Scienza Rai Luigi Gallo Lettera43
Politica
13 Novembre Nov 2018 1600 13 novembre 2018

Scienza in Rai, Luigi Gallo scrive a Lettera43.it

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del presidente della commissione Cultura della Camera sulla proposta di legge M5s per favorire l'open access e la divulgazione scientifica, anche attraverso le reti televisive del servizio pubblico.

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Il presidente della commissione Cultura della Camera, onorevole Luigi Gallo del Movimento 5 stelle, ha replicato con una nota all'articolo apparso su Lettera43.it "Il M5s ha presentato una proposta di legge sulla scienza in Rai". Ecco il testo integrale della lettera, in cui Gallo fa chiarezza circa gli obiettivi del provvedimento che lo vede impegnato nelle vesti di primo firmatario e che sta per iniziare il suo percorso d'esame in parlamento.

In commissione Cultura alla Camera stiamo esaminando un provvedimento che, una volta diventato legge, imprimerà un’accelerazione allo sviluppo della ricerca e più in generale all’accesso dei cittadini all’informazione scientifica. Si tratta della proposta di legge a mia prima firma in materia di accesso aperto all'informazione scientifica, un provvedimento costituito da pochi articoli ma foriero di numerose novità, che a giudicare da alcune reazioni scontentano qualche gruppo di potere spaventato dal rischio di perdere le proprie rendite di posizione.

Ma procediamo per ordine: la nostra proposta rende finalmente libero e gratuito l’accesso alle risultanze delle ricerche finanziate con fondi pubblici. Entro un massimo di 12 mesi dalla pubblicazione su riviste scientifiche, l’articolo che riporta l’esito di una ricerca e l’eventuale materiale audio e video allegato devono essere resi accessibili a titolo gratuito. Questo significa mettere a disposizione dei cittadini e dei ricercatori un enorme data base, con un duplice obiettivo. Da un lato, si dà una risposta a un movimento mondiale che si è affermato dal basso nel mondo scientifico per sostenere politiche di open access alla ricerca e dell'Open Science, in modo da garantire che lo scambio scientifico internazionale avvenga fuori dalle logiche commerciali e dagli oligopoli delle riviste scientifiche. Dall’altro lato, si mette in condizione qualunque cittadino di accedere a contenuti scientifici accreditati, contribuendo alla crescita culturale del Paese e prevenendo la diffusione di fake news in ambito scientifico.

Questo obiettivo si raggiunge grazie a un’altra previsione del progetto di legge sul cosiddetto open access, quella che fa riferimento ad “archivi elettronici istituzionali o disciplinari”. In pratica, semplici cittadini e addetti ai lavori avranno a disposizione un “motore di ricerca della conoscenza” grazie al quale potranno approfondire tutti i temi oggetto di ricerche scientifiche finanziate con fondi pubblici, andando direttamente alla fonte primaria delle informazioni. I governi passati, così attenti ad applicare i diktat che arrivano dall’Europa, hanno invece ignorato il contenuto di una raccomandazione risalente al 2012, in base alla quale le pubblicazioni frutto di ricerche finanziate con soldi pubblici si devono rendere pubbliche prima possibile, e comunque mai oltre 6 mesi per le ricerche scientifiche e 12 mesi per quelle umanistiche.

L’ultimo comma della proposta del MoVimento 5 Stelle riguarda invece la necessità di potenziare la divulgazione scientifica sulle reti televisive pubbliche. E prevede che per farlo si selezionino le migliori forme di diffusione tramite un’apposita commissione di esperti in capo al ministero dello Sviluppo economico. Questo passaggio sul ruolo della Rai è finalizzato a valorizzare ulteriormente la divulgazione scientifica in televisione, potenziando la presenza di prodotti culturali e mediatici non specialistici, destinati a un pubblico generalista.

Qualche esponente del Partito democratico, invece, ha preferito vederci in controluce un fantomatico progetto di controllo governativo sulla divulgazione scientifica, scomodando addirittura il Minculpop. Peccato che abbiamo presentato questa proposta di legge alla Camera già durante la scorsa legislatura, quando a governare era il Partito democratico. Sarebbe stato quantomeno avventato mettere a punto uno strumento per instaurare un inesistente “regime a 5 stelle” e poi metterlo nelle mani dei nostri avversari politici. Prendiamo atto piuttosto che il Pd preferisce guadagnare un titolo di giornale inventando una notizia di sana pianta, piuttosto che lavorare insieme alle altre forze politiche per il progresso culturale del Paese e la lotta contro le fake news scientifiche.

Peraltro, com’è naturale, la discussione in commissione sui dettagli applicativi della norma è aperta ai contributi di tutti. E va segnalato come nessuno degli esperti auditi, compresi i rappresentanti della Rai, abbia rilevato criticità rispetto all’istituzione di una commissione indipendente composta da personalità di alto profilo a valle di un processo democratico e partecipato. Anzi, in commissione abbiamo ascoltato diversi soggetti e rappresentanti del mondo editoriale, culturale e scientifico, e da parte di tutti abbiamo riscontrato interesse e sostegno per i principi della nostra proposta di legge.

Questo progetto di legge non ha secondi fini, mentre viene il dubbio che dietro le polemiche ci sia l’obiettivo di proteggere chi ha interesse a bloccare quella che si annuncia come una vera e propria rivoluzione copernicana. C’è un mercato sbilanciato a favore di pochi oligopolisti, con il paradosso che il pubblico finanzia la ricerca e poi paga nuovamente per usufruirne una volta pubblicata. È evidente che qualcosa non va. Noi crediamo che i diritti culturali debbano essere garantiti a tutte e tutti. Con la legge sull’open access sottraiamo il monopolio dell’informazione scientifica ad alcune lobby e rimettiamo la conoscenza nelle mani dei cittadini.

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