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Politica
25 Novembre Nov 2018 1500 25 novembre 2018

Lo scontro tra populisti e anti-populisti sulle epidemie

Per un fronte le malattie le portano gli immigrati. Per l'altro invece sono causate da politiche di tagli alla Sanità e posizioni no-vax. Viaggio nella battaglia ideologica. 

  • MAURIZIO STEFANINI
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«C’è rischio di epidemie per colpa dei migranti», proclama la narrativa populista. «C’è rischio di epidemie per colpa del populismo», ribatte la narrativa anti-populista. Chi ha ragione? «La carovana dei migranti centroamericani si dirige verso gli Stati Uniti con malattie come vaiolo, lebbra e tubercolosi», è stato l'allarme rilanciato a Fox News da David Ward, ex-funzionario della United States Immigration and Customs Enforcement (Ice), agenzia federale che si occupa del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione.

In realtà, anche grazie al fatto che il primo vaccino fu creato per combatterlo, il vaiolo è stata la prima malattia sradicata nella storia dell’umanità: l‘ultimo caso fu diagnosticato infatti in Somalia il 26 ottobre del 1977, in Centroamerica nel 1971. Quanto alla lebbra si tratta comunque di una malattia ormai marginale. Nel 2016 si registrarono 168 casi negli Stati Uniti, due in Honduras, uno in Nicaragua, uno in El Salvador. È vero invece che tra le persone della carovana si sono registrati casi di tbc e di influenza, oltre che di pidocchi. Malattie causate dall'escursione termica tra il caldo centroamericano e il freddo delle montagne messicane e da problemi più generali di igiene. Qualche allarme, dunque, c’è. Ma di natura ben diversa da quella fantasticata dagli anti-migranti.

LA BUFALA DELLA TBC E DEL CONTAGIO DEI MIGRANTI

Anche in Italia si è parlato di un aumento della tbc per via degli immigrati. In effetti tra 2003 e 2012 il numero di casi tra residenti nati all’estero è passato dal 37 al 58%, ma l’incidenza complessiva è rimasta stabile, e quella tra i nati all’estero è dimezzata in un decennio. Cioè, alcuni immigrati vengono in Italia affetti da tbc per via delle condizioni dei luoghi di origine o del viaggio, ma nel nostro Paese guariscono e non contagiano nessuno. L'allarme colera a Napoli dello scorso ottobre riguardava invece un bambino di due anni e la madre appena rientrati dal Bangladesh. È vero, si tratta di una zona in cui il colera è endemico e da cui si diffuse dopo la conversione della popolazione all'islam attraverso i pellegrini alla Mecca. Però alla fine l'allarme in Italia è stato circoscritto a quei soli due casi.

Migranti sbarcati a Lampedusa.

SE LE MALATTIE SONO PORTATE DA TRUMP

Come si è ricordato, però, accanto alla narrazione alla Trump secondo cui le malattie le portano i migranti, c’è anche la narrazione secondo cui le malattie le portano i Trump. Ed è questo che ha scritto in particolare Foreign Policy. «La prossima pandemia arriverà tra poco», ha scritto la rivista. «Ed è una delle più gravi minacce alla stabilità globale e alla sicurezza. Ma gli investimenti per arginare tali epidemie sono ridotti al loro livello più basso dagli apici dei tempi della risposta a Ebola nel 2014, a causa di tagli agli stanziamenti federali di oltre il 50% rispetto a quei livelli». Una politica voluta da Trump e che starebbe creando «nuove vulnerabilità nella infrastruttura sanitaria degli Stati Uniti, lasciando il mondo con lacune critiche da colmare quando la prossima epidemia globale scoppierà». Le malattie giudicate pericolose sarebbero Ebola, Zika, Dengue e virus del Nilo occidentale, ma anche le influenze aviarie di provenienza cinese. Alla fine dell’articolo Foreign Policy agitava addirittura il fantasma della Spagnola, che giusto 100 anni fa uccise 50 milioni di persone.

Donald Trump.

IL MORBILLO E LA "CRISI" TRA ITALIA E REGNO UNITO

Ma questo, per il momento, è solo uno scenario. E qui si potrebbe obiettare che gli anti-Trump sono altrettanto paranoici dei filo-Trump. A cifre e a casi reali si è invece riferito il Times quando a luglio ha scritto che per colpa dei partiti populisti al governo in Italia i casi di morbillo nel Regno Unito erano più che raddoppiati in un anno. I dati erano della Public Health England (Phe), l'agenzia esecutiva del ministero della Salute britannico e indicavano che si era passati dai 274 casi del 2016 ai 729 dei soli primi sei mesi del 2018. Insomma, secondo il Phe un national incident, un’emergenza nazionale dovuta ai turisti britannici che dopo aver contratto la malattia in Italia tornavano in patria.

UNA QUESTIONE DI COPERTURE VACCINALI

In effetti, prima che tra 1954 e 1963 i vaccini si diffondessero ogni anno morivano di morbillo in tutto il Pianeta almeno 7 milioni di bambini. Nei primi sei mesi del 2018 in Europa i casi sono saliti a 40 mila, quasi il doppio del 2017 quando si erano registrati 23 mila casi, con ben 48 morti. Cinquemila casi sono stati registrati in Italia, dove la copertura vaccinale è scesa all’83%. Altrettanti in Romania (copertura vaccinale al 76%). Varie centinaia di casi si sono avuti anche in Grecia, dove siamo all’83%, e in Francia al 79%. Il Regno Unito è al 92%, ma secondo gli esperti occorrerebbe almeno il 95% di vaccinati per debellare la malattia. «È veramente scoraggiante se pensiamo a quanto eravamo vicini alla completa scomparsa del morbillo», aveva commentato Helen Stokes-Lampard, presidente del Collegio reale dei medici.

«TUTTA COLPA DI LEGA E MOVIMENTO 5 STELLE»

Secondo l'editorialista del Times David Aaronovitch una delle ragioni dell'aumento dei casi di morbillo nel Regno Unito sarebbe appunto «la campagna anti vaccinazioni condotta dai partiti populisti ora al potere quando si trovavano all'opposizione». Sia il Movimento 5 stelle sia la Lega, secondo lui, «volevano cancellare la legge che rende obbligatori alcuni vaccini per i minori di 16 anni». L’articolo insisteva poi smentendo ogni tipo di legame e correlazione «tra i vaccini e alcune malattie come la leucemia e l'autismo, come invece sostenuto dai cinque stelle nel 2015». Quindi sottolineava come «il rifiuto dell'opinione medica generale» facesse parte della «mentalità populista». Aaronovitch se la prendeva anche con il Front National francese che avrebbe «posizioni simili» e sarebbe stato responsabile, a suo giudizio, del calo delle vaccinazioni in Francia e del conseguente aumento dei casi di morbillo.

Il ministro della Salute del M5s Giulia Grillo.

«Nessun allarme di casi dall’Italia al Regno Unito», aveva risposto al Times il ministro della Salute Giulia Grillo. A ottobre è però rimbalzato da Bari l’allarme per gli otto casi di morbillo innescati da una bambina figlia di genitori no-vax. «I casi di morbillo a Bari ci devono preoccupare perché come volevasi dimostrare la situazione non è assolutamente sotto controllo, è allarmante», aveva denunciato il presidente dell'Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi. «Si è creata in Italia dal 1999 da quando il parlamento ha abrogato l'obbligo di iscrizione a scuola con il certificato di vaccinazione, una vera e propria bomba microbiologica. I bambini che non si sono vaccinati nel 1999 oggi hanno 18-19 anni e sono decine di migliaia; vivono e si muovono e il morbillo è un virus tra i più contagiosi che esistono».

L'INEFFICIENZA VENEZUELANA

Ma il populismo può diventare epidemia non solo per i tagli alla Sanità o per la diffusione di idee anti-vaccini. A volte, semplicemente, perché crea inefficienza. Nel 2014, per esempio, in Venezuela fu creata una impresa socialista con l’obiettivo di produrre 120 milioni di dosi di vaccino all'anno. I dati effettivi erano e restano top secret, come le statistiche sanitarie, almeno da quando hanno iniziato a essere negative. Un ministro della Sanità fu addirittura destituito in quattro e quattr'otto, dopo che attraverso un bollettino aveva ammesso come tra 2015 e 2016 la mortalità infantile fosse aumentata del 30%, quella materna del 65,79 e la malaria del 76,4%. Si sa però che in Venezuela in questo momento ci sono epidemie di difterite, tubercolosi e morbillo in 22 dei 24 Stati. Un altro ex-ministro della Salute, il dottor José Félix Oletta, ha segnalato ben 17 focolai di difterite, malattia che era sparita in Venezuela nel 1993. Insomma, un modello di società sempre più no-vax.

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