Davide Casaleggio Blockchain
Politica
Aggiornato il 03 dicembre 2018 21 Novembre Nov 2018 0800 21 novembre 2018

Davide Casaleggio sulle potenzialità della Blockchain

La nuova tecnologia impatterà su tutti i livelli della socialità e del business. Ne è convinto il presidente di Rousseau. Che sui giornalisti dice: «In futuro avranno molto più peso delle singole testate».

  • EUGENIO SPAGNUOLO
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C’è chi dice che Davide Casaleggio sia uno degli uomini più potenti d’Italia. E forse è così. Mente (o padrone) del M5s, il figlio di Gianroberto e presidente della Casaleggio associati nel 2008 diede alle stampe un libro, Tu sei Rete, nel quale anticipava un futuro in cui Internet, “la Rete” appunto, ci avrebbe risucchiati tutti. Anche oggi il suo sguardo svicola dalla quotidianità della politica, e preferisce posarsi altrove: sulla «quarta rivoluzione industriale». Ed è su questo che l’abbiamo intervistato a margine dell’intervento che ha tenuto il 15 novembre a Futureland al Tag di Milano, dove ha spiegato l’importanza della Blockchain, la rete su cui poggia l’architettura dei bitcoin, che potrebbe essere la soluzione a molti dei nostri problemi.

«Penso che questa quarta rivoluzione industriale possa essere un nuovo punto di partenza per la nostra economia», spiega Davide Casaleggio. «Perché tecnologie come la Blockchain sembrano create apposta per le piccole e medie imprese, molto diffuse in Italia, per riuscire meglio a scambiarsi informazioni e certificarle senza bisogno di intermediari e di enti di certificazione, risparmiando sui costi». Un progetto che sta particolarmente a cuore al governo M5s-Lega. Che ha inserito in manovra un "Fondo Blockckhain e Internet of things" finanziato dalla Cdp e in mano al ministero dello Sviluppo economico (e cioè a Luigi Di Maio). La cifra? Quindici milioni di euro l'anno per il triennio 2019-2021. Casaleggio, come i veri potenti, è discreto, affabile, persino sorridente, a patto però di non chiedergli nulla, ma proprio nulla, di politica. Danilo Toninelli, Dibba, Di Maio, Virginia Raggi, condono, Def, Tap sono le parole tabù che lo fanno chiudere a riccio. E quindi non le pronunceremo. Però qualcosa sui giornalisti…

Davide Casaleggio.

DOMANDA. Casaleggio, tutti pazzi per la Blockchain. Ma perché è così importante e in che modo è destinata a influenzare il futuro?
RISPOSTA.
Semplificando, come negli Anni 90 il protocollo Tcp-ip ha generato internet e da lì i social media e l’e-commerce, dunque nuove modalità di scambiare informazioni, acquisire beni e anche relazionarci, oggi c’è la Blockchain, una nuova tecnologia destinata a impattare su tutti i livelli della socialità e del business. Ma non è l’unica: è piuttosto di uno dei quattro pilastri della quarta rivoluzione industriale assieme all’Internet delle cose, all’intelligenza artificiale e ai Big Data.

La Blockchain è un database distribuito: tutti i nodi di una rete ne custodiscono una copia, protetta da crittografia. Dunque non si può falsificare. E questo la rende un registro sicuro. Quali sono gli usi che già sono in corso?
Il primo che mi viene in mente è l’uso nel sistema di certificazione di filiera. Quindi, per esempio, la possibilità di sapere se una bottiglia d’olio è veramente stata coltivata e raccolta in Italia, e in quale luogo.

Ma è stata adoperata anche nelle elezioni: in Sierra Leone hanno sperimentato il voto elettronico, usando una tecnologia basata sulla Blockchain. Potrebbe essere un passo verso la democrazia elettronica?
Oltre che sulle certificazioni di filiera, il registro condiviso può essere applicato in molti contesti, anche nei sistemi di voto. La Sierra Leone è solo uno degli esempi. Ma ce ne sono diversi. Per esempio nel Comune di Zugo in Svizzera recentemente hanno sperimentato il sistema di voto basato sulla Blockchain. E anche in Olanda e Australia ci sono utilizzi per quanto riguarda il voto.

La userete anche su Rousseau, il sistema di voto del Movimento 5 stelle?
Sì. Confermo.

Lei è ritenuto da molti osservatori un visionario. Come lo vede il futuro dell’Italia?
Sono ottimista. Penso che questa quarta rivoluzione industriale possa essere un nuovo punto di partenza per la nostra economia. Perché tecnologie come la Blockchain sembrano create apposta per le piccole e medie imprese, molto diffuse in Italia, per riuscire meglio a scambiarsi informazioni e certificarle senza bisogno di intermediari e di enti di certificazione, risparmiando sui costi. Ma sono tanti i nuovi servizi e le nuove funzionalità che daranno un valore aggiunto e aiuteranno anche i clienti finali. Capire come utilizzare queste nuove tecnologie all’interno del Sistema Paese Italia secondo me oggi è prioritario.

Sempre più giovani lasciano il nostro Paese, come se la nostra economia non potesse reggere il peso della gioventù e dell’innovazione. Le cose cambieranno?
Spero di sì. Spero che queste nuove opportunità di fare startup, legate appunto alla quarta rivoluzione industriale, possano essere un punto zero di partenza per i giovani che vogliono accedere a nuovi finanziamenti, a un ecosistema del finanziamento all’innovazione che deve ancora essere creato in Italia. Quel che è certo è che queste tecnologie saranno veramente disruptive, dirompenti, in tutti i settori.

Vale anche per il sistema dei media? Secondo lei ci sarà ancora bisogno di intermediari per le notizie o i giornalisti spariranno tutti, come auspica qualcuno?
Gli intermediari senza valore aggiunto in tutti i settori stanno scemando. Dal turismo all’editoria. Cioè i settori che hanno subito l’arrivo di Internet in modo preponderante. E oggi la Blockchain sta dando nuova linfa a questo trend. Penso che nel sistema editoriale accadrà quel che è già successo in quello artistico dove i musicisti stanno disintermediando le etichette. Probabilmente andrà così anche nell’editoria: col tempo i giornalisti in sé avranno molto più peso delle singole etichette, cioè delle testate giornalistiche o televisive.

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