Def E Manovra
Def e manovra
I 400 colpi
Manovra Europa M5s Lega Reddito Cittadinanza Quota 100
Politica
3 Dicembre Dic 2018 0914 03 dicembre 2018

Manovra: scusate elettori, abbiamo scherzato

Diciamolo, quella sulla finanziaria è una delle più clamorose retromarce cui un esecutivo ci abbia fatto assistere: la montagna di propositi bellicosi di Di Maio e Salvini paiono solo un ricordo.

  • ...

Ancora qualche saliscendi dello spread, ancora una protesta di coloro che con termine anodino e vago di chiamano i ceti produttivi, e si tornerà a quel defict/pil all’1,6% che al debutto del governo gialloverde il suo ministro dell’Economia aveva indicato come soglia invalicabile. Per ora siamo al 2%, ma nulla dice che se Bruxelles alzerà ancora il sopracciglio si possa scendere. Diciamolo, è una delle più clamorose retromarce cui un esecutivo ci abbia fatto assistere, e questo senza che il suo granitico consenso (Lega e M5s insieme hanno dalla loro parte quasi il 60% degli elettori) sia stato minimamene scalfito.

Lo hanno fatto per un motivo molto semplice: hanno temuto che chi ci deve finanziare il debito pubblico non lo facesse più, o quanto meno che per farlo richiedesse un prezzo troppo elevato. Hanno visto l’asta dei Btp Italia andare malissimo, e lì hanno capito che non era solo una questione di Europa e complotti internazionali, ma che i loro concittadini che si spellavano le mani quando parlavi loro di immigrazione e vitalizi, si guardavano bene dal sostenerli aprendo il portafoglio.

CONTE E L'ELOGIO DEL RAPPORTO TRA ITALIA ED EUROPA

La retromarcia è stata repentina, nei contenuti e nel linguaggio. Di colpo la Commissione europea non è stata più una sentina di incalliti burocrati, ma un’istituzione con cui dobbiamo dialogare. I mercati da cattivi sono diventati buoni, i decimali una variabile, Juncker e Moscovici due filantropi e l’euro un intoccabile totem. Se continua così, finirà che ci ritroveremo con l’esecutivo più europeista della storia della Repubblica. E ammettiamolo: vedere come, a Buenos Aires per il G20, il premier Giuseppe Conte imbastiva un tanto retoricamente mirabile quanto doroteo racconto su Italia ed Europa che, come il paguro bernardo, non possono stare l’una senza l’altra, c’era da togliersi il cappello.

Da sinistra, Alfono Bonafede, Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini.
ANSA

MANOVRA SEMPRE PIÙ ANNAQUATA NELLE SUE RIFOME CHIAVE

Sta di fatto che il risultato del macroscopico passo indietro è un tantino surreale: ci sono ancora pochi giorni per licenziare la manovra, ma non abbiamo la minima idea di che forma prenderà. Ci dovrebbero essere quota 100, flat tax e reddito di cittadinanza, cioè i cavalli di battaglia dei due alleati, ma talmente annacquati che alla fine sarà come non ci fossero. O, per lo meno, avranno un impatto e una platea così limitata da risultare marginali. Di Maio, Salvini e la loro montagna di propositi bellicosi verranno riportati a mansuetudine come san Francesco con il lupo, e finirà che Conte, secondo la letteratura bollato come uomo senza qualità, si intesterà quell’accordo con Bruxelles che dovrebbe evitarci la procedura di infrazione diventando di colpo un gigante in questa assise di nani (per ora, senza ballerine).

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso