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Politica
15 Novembre Nov 2018 1651 15 novembre 2018

Cosa vuole fare il M5s con la scienza in Rai

Il penstastellato Luigi Gallo spiega a L43 il senso della sua proposta di legge sulla divulgazione scientifica: «Non si tratta di scegliere quali ricerche trasmettere, ma di potenziare il servizio pubblico». L'intervista.

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È iniziato in commissione Cultura alla Camera l'esame della proposta di legge targata Movimento 5 stelle in materia di accesso aperto all'informazione scientifica. Di questo provvedimento si è molto parlato dopo un articolo piuttosto allarmante apparso sul quotidiano la Repubblica: "Rai, i cinque stelle chiedono una commissione per controllare la divulgazione scientifica". Il primo firmatario della proposta è l'onorevole pentastellato Luigi Gallo, che della commissione Cultura è anche presidente. Lettera43.it, dopo aver ospitato una sua lettera di chiarimenti, ha deciso di intervistarlo per approfondire ulteriormente la questione. Davvero il M5s vuole creare un organismo per controllare la divulgazione scientifica? E cosa devono aspettarsi i telespettatori del servizio pubblico? Sulle sorti complessive di Viale Mazzini, d'altra parte, ha manifestato preoccupazioni lo stesso amministratore delegato Fabrizio Salini: «L'impostazione della legge di bilancio rende critico il reperimento delle risorse necessarie per i progetti del contratto servizio. Sarà molto complesso operare le trasformazioni necessarie».

Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura della Camera.

DOMANDA. Lei ha scritto che, a giudicare da alcune reazioni alla sua proposta di legge, le sembra che questo provvedimento scontenti «qualche gruppo di potere spaventato dal rischio di perdere le proprie rendite di posizione». A chi si riferisce?
RISPOSTA. Se permette, preferirei partire spiegando cosa prevede la mia proposta di legge. L'obiettivo è liberare gli autori scientifici e i ricercatori.

In che modo?
Dando loro il diritto di ripubblicare, su piattaforme ad accesso aperto, gli articoli già apparsi su riviste specializzate a pagamento.

Lo scopo qual è?
Aumentare la consapevolezza dei cittadini sulle ultime frontiere della scienza, rendendo facilmente fruibili i risultati di lavori già accredidati da università ed enti di ricerca, tramite una semplice navigazione online.

Torniamo alla prima domanda: a chi dovrebbe dare fastidio tutto questo?
Quando parlo di rendite di posizione, mi riferisco soprattutto all'oligopolio rappresentato da un ristretto numero di riviste scientifiche internazionali che stanno rendendo l'accesso sempre più difficile e richiedono abbonamenti sempre più costosi.

Ma nella sua proposta di legge si parla anche della Rai. Non si riferiva quindi ad autori o conduttori di programmi televisivi?
No, anzi, quelli secondo noi vanno supportati. C'è un comma della mia proposta di legge, che è stato contestato dalla stampa...

L'ultimo, quello che prevede di istituire una commissione per la divulgazione scientifica attraverso il canale radiotelevisivo pubblico. Potrebbe spiegarci meglio cosa volete fare?
La nostra intenzione è semplicemente quella di aumentare gli spazi di divulgazione scientifica sui canali pubblici. La proposta di legge parla infatti di «forme di diffusione», non entra mai nei contenuti, come riportato polemicamente sui giornali. Ho visto dei virgolettati in cui si dice addirittura che la commissione servirà a scegliere le migliori ricerche scientifiche. Sfido chiunque a trovare queste parole nella proposta di legge: non ci sono (scarica il testo completo).

La commissione non sceglierà le ricerche scientifiche da divulgare! Sceglierà come aiutare la Rai, come potenziare la missione che la Rai già possiede di fare divulgazione scientifica

Nel preambolo si prevede però che «il ministro dello Sviluppo economico istituisca una commissione per la divulgazione dell'informazione scientifica che possa promuovere la comunicazione delle nuove scoperte scientifiche mediante i canali radiotelevisivi pubblici italiani»...
Ma la commissione non sceglierà le ricerche scientifiche da divulgare! Sceglierà come aiutare la Rai, come potenziare la missione che la Rai già possiede di fare divulgazione scientifica. L'attenzione si sposta sugli strumenti tecnologici, sulle innovazioni che possono essere messe in campo per ottenere questo risultato. Le ricerche scientifiche finanziate con soldi pubblici entro un anno verranno rese accessibili gratuitamente. Ed è chiaro che questo darà anche più disponibilità di fonti primarie a chi si occupa di divulgazione per promuovere le nuove scoperte.

Cosa si intende quindi per «forme di diffusione» dell'informazione scientifica? La proposta di legge vuole intervenire sui format della Rai?
Vogliamo utilizzare le nuove tecnologie per ampliare gli spazi di divulgazione scientifica, che oggi sono encomiabili ma necessitano di avere maggiore visibilità in Rai. Riteniamo che su questo fronte si possa dare un indirizzo maggiore. Fermo restando che ciò che si fa attualmente viene fatto bene, crediamo che nel palinsensto ci voglia più spazio per la divulgazione scientifica.

Quali dovrebbero essere, allora, i criteri per selezionare prima i membri della commissione, e poi anche le «forme di diffusione» da incentivare?
L'eventuale commissione dovrà avere valenza scientifica e professionale, e dovrà spaziare in ambiti non ancora esplorati. Sicuramente negli ultimi anni la Rai ha fatto molto sulla digitalizzazione dell'offerta, ma si può fare di più. Lo sostengono in tanti e noi speriamo anche nel nuovo assetto di Viale Mazzini, affinché questo versante venga potenziato. La Rai è pubblica e deve fare informazione anche in altri spazi comunicativi che oggi sono frequentati dai cittadini, come quello digitale.

Rimane qualche dubbio sui criteri che il ministro dello Sviluppo dovrebbe seguire per istituire questa commissione. Nella legge non sono specificati...
Su questo sicuramente si può intervenire, ho già dato la mia disponibilità. Se qualcuno individua dei punti che non sono chiari, piena disponibilità a dare spiegazioni in commissione Cultura.

Per la commissione ci vorrebbero soggetti indipendenti, che siano autorevolmente riconosciuti come tali dalla comunità scientifica e che quindi non siano considerati di parte

Ma lei quale procedura auspicherebbe? Un concorso o una nomina diretta?
Io ritengo che debbano essere scelti soggetti indipendenti, che siano autorevolmente riconosciuti come tali dalla comunità scientifica e che quindi non siano considerati di parte. Sarebbe ancora meglio se avessero anche conoscenze tecniche su come si fa comunicazione scientifica, quindi io farei riferimento a esperti del settore. Si può valutare la nomina diretta, ma ripeto: non sono contrario a vagliare proposte che arrivino da tutti gli altri partiti. Questo fa parte del lavoro parlamentare, vogliamo una legge che sia buona per il Paese.

Un altro dubbio che ho riguarda l'espressione, che compare nella proposta di legge, «a favore della collettività». Cosa significa incoraggiare l'informazione scientifica «a favore della collettività»? Moltissimi pseudoscienziati si presentano come difensori degli interessi della collettività...
Ma lei sa bene che le pubblicazioni scientifiche seguono principi rigorosi. Qui non si tratta di trovare il primo che capita e metterlo a fare divulgazione scientifica. Parliamo di ricerche che hanno fatto tutto il loro percorso di validazione, che sono state pubblicate su riviste specializzate e hanno passato il vaglio di università ed enti di ricerca. La polemica è strumentale. Come si fa a essere contrari a divulgare ricerche che sono già state accredidate dalla comunità scientifica?

Nessun pericolo, quindi, di vedere in Rai programmi sulle scie chimiche o contro i vaccini?
(ride) Lasciamo queste cose alla propaganda politica. In commissione Cultura stiamo facendo uno sforzo per promuovere una divulgazione scientifica seria in questo Paese, dando a tutti la possibilità di andare direttamente alle fonti. La divulgazione è un passaggio ulteriore, perché crea curiosità nel cittadino. Il quale magari, dopo aver visto in tivù un bel programma su un tema scientifico, avrà voglia di approfondire e noi gli daremo gli strumenti per farlo. In altri Paesi europei tutto questo esiste già, in linea con il documento Horizon 2020 della Commissione europea. Noi invece siamo in ritardo e le polemiche mi preoccupano, perché mi fanno pensare che ci sia qualcuno che vuole fermare proprio il libero accesso alle fonti dell'informazione scientifica.

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