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Brexit Theresa May Intesa Confine Irlanda
Politica
13 Novembre Nov 2018 1738 13 novembre 2018

Raggiunto un accordo tecnico sulla Brexit

Downing street conferma un'intesa sul divorzio da Bruxelles. Il 14 novembre vertice straordinario. Superato ance il nodo del confine irlandese. Ma il parlamento potrebbe bocciare tutto.

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C'è la bozza d'accordo sulla Brexit. La notizia è stata conferma Downing Street precisando che il testo sarà vagliato il 14 novembre, in una riunione straordinaria conocata dalla premier britannica Theresa May. Sulla scia dell'annuncio la sterlina ha subito accelerato: alle 17 locali, le 18 italiane, ha toccato quota 1,1541 nei confronti dell'euro, contro il livello 1,1428 pre-annuncio e quota 1,3029 sul dollaro Usa contro 1,2864. Prima di essere confermata dal governo britannico, la notizia era stata diffusa dalla Bbc, che a sua volta aveva dato seguito all'indiscrezione della tv pubblica irlandese Rte sul testo concordato a livello tecnico delle ultime ore anche sull'ultimo nodo ancora aperto della trattativa, quella del mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord. Una questione, quest'ultima, che da mesi agita il governo di Londra e rallenta i negoziati è una delle questioni che più politica non potrebbe essere.

DAL CONTO DEL DIVORZIO ALLA FRONTIERA IRLANDESE: I CONTENUTI

Sui contenuti della bozza al momento le bocche rimangono cucite. Le indiscrezioni riprese dalla Bbc citano comunque tra i punti nodali la sanzione di impegni già noti: dalla tutela incrociata dei diritti dei cittadini 'ospiti' (arricchita nelle ultime ore dall'ok europeo a un regime senza visti, a patto che sia reciproco, per visitatori e turisti); al periodo di transizione con sostanziale rispetto dello status quo destinato a restare in vigore per 21 mesi (dal 29 marzo 2019, data di uscita di Londra dal club, a fine dicembre 2020); al conto di divorzio da 39 miliardi di sterline che il Regno dovrà versare negli anni. Mentre per districare in extremis il nodo di come mantenere aperta la frontiera irlandese, lo scenario proposto è quello d'una permanenza "temporanea" dell'intera Gran Bretagna nell'unione doganale, in attesa di un successivo accordo definitivo sulle relazioni future fra Londra e i 27 da raggiungere nelle intenzioni prima di far scattare il meccanismo di garanzia del backstop, visto dagli unionisti come una tagliola minacciosa sul legame fra Irlanda del Nord e resto del Regno.

IL VIA LIBERA DEL PARLAMENTO ASSOLUTAMENTE NON SCONTATO

L'accordo rappresenterebbe comuque un passo importante per quanto riguarda il complicatissimo percorso per giungere a una Brexit controllata prima del 29 marzo 2019 ed evitare un «no deal», cioè nessun accordo, che potrebbe provocare conseguenze gravi dal punto di vista economico e commerciale, oltre che sociali (vedi Irlanda). Tuttavia, si tratterebbe solo di un primo passo. Questa bozza con l'Ue deve essere vidimata prima dal consiglio dei ministri britannico e poi dal parlamento di Londra. Due passaggi assolutamente non scontati. In primo luogo May dovrà affrontare un consiglio dei ministri in cui non mancano le voci perplesse: di figure tradizionalmente euroscettiche (Liam Fox, Michael Gove e soprattutto le pasionarie Andrea Leadsom o Penny Mordaunt); ma anche di centristi orientati a destra quali i titolari degli Esteri, dell'Interno o della Difesa, Jeremy Hunt, Sajid Javid e Gavin Williamson. Il pressing di Downing Street è già iniziato nella serata del 13 novembre con alcune convocazioni anticipate, sullo sfondo di un clima che resta peraltro di sospetto o non di polemica rovente.

LE TAPPE DI UN DIVORZIO COMPLICATO

Il vertice straordinario convocato dalla May è l'ultimo passaggio in ordine di tempo nel lungo e accidentato percorso per il 'divorzio' di Londra dall'Ue. Ecco le tappe principali dell'intero processo.

23 giugno 2016: Referendum sulla Brexit, vince il 'Leave'

29 marzo 2017: Scatta formalmente l'articolo 50, per attivare la procedura di uscita dall'Ue

29 aprile 2017: Il vertice Ue adotta le linee guida che separano i negoziati sul passato (come il conto di Londra per il divorzio) da quelli sul futuro, come le relazioni commerciali

19 giugno 2017: Parte il primo round di negoziati

8-15 dicembre 2017: Accordo Juncker-May sulla 'fase 1' relativa al divorzio, i 27 danno l'ok per passare alla 'fase 2' sulle relazioni future e sulle linee guida sulla transizione

19 marzo 2018: Intesa sul testo legale del divorzio e sulla transizione, ma resta ancora aperta la questione del confine tra Irlanda ed Irlanda del Nord

23 marzo 2018: Il vertice Ue a 27 adotta le linee guida sul rapporto futuro con Londra dopo la Brexit

26 marzo 2018: Avvio dei negoziati ad hoc sull'Irlanda

Aprile 2018: Avvio dei negoziati sulle relazioni future

26 giugno 2018: Il parlamento britannico approva il 'Withdrawal Bill', che disciplina il divorzio dall'Ue

14 ottobre 2018: Fumata nera anche nell'incontro a Bruxelles tra il ministro della Brexit Raab ed il negoziatore Ue Barnier a Bruxelles, convocato per portare un'intesa al summit Ue del 17 ottobre. Resta il nodo dell'Irlanda.

17 ottobre 2018: Al Consiglio europeo il negoziato sulla Brexit non esce dallo stallo, e salta il vertice straordinario a novembre.

20 ottobre 2018: Una fiume di gente a Londra - quasi 700 mila persone secondo gli organizzatori, almeno mezzo milione nelle stime dei media - è sceso in strada in una mega-manifestazione per invocare un secondo referendum.

13 novembre 2018: Arriva, dopo una giornata di annunci 'ottimistici' una bozza d'accordo con l'Ue da sottoporre al governo britannico. La May riunisce il suo Gabinetto mentre Bruxelles si limita a parlare per ora di 'intesa tecnica' e resta alla finestra.

Entro il 29 marzo 2019: Procedure di ratifica da parte dei 27, delle istituzioni Ue e del Parlamento britannico

Mezzanotte del 29 marzo 2019: Scatta la Brexit, parte il periodo transitorio di 21 mesi dove Londra continuerà ad applicare le regole Ue ma non avrà più potere decisionale, e si avviano i negoziati per gli accordi commerciali tra Gb e gli altri Paesi

31 dicembre 2020: Fine del periodo transitorio, cessa l'applicazione del diritto Ue in Gran Bretagna

1 gennaio 2021: La Gran Bretagna è a tutti gli effetti un Paese Terzo.

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