno si è fatto vedere in Campidoglio dove a festeggiare sono i consiglieri. E la Lega? Ha preso l'assoluzione con una certa filosofia. «Non mi piace chi vuole vincere con le sentenze, la giudichino i cittadini», ha detto a caldo Matteo Salvini, dando quasi per scontato che si tratti di un giudizio negativo. Ma forse, anche per il Carroccio, un voto a stretto giro non sarebbe stato del tutto vantaggioso: troppo poco il tempo per organizzarsi con una coalizione di centrodestra, mai così fragile come in questo periodo. Il vero attacco la Lega lo ha lanciato altrove, a Torino, dove hanno sfilato decine di migliaia di persone a favore della Tav Torino-Lione. Sulla grande opera Salvini non ha alcuna intenzione di cedere. E a Di Maio non resta che prendere tempo, in bilico tra la rottura con l'alleato e un placet che, dopo il sì al Tap, costerebbe al M5s parecchi voti.

Virginia Raggi è stata assolta per la nomina di Marra

La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta al processo per la nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. La procura aveva chiesto 10 mesi di reclusione per falso documentale, sostenendo che la nomina fosse stata in realtà gestita da Raffaele Marra, fratello di Renato e all'epoca dei fatti stretto collaboratore della sindaca.

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