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Politica
1 Dicembre Dic 2018 1800 01 dicembre 2018

L'agenda delle manifestazioni contro il governo

Imprenditori, partite Iva, sì Tav. Ma anche studenti. Si moltiplicano i fronti caldi per l'esecutivo. Da Milano a Torino, la mappa dello scontento. 

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Più che lo spread poté la piazza? Probabilmente non sapremo mai cosa ha spinto il governo M5s-Lega a rientrare apparentemente nei ranghi per iniziare un percorso di dialogo con l'Unione europea sulla manovra economica, ma le numerose manifestazioni di questi giorni e quelle già calendarizzate nelle prossime settimane potrebbero avere impensierito soprattutto il partito di Matteo Salvini, che teme una scalfittura del consenso – stando ai sondaggi comunque sempre alto – proprio nelle piazze del Nord Italia, dove il Carroccio coltiva da sempre il proprio elettorato. Oltre a quello economico, che rischia di sancire il divorzio con i rappresentanti del mondo dell'industria e dell'impresa, il governo deve vedersela con i fronti aperti sul Tav e sulla scuola.

IL POPOLO DELLE PARTITE IVA A TORINO IL 3 DICEMBRE

È il Tav, già motivo di scontro interno tra Lega e Movimento 5 stelle, a essere diventato l'emblema della protesta di chi contesta le scelte economiche e strategiche dell'esecutivo. «Questo Paese deve domandarsi in futuro cosa sarà e cosa vuole essere. L'Italia che vogliamo è centrale tra Europa e Mediterraneo, aperta a Est e Ovest», ha dichiarato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, quando ha indetto la riunione a Torino del prossimo 3 dicembre che chiederà di riaprire tutti i cantieri delle grandi opere. I consigli generali dell’associazionismo d’impresa contano di portare nel capoluogo piemontese il popolo delle partite Iva: non meno di 1.500 imprenditori per ribadire il proprio sì alla linea ferroviaria ad alta velocità essenziale – sostengono – per non restare indietro rispetto al resto d'Europa e poter muovere rapidamente le merci lungo un corridoio ferrato ritenuto strategico.

IL GOVERNO SCHIACCIATO TRA I SÌ TAV E I NO TAV

La manifestazione del 3 dicembre è destinata a incardinarsi in un altro fitto calendario che riguarda proprio il destino del Tav: il 5 dicembre gli imprenditori rappresentanti le 33 sigle che, nel giorno della marcia dei 40 mila sì Tav (poco più della metà secondo la questura), avevano consegnato al prefetto un documento con le loro rivendicazioni saranno ricevuti a Roma dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dal vicepresidente Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. Un incontro insomma con la sola ala grillina del governo, anche perché la Lega in diverse occasioni ha già detto che il Tav si deve fare. Resta però da capire se il M5s intende dare subito una risposta agli industriali del Nord oppure mira a barcamenarsi tra i due fronti: considerata l'altra manifestazione calendarizzata tre giorni dopo, l'8 dicembre, questa volta contro il Tav e sostenuta dunque con ogni probabilità proprio da elettori grillini, c'è infatti il rischio che l'incontro non sia risolutivo. Una posizione definitiva il governo dovrà comunque prenderla entro l'anno: il 17 dicembre a Roma si riunirà il consiglio di amministrazione di Telt, la società che sta scavando il tunnel di base e si attende per quella data una nota formale e congiunta degli esecutivi francese e italiano che dia notizia circa l'avvio o meno ai 2 miliardi di gare finora sospese.

La manifestazione sì Tav e apartitica di Torino del 10 novembre 2018.

IMPRENDITORI E LAVORATORI IN PIAZZA A MILANO

La legge di bilancio da un lato e l'assenza dell'opposizione dall'altro sembrano aver compattato il mondo delle parti sociali (rappresentanti dell'industria e dei lavoratori) che il 13 dicembre sfilerà in corteo, eccezionalmente compatto, a Milano per protestare contro il governo. La città scelta non è casuale: Milano è casa sia della Lega sia del suo segretario federale, oggi vicepremier, Matteo Salvini, cui gli artigiani veneti che hanno indetto la manifestazione rimproverano il patto scellerato con i 5 stelle. Difficile, per il Nord Est, digerire la manovra, sia a causa delle ingenti somme destinate al reddito di cittadinanza (e dunque al Sud), sia per la querelle con l'Europa che ha alzato lo spread, rischiato di indebolire gli affari e agitato lo spauracchio di una nuova stretta sul credito bancario. Gli imprenditori, poi, lamentano che la legge di bilancio sottragga al comparto produttivo 6 miliardi di euro.

Il J'ACCUSE DI CONFINDUSTRIA VICENZA

Il fronte contro la manovra rappresenterà tutto il mondo dell'impresa: martedì sfileranno infatti Confartigianato, Confcommercio e Confindustria. Nei giorni scorsi, il presidente di Confindustria Vicenza, Luciano Vescovi, ha accusato il governo di «giocare d'azzardo sulla pelle degli industriali e di isolare il Paese dal resto del mondo». «L’Europa», ha aggiunto, «ce la stiamo facendo nemica con una sfrontatezza che non ha nulla a che vedere con il farsi valere, ma che è buona solo per fare battutine per un post su Facebook». Quindi, Vescovi ha chiesto retoricamente all'esecutivo: «Dov’è il tema della crescita? Dove sono gli investimenti? Un piano di politica economica e industriale di medio-lungo termine c’è? Quali sono le direzioni in cui il governo vuole far sviluppare il Paese?». Parole con un peso significativo: con più di 2.000 imprese associate, Confindustria Vicenza è una delle prime organizzazioni territoriali dell'intero sistema Confindustria.

LA PETIZIONE ONLINE DI FEDERMECCANICA

Rinuncia alla piazza reale puntando a quella virtuale Federmeccanica, impegnata da qualche tempo in una raccolta firme indirizzata a Conte, Di Maio e al ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, per chiedere una migliore alternanza scuola-lavoro. «Serve personale qualificato e non si trova. Il 48% delle nostre Imprese non riesce a reperire sul mercato candidati con il profilo richiesto», chiede Federmeccanica che poi ricorda al governo il ridimensionamento in manovra delle misure a sostegno dell'industria 4.0 (cavallo di battaglia di M5s): «Occorre riconoscere il credito di imposta, o misure equivalenti, per le spese fatte dalle aziende per l’alternanza e la formazione del personale funzionale all'Industry 4.0».

Il corteo degli studenti anti-Salvini.

OCCHIO AI GILET GIALLI ITALIANI

Ricorda agli azionisti di governo le promesse fatte in campagna elettorale in tema di abbattimento accise sulla benzina e ridiscussione della direttiva comunitaria Bolkestein (invisa ai settori dei mercanti ambulanti e dei balneari) il neonato Coordinamento nazionale Gilet gialli Italia. A dare vita a quella che appare come una riedizione 2.0 del "popolo dei forconi" che il 9 dicembre 2013 paralizzò il Paese, il presidente del sindacato Goia nazionale ambulanti Giancarlo Nardozzi e l'ex parlamentare pentastellato Ivan Della Valle, espulso dal Movimento 5 stelle per non aver adempiuto totalmente alle restituzioni dell'indennità da onorevole (alla trasmissione televisiva Le Iene ammise di aver taroccato i bonifici con Photoshop). Diverse battaglie dei Gilet gialli de' noantri sono le stesse sostenute sotto elezioni dagli azionisti dell'esecutivo, perciò formalmente non sembrano schierarsi contro il governo, questo però non vuol dire che non manifesteranno nel caso le loro istanze dovessero restare inascoltate. Al momento, a differenza degli omologhi d'Oltralpe, non è prevista alcuna manifestazione ma solo una pagina Facebook con qualche migliaio di "mi piace".

I poster della manifestazione anti-Salvini organizzata a novembre 2018 dagli studenti.

L'OPPOSIZIONE DEGLI STUDENTI

I primi a protestare contro il governo erano stati invece gli studenti, con un corteo a inizio ottobre, poi ripetuto il 16 novembre scorso sotto forma di "No Salvini Day". Oltre a manifestare contro le politiche dei "muri", i ragazzi chiedono «maggiori investimenti per l'edilizia scolastica, l'abolizione del numero chiuso universitario e una alternanza scuola-lavoro che non li metta a fare fotocopie». Il primo dicembre, invece, a Milano studenti, migranti, sindacati di base e centri sociali sono scesi in piazza contro il dl Sicurezza.

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