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Salvini Dimaio Errori Europa
BASSA MAREA
25 Novembre Nov 2018 1400 25 novembre 2018

I due errori di Salvini e Di Maio in Europa

Sottovalutano l'Ue. E manifestano l’incapacità storico-politica di dare una spiegazione conseguente di quanto sta accadendo nel pianeta. Questi mesi di governo ne sono la conferma.

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Il sipario del primo atto è calato su questa tragicommedia del sovranismo salviniano e del grillismo escatologico capace di rilanciare l’economia con il reddito di cittadinanza e l’«abbiamo abolito la povertà» di Luigi Di Maio. Non c’è nulla di sorprendente. Doveva finire male ed è finita male, con la Unione europea che dice no all’Italia e l’Italia che dice “me ne frego” alla Ue. Se va avanti così, chi ne uscirà più malconcio? Si accettano scommesse. E difatti da Roma si procede ora agitando il bastone ma con il ramoscello della pace dietro la schiena, qualche schiena almeno. Le premesse c’erano tutte ed erano visibili già sei mesi fa, se non prima. Nei giorni scorsi c’è stato il primo testa-coda scivoloso, Bruxelles dice no e Roma risponde no, e lo schianto è in vista, probabile al termine dell’iter comunitario, salvo un onesto mercato delle vacche che avrebbe dovuto essere fatto prima evitando all’Italia svariati miliardi di danni sostanzialmente autoinflitti.

LE LETTERINE DI SALVINI

L’Italia giallo-verde con il suo bilancio e debito, debito ereditato ma sottovalutato, ha di fronte la Commissione Ue, spalleggiata da tutti i Paesi dell’Unione, euro e non euro, Ungheria sovranista compresa. Quell’Unione che i nostri eroi, con Beppe Grillo maestro seguito da allievi zelanti, hanno per primi attaccato, offeso, dileggiato e sottovalutato, in una adolescenziale esaltazione di celodurismo puro. I loro esperti web hanno sempre detto che fare i duri richiama moltissimi emoticon sorridenti di plauso. Sono molto sensibili però, i nostri, quando anche Bruxelles risponde stizzosa e offende a sua volta (sbagliando, con certi interlocutori bisogna sforzarsi ed essere magnanimi), ma non sono secondi a nessuno quanto a dileggio. Bolliti, finiti, il voto dell’europarlamento vi seppellirà. La sera di giovedì 22, il massimo. «Questa Europa ha rotto le scatole. Gliela mandiamo noi la letterina», ha detto Salvini. Quale letterina, di dimissioni dall’Unione? Di uscita dall’euro, intanto? Senza fatti nuovi, senza la ricostruzione di un rapporto con i partner, si sa già come andrà a finire: liquidità bancaria difficile, un accenno di Grecia, con la paura di poter ritirare al bancomat massimo 50 euro al giorno o anche meno, e tutto si squaglia. Gli emoticon scarseggiano perché si ride assai meno. Il governo traballa. Non si sa chi raccoglierà i cocci.

Non solo siamo soli, ma siamo ed eravamo fin dall’inizio molto più deboli di quel fronte europeo contro il quale abbiamo deciso, a botte di “me ne frego”, di andare alla guerra. È stato fatto perché il “nemico” esterno compatta il popolo. L’Italia ha già in passato dichiarato guerre, vere, che non poteva vincere. Forse fa parte dei nostri istinti più balordi. E dietro l’Unione ci sono i mercati, che sono quello che sono, ma impossibile ignorarli. Siamo in guerra anche con loro. «Io sono convinto che gli italiani sono pronti a darci una mano» aveva detto Salvini al G6 di Lione (immigrazione), un mese e mezzo fa. Ma il risparmiatore italiano non è stato mai così tiepido come con questa 14esima asta dei Btp Italia a lui, prioritariamenta, riservata, chiusa giovedì 22 novembre con solo un quarto della raccolta minima attesa, e solo grazie agli istituzionali italiani: privati e stranieri più che tiepidi. E anche questo poteva essere benissimo previsto. Mettiamo qui da parte quell’elemento, fondamentale per il successo di Salvini, che è stata comunque la si giudichi la sua politica sull’immigrazione. Da tempo chiesta a gran voce da una parte cospicua del Paese, giusta o sbagliata che sia. E vediamo il cuore dell’ azione gialloverde su Europa ed economia.

L'UE È UNA STORIA DI SUCCESSO

Salvini e Di Maio hanno commesso due errori madornali e il primo è una conseguenza del secondo, che resta l’errore di fondo. Il primo è una sottovalutazione dell’Unione europea e dei suoi risultati, primo fra tutti l’euro. Per quanto piena di magagne, per quanto burocratica, parolaia e scoordinata, sottomessa fin troppo a un Consiglio (il collegio dei capi di Stato e di governo, o dei loro ministri) che non è stato capace di fissare una politica comune sull’immigrazione, per quanto l’euro sia un tavolo a tre gambe e malfermo, l’Unione europea resta una delle grandi storie di successo della politica ed economia globali del 900. Anzi, un successo con pochi confronti. Tanto più se si pensa che è sorta sulle ceneri di due terribili guerre fratricide. E invece per Salvini e Di Maio è diventata “il nemico”. È una realtà alla quale la netta maggioranza degli europei rimane legata. Non molti vogliono il ritorno alle monete nazionali, fra quanti sono entrati nell’euro. Nessuno salvo gli iper-nazionalisti esterofobi vuole il ritorno delle frontiere. Tutti, o quasi, apprezzano la libera circolazione delle persone e delle merci. Salvinismo e Cinque stelle hanno scelto però di alimentare una visione che vede la nazione, lo Stato-nazione, al centro del sistema, senza nulla sopra. L’Europa la subiscono e, Salvini forse anche per motivi personali da ex eurodeputato snobbato, la detestano.

I SOVRANISTI RESTERANNO UNA MINORANZA

Il secondo errore è l’incapacità storico-politica di dare una spiegazione conseguente di quanto sta accadendo nel pianeta, e che porta a dare più peso all’Europa e non a boicottarla. Salvini e Di Maio sanno benissimo che il sistema globale, il globalismo e i suoi strumenti, sono in crisi e pensano che il futuro sia dei nazionalismi, parola vera da usare invece dell’inutile neoparola “sovranismo”. Non si accorgono che se il nazionalismo dei grandi Paesi, Usa, Cina e Russia, ha un suo senso (perverso, ma vero) quello dei piccoli Paesi europei è solo suicida. Diventare servi di altre capitali per non essere “servi” di Bruxelles? Il nazionalismo è per Salvini il principio dell’ordine internazionale. Un ordine nazionalista dove ciascuno fa per sé. Di Maio è un po’ diverso, i Cinque stelle credono in un futuro di web, distribuzione di una ricchezza che si preoccupano poco di creare e di democrazia diretta, di una società piccola e felice fatta di onesti, beati loro e i loro sogni, e quindi alla fine sono nazionalisti perché questa loro rattoppata visione, oltretutto molto mediterranea, trova difficilmente sponde all’estero. L’Italia dei Cinque stelle inevitabilmente farà da sé. Salvini e Di Maio sperano in un voto per l’europarlamento, a maggio, dove i “sovranisti” avanzino a valanga e diventano maggioranza. Avanzeranno eccome, ma molto lascia prevedere che resteranno minoranza. Se ne riparlerà forse nel 2024.

Paolo Savona.

Nel pianeta c’è un certo ritorno della coscienza nazionale come identità, valori e diritti-doveri perché troppa globalizzazione andava frenata. C’è un indebolimento dell’asse atlantico che , con la crisi della Gran Bretagna ormai vecchia di un secolo e il subentro al suo posto degli Stati Uniti ha regolato, ad opera americana al 90%, il sistema globale per tre generazioni. Dalle leggi sui commerci al pattugliamento dei mari agli interventi militari. Quell’America non c’è più, eclissata da Trump, poi si vedrà, ma comunque non sarà più la stessa. C’è la Cina, che ha i soldi e si sta facendo il muscolo militare. C’è la Russia, che ha il muscolo militare ma non ha i soldi. Si tratta di vedere che cosa vuol fare l’Europa. Non per essere protagonista al pari degli altri tre, obiettivo irraggiungibile e inutile, ma per non farsi né spezzettare né fagocitare.

DA SOLI DIVENTIAMO UN TAPPETINO

Se questo quadro è verosimile, si può anche essere duri con Bruxelles, ma occorre essere costruttivi e pensare a un futuro insieme. Da soli diventiamo un tappetino. Invece Salvini e Di Maio, quando verranno forse sanzionati con le pene finanziarie previste (dal Consiglio, cioè dalle altre nazioni, non dai burocrati di Bruxelles) per chi viola le regole, non potranno che alzare il tiro per non perdere la faccia, parlare di uscita dall’euro, il che farà schizzare lo spread a limiti mai visti. Da veri apprendisti stregoni, non si sono preparati una via di fuga. Anche se Salvini potrà cercarla con l’aiuto di Silvio Berlusconi, e del voto. È vero che gli scenari del professor Paolo Savona, chiedendo alla Bce cose che questa non può dare, preparano la strada per un ritorno alla Banca d’Italia pre euro, alla lira e alla sudditanza di Bankitalia al Tesoro, con ampia facoltà di stampa e di inflazione. Ma è anche vero che, prima di arrivarci, i nostri si romperanno le corna sui mercati, davanti ai bancomat dal braccino improvvisamente corto. Purtroppo, le corna ce le romperemo anche noi.

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