I 400 colpi
Luigi Gubitosi Tim Governo Vivendi

Con la nomina di Gubitosi la battaglia in Tim non è finita

Vivendi non appena avrà chiara la strategia cercherà di rovesciare nuovamente il tavolo. Ha i numeri per poterlo fare e qualche buon alleato che gli dia manforte.

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Si è conclusa (per ora) con la nomina di Luigi Gubitosi al vertice la battaglia per il controllo di Tim. Durerà poco, nel senso che uno degli azionisti del colosso della telefonia - e non uno tra tanti, ma il primo – non l’ha presa bene, e ancora prima che il cda che ha eletto il manager napoletano fosse concluso era già lì che studiava le contromosse. Vivendi non appena avrà chiara la strategia chiederà al presidente di convocare un’assemblea straordinaria nel tentativo di rovesciare nuovamente il tavolo. Ha i numeri per poterlo fare, e qualche buon alleato per dargli manforte. Anche dentro il governo, che la soluzione Gubitosi (specie i 5 stelle) ha accettato passivamente, perché nel frattempo il nuovo ad era impegnato a sbrogliare la difficile matassa della vendita di Alitalia. Palazzo Chigi avrebbe preferito che il commissario portasse a termine il suo lavoro, non che lo obbligasse a nominare un suo sostituto col rischio di dilatare le decisioni sul destino della compagnia di bandiera.

Ma anche il protagonista del ribaltone, ovvero il fondo Elliott (minoranza nel capitale, ma maggioranza nel consiglio d’amministrazione) ci ha messo del suo. Il blitz che in una notte ha defenestrato l’ex numero uno Amos Genish è stato organizzato con una buona dose d’improvvisazione, nel senso che puoi avere tutte le ragioni del mondo a far fuori l’ad, ma quando ciò avviene devi avere in tasca il nome del sostituto. E non far partire un balletto di candidati che si scanna sul campo a colpi di incontri segreti, telefonate, poteri più o meno forti che si infilano nella partita a dire la loro, o a stoppare il personaggio sgradito. Piuttosto deciso, in questo senso, l’intervento della Fiat per stoppare Alfredo Altavilla, che nelle ore successive all’uscita di scena di Sergio Marchionne se n’era andato da Torino sbattendo la porta dopo un burrascoso faccia a faccia con John Elkann.

Forse sarebbe stato più opportuno affidare provvisoriamente le deleghe di capo azienda a Fulvio Conti, un manager di esperienza e capacità di mediazione

Tutto lecito, per carità. Il capitalismo per fortuna è fatto di uomini con le loro simpatie e antipatie, non solo di numeri. Ma per giorni si è andati avanti in un tira e molla che non ha fatto bene alla già non brillantissima immagine dell’ex monopolista, in crisi d’identità e di risultati. Forse sarebbe stato più opportuno affidare provvisoriamente le deleghe di capo azienda a Fulvio Conti, il presidente, un manager di grande esperienza, ottime entrature e riconosciute capacità di mediazione. Almeno il tempo necessario perché il governo desse sostanza al principio di fondo di cui si è fatto paladino, ovvero che la rete, l’infrastruttura, deve essere separata da Tim che attualmente la controlla. Un’idea vecchia quasi quanto la sua privatizzazione, che oramai risale alla metà degli Anni 90, ma sempre tenuta nel cassetto per la a volte decisa a volte morbida opposizione dei numerosi padroni che hanno gestito la società. Vivendi paga la sua contrarietà al progetto, o forse sarebbe meglio dire gli impegnativi paletti che vi ha frapposto per poterlo assecondare. Elliott, che non bisogna mai dimenticarlo è un fondo speculativo, ha tutto l’interesse ha massimizzare i profitti del suo investimento caldeggiando senza tanto paludarsi l’ipotesi dello spezzatino.

IL COLPEVOLE DISINTERESSE VERSO UN'AZIENDA STRATEGICA

Che un fondo speculativo si sia trovato padrone di Tim la dice lunga sullo stato confusionale (per non dire di colpevole disinteresse) di questo ma anche dei governi precedenti verso un’azienda strategica per gli interessi nazionali. Tanto da trovarsi costretto ora a intervenire per cercare di riportare ordine in un ginepraio di interessi e parti in commedia. Palazzo Chigi non è mai riuscito nell’intento di separare la rete quando Telecom ora Tim aveva un solo padrone, non sarà facile adesso che i galli nel pollaio sono molti, e tutti armati fino ai denti per difendere il proprio tornaconto.

19 Novembre Nov 2018 0853 19 novembre 2018
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