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CAOS A LONDRA
15 Novembre Nov 2018 1000 15 novembre 2018

Le conseguenze del sì di Londra all'accordo sulla Brexit

Il giorno dopo l'ok all'intesa per l'uscita dall'Ue, il governo britannico trema. Si dimettono quattro ministri. Gli unionisti strappano con la premier May. E l'ala più radicale dei Tory ne chiede la sfiducia. 

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Terremoto nel governo May a meno di 24 ore dal via libera del gabinetto all'accordo per l'uscita di Londra dell'Ue. Quattro ministri - quello per la Brexit Dominic Raab, quello per l'Irlanda del Nord Shailesh Vara, quella del Lavoro Esther McVey e la sottosegretaria alla Brexit Suella Braverman - hanno annunciato le dimissioni uno dopo l'altro. La stampa britannica già parla di «effetto domino», che potrebbe portare alla caduta dell'esecutivo, duramente criticato dagli unionisti nordirlandesi del Dup e dall'ala più conservatrice dei Tory, che ha chiesto la sfiducia di May. Mentre la quotazione della sterlina è crollata: la divisa britannica ha toccato 1,2808 dollari da 1,2990 del 14 novembre con un calo di oltre l'1%.

BACKSTOP, IL POMO DELLA DISCORDIA TRA MAY E MINISTRI

Le critiche vertono soprattutto sul cosiddetto “backstop”, un meccanismo creato ad hoc per l'Irlanda del Nord, che resterà in vigore finché non verrà trovato un accordo definitivo tra Londra e Bruxelles. Il nodo, in questo senso, è la creazione di un confine rigido, con controlli doganali su persone e merci, tra Irlanda del Nord, parte del Regno Unito, e Repubblica d’Irlanda. Il Regno Unito non potrà uscire dal regime speciale di backstop senza il consenso della Ue.

Il ministro per la Brexit Dominic Raab

LA LETTERA DI RAAB ALLA PREMIER: «ACCORDO CHE NON POSSO SOSTENERE»

In una lettera inviata a May, Raab ha espresso il suo «rammarico» per il fatto che la premier abbia scelto di «cercare di ottenere l'accordo con la Ue» in un modo che lui non può sostenere, «in primo luogo perché credo che il regime proposto per l'Irlanda del Nord presenti una vera minaccia per l'integrità del Regno Unito». «In secondo luogo, io non posso sostenere un accordo di 'backstop' a tempo indeterminato, dove la Ue mantiene il veto sulla nostra possibilità di uscire», ha proseguito Raab, sostenitore acceso della Brexit. «I termini del backstop sono un ibrido tra l'unione doganale europea e gli obblighi del mercato unico».

Il ministra del Lavoro Esther McVey.

MCVEY: «UN PASSO CHE NON ONORA IL RISULTATO DEL REFERENDUM»

Esther McVey, brexiteer convinta, è stata tra le voci più ostili all'accordo nel gabinetto. «L'accordo», ha detto, «non onora il risultato del referendum».

VARA: «LASCIO CON MOLTA TRISTEZZA»

«Con molta tristezza e rammarico ho presentato la mia lettera di dimissioni da ministro dell'Irlanda del Nord al premier», ha scritto il 58enne esponente dei Tory Vara in un tweet, un gesto di protesta contro l'intesa con Bruxelles. Nella lettera di rinuncia deplora che la bozza sia destinata a lasciare il Regno Unito "a metà del guado" a tempo indeterminato e non dia garanzie definitive che l'Irlanda del Nord non abbia alla fine relazioni con l'Ue più profonde rispetto al resto del Paese.

GLI UNIONISTI DEL DUP STRAPPANO E REES-MOGG CHIEDE LA SFIDUCIA

Le grane, per May, riguardano non solo il fuggi fuggi dalla squadra di governo, ma anche e soprattutto la tenuta della maggioranza. Gli unionisti nordirlandesi del Dup, il cui apporto in termini di numeri è vitale, hanno denunciato la bozza d'intesa sulla Brexit come una violazione delle promesse fatte in termini di garanzia del legame fra Londra e Belfast. Il capogruppo Nigel Dodds ha sostenuto che l'intesa farà del Regno Unito «uno Stato vassallo destinato alla fine a disgregarsi». Critiche che la premier ha respinto, ribadendo le garanzie all'Ulster e sull'integrità futura del Regno e invitando il Dup a nuovi colloqui. Anche l'ala dura del partito conservatore, contraria al compromesso con l'Europa, è ora sul piede di guerra: il deputato Jacob Rees-Mogg, capofila dei brexiteers più radicali, ha formalizzato la sua richiesta di una mozione di sfiducia contro May in una lettera al comitato 1922, l'organismo di partito che sovrintende alla convocazione di elezioni per la leadership. Nella missiva, May viene accusata d'aver violato «le promesse fatte alla nazione» sulla Brexit. Rees-Mogg ha un seguito di circa 50 deputati, sufficienti in teoria a far scattare l'iter, ma finora il numero delle lettere risulta inferiore al quorum necessario.

Theresa May con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.
ANSA

PER MAY L'INTESA È «NELL'INTERESSE NAZIONALE»

In piena bufera, la premier britannica ha difeso l'intesa concordata con l'Ue definendola la migliore negoziabile «nell'interesse nazionale» e si è detta decisa ad andare avanti malgrado le dimissioni di alcuni ministri del suo governo. Ammettendo che la soluzione indicata per garantire un confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord può suscitare perplessità, ha aggiunto che sarebbe stato «irresponsabile» rifiutarla. May ha insistito che l'obiettivo è evitare l'entrata in vigore del meccanismo di salvaguardia del backstop, sostenendo tuttavia che non sarebbe stato possibile escluderlo come clausola da alcun tipo di accordo. Per la premier l'accordo garantirà l'uscita dall'Ue nel Regno «nei tempi previsti». Il governo britannico, ha detto, «non intende prepararsi» allo scenario di «una no Brexit» perché ritiene sia «suo dovere attuare il mandato» referendario stabilito dal popolo nel giugno 2016.

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