Milano Corteo Corelli
Politica
1 Dicembre Dic 2018 1629 01 dicembre 2018

Corteo a Milano contro il centro per il rimpatrio e il dl Salvini

In Piazza Piola il corteo di studenti, sindacati e centri sociali contro la chiusura della struttura di accoglienza per richiedenti asilo e il decreto Sicurezza.

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Almeno 3 mila i cittadini si sono dati appuntamento in piazza Piola a Milano per manifestare contro la decisione del ministero dell'Interno di chiudere la struttura di accoglienza per richiedenti asilo di via Corelli, il Cas, per trasformarlo in Cpr, centro per il rimpatrio. In piazza, alla marcia «Mai più lager - No Cpr», la Rete studenti di Milano, Rifondazione Comunista, Arci, Possibile, Camera del lavoro di Milano, Naga e altre associazioni minori. Il corteo, hanno spiegato gli organizzatori, è anche l'occasione per manifestare dissenso contro il Decreto Salvini (ormai legge) soprattutto nelle parti dedicate al controllo dell'immigrazione. Tra striscioni e bandiere ci sono anche molti giovani africani, richiedenti asilo o già in possesso dello status di rifugiato o del permesso di soggiorno.

IL CENTRO DI VIA CORELLI, QUESTIONE APERTA DA 20 ANNI

L'intervento del governo riporta la storia del centro di via Corelli indietro di cinque anni. Nel 2013 infatti che fu decisa la svolta per la struttura: da luogo di detenzione amministrativa degli stranieri senza permesso di soggiorno a centro per l'integrazione. Gli slogan sono «Mai più lager» e «Fermare Salvini». La questione della destinazione e dello scopo del centro di via Corelli impegna gli esecutivi da 20 anni, trasversale a governi di destra e sinistra. I Cpt, centri di permanenza temporanea, furono infatti istituiti nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano e al tempo i Radicali e Rifondazione comunista parlarono di «strutture inumane e illegali». Di fatto, gli stranieri senza permesso di soggiorno o con documenti non validi vi venivano rinchiusi in stato di detenzione, identificati e nel caso ce ne fossero i presupposti, espulsi dall'Italia. Successivamente i centri furono rinominati dai governi di centrodestra in Cie, centri di identificazione ed espulsione, senza di fatto cambiare formula. La svolta in senso umanitario, arrivata nel 2013, è stata cancellata ora per decisione del ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

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