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Politica
20 Novembre Nov 2018 2015 20 novembre 2018

Cosa c'è dietro lo scontro fra Enel e governo sul decreto rinnovabili

L'amministratore delegato Starace, da cui il M5s si aspetta molto, non ha ancora allocato le risorse da investire sull'energia pulita. Perché la maggioranza gialloverde frena. I punti (e i miliardi) sul tavolo.

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Quasi 8 miliardi di euro da investire in Italia in tre anni. Un piano dove l'unica grande novità rispetto a quello dell'anno precedente è rappresentata dai 300 milioni di euro da spendere nei condomini per rendere i loro consumi più efficienti. Luoghi - ironizza Francesco Starace - nei quali «si sviluppano i peggiori istinti». Ma i soldi da impegnare nel nostro Paese potrebbero essere di più, se soltanto il governo si decidesse a licenziare il decreto sulle rinnovabili e a chiarirsi le idee sul futuro della rete a banda larga.

DECARBONIZZAZIONE NEL PIANO INDUSTRIALE 2019-2021

L'amministratore delegato di Enel ha presentato il piano industriale 2019-2021. E come si confà a un colosso dell'energia - viale Regina Margherita è, per esempio, il primo attore nella distribuzione in Sud America - Starace ha soprattutto sottolineato la portata globale della piattaforma: 27,5 miliardi di investimenti, Ebditda da portare a 19,4 miliardi di euro, quindi oltre 3 miliardi in più, 1,2 miliardi da recuperare grazie ai processi di efficientamento interno, decarbonizzazione degli impianti. Soprattutto c'è un dividendo che da qui a tre anni sarà per la gioia degli azionisti, in primis il Tesoro, intorno a 0,30 ad azione.

ALLA RICERCA DI AFFARI IN AMERICA LATINA

Una strategia con un maggiore orizzonte temporale, dovuto anche alla fine del lungo turnaround in Sud America nelle partecipazioni ereditate da Endesa, per un'azienda sempre alla ricerca di affari in America Latina nella distribuzione (dopo Elettropaulo si cerca un partner per Electrocaribe), in Africa per nuovi impianti sulle rinnovabili come in Portogallo, dove si stanno per mettere all'asta le licenze. Fin qui il gruppo a livello globale, perché in Italia - dove pure serve 32 milioni di clienti su 73 milioni a livello mondiale - la situazione è più fluida. E non soltanto sul futuro di Open Fiber e della rete a banda larga.

LE AFFINITÀ TRA STARACE E DI MAIO

Da Starace il Movimento 5 stelle si aspetta molto, lo considera affidabile: vuoi perché il manager, da quando è succeduto a Fulvio Conti, ha sempre fatto della decarbonizzazione un suo mantra, vuoi perché nel 2017 supportò il tour di Luigi Di Maio in Sicilia, fatto con un'auto elettrica. Ma anche durante la presentazione del piano si è avvertita una certa tensione. L'amministratore delegato di Enel ha evitato scientemente di citare il governo italiano, arrivando persino a dirsi ottimista sul nuovo corso brasiliano dopo l'elezione del presidente Jair Bolsonaro. Emblematico che quando gli è stato chiesto del progetto della maggioranza (l'ha rilanciato il vicemistro all'Economia, Laura Castelli) di portare tutte le partecipate del Tesoro sotto il cappello di Cassa depositi e prestiti, abbia replicato: «Cdp è già stato nostro partner, ma ha dovuto vendere la sua partecipazione dopo l'acquisto di Terna. Il controllo dell'unblunding non lo permetterebbe. Bisognerebbe conoscere il passato, per evitare di rifare gli stessi errori».

TENSIONI SUL FUTURO DELLA RETE TELEFONICA IN BANDA LARGA

Come detto, le tensioni tra viale Regina Margherita e Palazzo Chigi riguardano il decreto sulle rinnovabili e il futuro della rete telefonica in banda larga. Enel investirà nel triennio in Italia 7,6 miliardi di euro: dei quali uno per le rinnovabili, 4,9 per potenziare la rete, 800 milioni sui servizi alla clientela e 450 milioni per la attività di nuova generazione come la mobilità elettrica con EnelX. Ai quali vanno aggiunti altri 300 milioni per il piano condomini. Tra queste voci quella per gli investimenti le rinnovabili è congelata, perché il governo non ha ancora sbloccato l'apposito decreto sulle energie pulite e sulla loro incentivazione.

La maggioranza gialloverde ha escluso dalle rinnovabili il geotermico, ha limitato il perimetro dell'idroelettrico, non ha inserito norme e stimoli per riqualificare le vecchie pale eoliche

Il manager ha spiegato: sull'argomento «non abbiamo sufficiente chiarezza circa le politiche in Italia, per questo non abbiamo messo l'Italia nel piano (investimenti, ndr). C'è qualcosa che si sta sviluppando, forse avremo qualcosa di più chiaro alla fine dell'anno». Sempre durante la presentazione, gli è anche scappato un plauso al nuovo governo spagnolo, che «ha le idee chiare» su questo versante. All'estero, sulle rinnovabili, il gruppo impegna oltre la metà dei suoi investimenti, in Italia non può farlo perché il governo non ha ancora sbloccato il decreto Ref. Soprattutto la maggioranza gialloverde - molto cauta al punto di minacciare di cancellare gli incentivi inserita nel contratto di governo - ha escluso dalle rinnovabili il geotermico, ha limitato il perimetro dell'idroelettrico, non ha inserito norme e stimoli per riqualificare le vecchie pale eoliche. Tutte questioni centrali per un gruppo come Enel, che in Italia produce il 52% della sua elettricità proprio dalle rinnovabili. In quest'ottica, e in attesa di vedere il decreto, Starace non ha ancora allocato le risorse da investire. Che potrebbero salire di un miliardo o qualcosa in più, se il governo modificasse il Ref nella direzione auspicata da viale Regina Margherita.

OPEN FIBER E GLI «ACCROCCHI FINANZIARI»

Non da meno il capitolo Open Fiber, la controllata di Enel e Cdp che entro il 2021 vuole cablare con la banda larga 19 milioni di abitazioni. Durante la presentazione del piano Starace ha provato a trattenersi. Ma all'ennesima domanda su che cosa pensasse dei progetti del governo per una società unica della rete sotto il cappello pubblico, unendo anche l'infrastruttura di Telecom per lo più in rame, è sbottato: «Ogni volta che si parla della rete, non parliamo mai di Open Fiber, ma di "fantafinanza". Diciamo invece che sta facendo bene il suo mestiere, sta cablando, ha i soldi, funziona, sta mettendo giù un'infrastruttura che è quanto di meglio ci sia in Europa». Per essere più chiaro, eccolo aggiungere: «Open Fiber è nata per cablare nel modo più veloce e più economico il Paese. In passato ho parlato di accrocchi finanziari, oggi dico che tutto quello che va in questa direzione aiuta, va bene, il resto no».

IL PROGETTO IN SOLITARIA DI CABLARE L'ITALIA

A un cronista che gli faceva notare che il sistema tariffario Rab per incentivare gli investimenti avrebbe finito per alzare il costo delle bollette telefonica, ha replicato: «Appunto, dovremo anche vedere la creazione di valore per gli italiani. Al momento non sappiamo nemmeno di cosa si sta parlando, quindi si lasci lavorare Open Fiber, si lasci tempo a Tim di definire la loro strategia con un accordo tra gli azionisti che permetta di avere un interlocutore». Al di là delle battute e dei messaggi, la strategia di Starace sulla banda larga è sempre la stessa. In primo luogo, provare ad andare avanti in solitaria cablando l'Italia anche nelle cosiddette zone a fallimento di mercato e offrirsi come fornitore wholesale ai tutti player della telefonia, Tim compresa. In caso contrario far confluire Open Fiber in una nuova società, soltanto se allocheranno gli asset in fibra e non quelli in rame, ma tenendo fuori i debiti e i dipendenti in esubero di Telecom. Ma il governo e i soci dell'ex monopolista, sia i vincitori Elliott sia gli sconfitti di Vivendi, sembrano avere progetti diversi.

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