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Politica
3 Dicembre Dic 2018 2156 03 dicembre 2018

Manovra: Conte assicura che non scende sotto il 2%

Dopo le ultime concessioni all'Ue, il governo ha posto il limite minimo per il deficit. Cresce la pressione sul premier per chiudere la trattativa.

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Lo spettro di una nuova recessione all'inizio del 2019. Il rischio di doverla affrontare con il fardello di una pesante procedura d'infrazione. E due settimane di tempo per correggere la rotta. Cresce la pressione sul presidente Giuseppe Conte per chiudere la duplice trattativa avviata con l'Unione europea e, nel governo, con i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il deficit scenderà, la manovra cambierà: dirlo per i giallo-verdi non è più un tabù. Ma il «quanto» e il «come» sono ancora in discussione. Tanto che non solo la Commissione Ue, con Valdis Dombrovskis, ma anche tremila imprenditori e commercianti riuniti a Torino invocano «i fatti». Alla Camera i lavori sulla legge di bilancio proseguono a rilento: il testo è atteso in Aula mercoledì, dove dovrebbe essere approvato con voto di fiducia.

ACCORDO ENTRO IL 17 DICEMBRE

Ma gli emendamenti che cambieranno i connotati al testo, per recepire l'eventuale intesa con l'Ue sono attesi solo nel secondo passaggio al Senato. Il tempo stringe: l'accordo va chiuso entro lunedì 17, altrimenti i capi di gabinetto dei commissari Ue, che si vedono quel giorno, prepareranno la procedura d'infrazione che sarà lanciata il 19. Ma il dialogo ora c'è e fa passi avanti: sembra 'crederci' pure lo spread, che chiude in forte calo a 283 punti. A margine dell'Eurogruppo si respira aria di trattativa: il negoziato vero è stato avviato, spiegano fonti di governo, a margine del G20 di Buenos Aires e il mandato a trattare dato domenica sera a Conte da Di Maio e Salvini piace all'Europa. L'obiettivo non è quello di andare «sotto» il 2% di deficit, spiega il premier, confermando indirettamente che invece il 2% potrebbe essere la soglia per un'intesa.

DALL'UE RICHIESTE SULLE PENSIONI

Ma la richiesta di partenza dell'Ue è ben più alta, una correzione strutturale di almeno lo 0,1% (uno 0,9% di deficit: 14 miliardi in meno). Ci sarebbero però margini spostando l'asse sugli investimenti: l'Ue potrebbe scontare tutta la spesa che finirà sotto quella voce, non solo la ricostruzione del ponte Morandi. Ma in cambio chiede dall'Italia uno sforzo soprattutto sul fronte delle pensioni.​ «Ci sono nuove proposte e idee nella giusta direzione», spiega il commissario Pierre Moscovici, «ma ancora non ci siamo» e dunque va avanti l'iter che può portare alla procedura d'infrazione. Anche l'Eurogruppo sostiene la decisione della commissione Ue di bocciare la manovra italiana. Tria e Dombrovskis dopo un incontro dichiarano di lavorare a una «soluzione al più presto». Ma il commissario aggiunge che le parole non bastano e che finora le ricette italiane sul fronte economico non stanno funzionando.

SLITTA IL VERTICE CON I VICEPREMIER

Salvini dichiara di non voler cedere sulle pensioni e il M5s continua a battere sul tasto del reddito di cittadinanza ma è anche a una revisione delle due misure che si sta lavorando in queste ore. Una soluzione ancora non c'è, le resistenze dei due partiti restano: il vertice di Conte con i vicepremier slitta. «Nel volgere di qualche giorno faremo un nuovo passaggio con le istituzioni Ue per una soluzione», annuncia il premier. Alle ricette M5s-Lega ribadisce sostegno l'amministrazione Trump, con l'ambasciatore Usa a Roma Lewis Eisenberg conferma la vicinanza dell'amministrazione Trump alle scelte italiane, «non c'è mai stato un momento migliore per comprare Made in Usa e Made in Italy». Ma, nel giorno in cui il fabbisogno statale segna una flessione di 10 miliardi in 11 mesi a 57,4 miliardi, è Goldman Sachs a lanciare un nuovo allarme sull'economia italiana, prevedendo una «recessione all'inizio del prossimo anno». Gli analisti della banca d'affari si mostrano scettici sulla capacità di Roma di «cambiare rotta» sulla legge di bilancio: «L'Italia getta una nube scura» sullo scenario dei mercati in Europa e «le cose potrebbero dover peggiorare prima di vedere un miglioramento».

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