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Politica
Aggiornato il 27 novembre 2018 23 Novembre Nov 2018 1830 23 novembre 2018

Le grane del Movimento cinque stelle in Sicilia

Di Maio diserta un comizio a Corleone dopo che il candidato sindaco ha postato una foto con il nipote di Provenzano. Lo scivolone di Bagheria. L'"epurazione" di Forello. I pentastellati sull'Isola non se la stanno passando bene. 

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«Mi piego ma non mi spezzo». Potrebbe essere questo il motto del Movimento 5 stelle in Sicilia. Che sembra aver perso lo smalto di una volta. Sono lontani ormai i tempi dello storico ‘cappotto’ di preferenze che i grillini avevano ottenuto sull'Isola alle ultime Politiche. Quel giallo intenso ’stellare’ ora ha assunto toni molti più nebulosi e opachi a causa, soprattutto, di lotte interne, epurazioni (o presunte tali) e l'allontanamento costante di una parte della Base critica nei confronti di alcune decisioni prese dal governo nazionale (soprattutto circa le questioni ambientali). Gli attivisti siciliani non hanno nemmeno dimenticato lo strascico di polemiche che hanno accompagnato la compilazione delle liste delle passate tornate elettorali.

LUIGI DI MAIO DISERTA L'APPUNTAMENTO A CORLEONE

L'ultima crepa si è consumata il 23 novembre. Luigi Di Maio ha cancellato il suo appuntamento a Corleone dopo che il candidato sindaco M5s ha affermato di voler «aprire il dialogo con i parenti dei mafiosi». «Lo Stato deve stare attento a non avvicinarsi mai, neppure con la propria immagine, a quella gente», ha affermato il vicepremier dopo aver visto anche la foto dello stesso candidato 5s Maurizio Pascucci con il nipote del boss Provenzano. «La scelta di fare la foto con il nipote di Provenzano era stata condivisa col meetup e con il parlamentare di riferimento del territorio Giuseppe Chiazzese», ha risposto di tutto punto Pascucci. Di cui Di Maio, a stretto giro, ha chiesto l'espulsione del Movimento.

La foto postata sul suo profilo Facebook il 21 novembre da Maurizio Pascucci, candidato sindaco per il M5s a Corleone, che lo ritrae accanto a Salvatore Provenzano, marito della nipote del defunto boss di Cosa Nostra.

IL PROCESSO SULLE PRESUNTE FIRME FALSE

Quella di Corleone è solo l'ultima grana per i pentastellati di Trinacria. Andiamo per ordine. Ancora pende sulla testa di 14 ex grillini e non un processo che ha coinvolto numerosi protagonisti del Movimento in Sicilia. L'indagine, partita da un esposto anonimo, riguarda le presunte firme false depositate dai 5 stelle a sostegno della lista per le Amministrative del 2012 a Palermo. Fra gli indagati, i parlamentari, Riccardo Nuti, nel 2012 candidato sindaco, Claudia Mannino e Giulia Di Vita e anche gli ormai ex deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio. Ora il processo è entrato nel vivo. «Sono stati ascoltati tutti i testimoni dell’accusa e adesso il giudice sta iniziando a sentire gli imputati», racconta Nuti a Lettera43.it. «La cosa rilevante è che la perizia della procura si è basata sulle fotocopie dei documenti. Quindi i periti stessi affermano che queste analisi non hanno nessuna rilevanza. Non solo: non è stata trovata alcuna similitudine tra le presunte firme false e la grafia di alcuni degli ex deputati nazionali». La Rocca, oggi collaboratrice nella segreteria del vicepresidente dell'Ars Giancarlo Cancelleri, però, ha confermato tutto: «Eravamo un po' sprovveduti in maniera molto superficiale si pensò: "Sì, ricopiamo le firme"». Nuti, che dopo essere stato indagato fu sospeso in maniera cautelare dai probiviri e che il 18 aprile 2017 lasciò con la collega Giulia Di Vita il M5s per entrare nel Gruppo Misto della Camera, non esclude che il processo sia stato costruito ad hoc per «cercare di farci fuori». «Oramai non è rimasto nulla di ciò che era il Movimento 5 stelle», sbotta. «L’esempio più eclatante è il modello Bagheria, decantato dai grillini in tutta Europa, ma che ha dei problemi evidenti».

Patrizio Cinque, sindaco di Bagheria.

LO SCIVOLONE DI BAGHERIA

Il sindaco Patrizio Cinque, infatti, è stato rinviato a giudizio per falso ideologico, turbata libertà degli incanti, violazione del segreto di ufficio e abuso di ufficio. Alla notifica dell'avviso di garanzia venne scomunicato ufficialmente da Luigi Di Maio, ma nonostante questo risulta tuttora del Movimento 5 stelle. Non solo. Il primo cittadino e la deputata pentastellata Caterina Licantina, molto vicina all'eurodeputato Ignazio Corrao, attraverso la società Nuova Poseidonia srl hanno recentemente acquistato all’asta un ecomostro in una spiaggia della città di Guttuso per realizzarci un albergo. A quanto pare Licantina, dopo le polemiche sollevate dalla stampa, ha espresso il desiderio di uscire dalla società all'interno della quale, come ha sottolineato in un comunicato stampa il segretario nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, rimane comunque il marito. I guai però potrebbero non essere finiti. Il 26 novembre 15 consiglieri hanno chiesto le dimissioni del primo cittadino chiedendo contro di appalti assegnati, obiettivi non raggiunti e gestione delle demolizioni.

Ugo Forello, ex capogruppo M5s al Consiglio comunale di Palermo.

IL CASO FORELLO E L'ARIA DI EPURAZIONE

Sposatandosi ancora a Palermo, il protegosta dell'ultima frattura interna al partito è Ugo Forello, candidato sindaco nel 2017 e capogruppo grillino in Consiglio comunale, avvocato ed ex fondatore di Addiopizzo. Da tempo Forello critica la politica pentastellata in materia di immigrazione, attaccando big come Cancelleri e Di Maio. Il 12 novembre ha rassegnato le dimissioni da capogruppo dopo aver appreso dai social network della designazione «in una riunione carbonara» del consigliere Antonino Randazzo. L'avvocato, che ha scelto di restare all'interno del M5s, non le ha certo mandate a dire: «Ho saputo di non essere più capogruppo leggendo Facebook. Non so se si sia fatta una riunione e chi vi abbia partecipato. La rotazione? Se ne era parlato, è vero, ma non siamo mai entrati nel dettaglio di tempi e forme», ha denunciato in Rete. «Era scontato, per tutti, che sarei rimasto alla guida del gruppo almeno fino al voto sul bilancio, come è normale che sia. Ma di cosa stiamo parlando? Si tratta di un provvedimento che ricorda epoche buie della nostra storia. Sì, è stata un'epurazione. Non vorrei che dietro tutto ciò ci sia la mano dei vertici del Movimento, certo è un fatto notorio che quello che (allo stato illegittimamente) verrebbe indicato come capogruppo è persona di fiducia e legata a doppio mandato con il deputato all’Ars, Giancarlo Cancelleri, e il deputato nazionale, Adriano Varrica».

Nel ringraziare chi mi ringrazia per l’egregio lavoro svolto in questo anno e mezzo, tengo a precisare quanto segue. Le...

Geplaatst door Ugo Forello op Maandag 12 november 2018

E mentre Cancelleri tiene a precisare a Lettera43.it che «non si occupa di dinamiche interne al gruppo di Palermo», il neocapogruppo a Palazzo delle Aquile, Randazzo afferma: «Mi spiace dirlo ma Forello ha voluto solo amplificare una situazione già nota. Si è creata una semplice incomprensione al Consiglio comunale che non ha nulla a che vedere con le sue critiche costruttive all’interno del Movimento. Per fortuna abbiamo già chiarito tutto. Ugo Forello rimane all’interno del Movimento e di questo sono contento perché è un percorso che nasce con lui, candidato a sindaco. Sulle sue dinamiche interne rispetto ai 5 stelle a Roma, io non posso dire nulla».

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