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Politica
3 Dicembre Dic 2018 1912 03 dicembre 2018

Salvini e gli ostacoli alla revisione della Fornero

Il vicepremier leghista ne ha fatto un cavallo di battaglia. Ma la misura non compare tra gli emendamenti alla manovra. E spunta l'ipotesi quota 104. Il punto.

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Impossibile anche solo contare tutte le volte che, ben prima dell'inizio della campagna elettorale, durante la corsa al voto e persino una volta arrivato al governo, il segretario della Lega Matteo Salvini ha promesso, in televisione, durante le dirette Facebook, via Twitter o su Instagram che il suo primo atto ufficiale alla guida del Paese sarebbe stato la "cancellazione" della Fornero (qui il video di Otto e Mezzo). La volontà di rivoluzionare in pochi mesi un sistema che richiede risorse ingenti, la necessità di attuare la misura in contemporanea con il reddito di cittadinanza per non scontentare l'alleato pentastellato, lo spread fuori controllo, lo spettro di una nuova recessione e la prova muscolare con l'Unione europea si sono rivelati ostacoli capaci di trasformare la corsa verso la rivoluzione del sistema pensionistico in un vero e proprio imbuto. A tal punto che il ministro dell'Interno potrebbe essersi lasciato persuadere a ridimensionare le promesse fatte all'elettorato. Forse per questo non si ha traccia della misura nei 54 emendamenti alla manovra presentati il 2 dicembre: il pacchetto pensioni, così come il reddito di cittadinanza, sarà introdotto solo nel passaggio al Senato, in seconda lettura.

ALL'IMPROVVISO SPUNTA L'IPOTESI QUOTA 104

Un primo segnale che la misura sia ancora da disegnare arriva il 3 dicembre dalle colonne del Corriere. Il professor Alberto Brambilla, direttore del centro studi di Itinerari Previdenziali e tecnico vicino alla Lega, nonché consulente alla presidenza del Consiglio, introduce infatti l'ipotesi di uno scalone che riduca la platea e – quindi – i costi per lo Stato: a poter lasciare il mondo del lavoro in anticipo rispetto alla legge Fornero potrebbero essere solo coloro che hanno maturato da almeno due anni il requisito quota 100 (62 anni di età e 38 di contribuzione) al 31 dicembre del 2018. Poi a seguire guadagnerà l'uscita chi ha raggiunto i limiti fissati da Quota 100 da più di 18 mesi e meno di 24. Più che una quota 100, valida solo per il 2018, si parla di «quota 104», dato che a partire da gennaio si andrebbe in pensione con 64 anni di età e 40 anni di contributi.

LA PRECISAZIONE DI SALVINI

«Se dico quota 100, 62 anni età con 38 di contributi e senza penalizzazioni, questo è», si è affrettato a smentire Salvini. «Questo è l'impegno preso e questo porterò fino in fondo». «Non ci sono penalizzazioni», ha ribadito. «È ovvio che se uno va in pensione l'anno prossimo a 62 anni, andando 4 anni prima rispetto a quello che la gentile Fornero prevedeva, evidentemente non porta a casa i contribuiti dei quattro anni che non ha versato. Ma questo mi sembra ovvio e di buonsenso, non c'è alcun tipo di taglio».

Alberto Brambilla, direttore del centro studi di Itinerari Previdenziali e consulente alla presidenza del Consiglio.

COSA DICEVA IL PROGRAMMA DELLA LEGA

Sebbene tale misura incardini il superamento della Fornero, è ben diversa da quella annunciata in campagna elettorale dalla Lega. Nel programma elettorale come pacchetto pensioni troviamo: «Reintroduzione delle pensioni di anzianità (accesso alla pensione con più di 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica); quota 100 senza penalizzazioni (accesso alla pensione al raggiungimento di quota 100 quale somma di età anagrafica + età contributiva) più quota 41 (accesso alla pensione con solo l’anzianità contributiva); restauro pensioni di vecchiaia ante Fornero». Anche se non c'era menzione della previsione di spesa, la Lega elencava dove trovare le coperture: «Eliminazione dell’Agenzia nazionale dell’ispettorato: l’agenzia confluisce in Inps con risparmi notevoli sui costi di gestione; unificazione di tutto il corpo medico in Inps, nell’Inail; è abolita la possibilità di assegnare le pensioni di invalidità a commissioni regionali; istituzione di una anagrafe generale dell’assistenza nella quale inserire tutte le prestazioni erogate da organismi centrali e territoriali: da solo questo provvedimento può far risparmiare circa 5 miliardi l’anno».

LA LETTURA DELLA CISL

Se nel programma elettorale la Lega parlava apertamente di «quota 100 senza penalizzazioni», un recente studio della Cisl ha avanzato ipotesi ben diverse: chi se ne avvale avrà una pensione inferiore rispetto a chi uscirà dal lavoro a 67 anni con la pensione di anzianità. La perdita netta andrebbe dal 16 al 22,3%. «Quota 100», si legge sull'ultimo numero di Barometro Cisl «è riservata ai lavoratori “forti”, quelli che possono vantare un lungo periodo di contribuzione», ossia chi, a 62 anni, ha versato tra i 38 e i 42 anni di contributi.

I LIMITI AL SUPERAMENTO DELLA FORNERO

Tornando all'ipotesi di quota 104, il professor Brambilla è ferale nell'evidenziare i limiti economici che impediscono il superamento della Fornero dall'oggi al domani. «Ci sono due elementi pratici di cui tenere conto», ha spiegato al Corriere, «a gennaio l’Inps non può ricevere in un sol colpo quasi 300 mila nuove domande di pensionamento, l’altro punto è che un meccanismo del “liberi tutti” costerebbe più di 7 miliardi». A entrambe le obiezioni, Salvini ha sempre ribattuto (per esempio, a Non è l'Arena lo scorso 23 settembre, a 28'00'' circa) rispondendo: «Sono 6-7-8 miliardi? Io li spendo a prescindere dallo “0 virgola”. Se l’anno prossimo diamo il diritto alla pensione a 3 o 400 mila italiani, ci saranno finalmente 3 o 400 mila giovani che invece di scappare in Germania, in Svizzera, in Australia, Londra o chissà dove per cercare un lavoro potranno rimanere in Italia a mettere su famiglia. Quindi, sulla legge Fornero spenderemo tutto ciò che deve essere speso».

COSA NON TORNA NELLE TESI DI SALVINI

Una tesi che presenta almeno due punti deboli: anzitutto non è detto che per ogni pensionato si crei un posto da occupare. Inoltre, anche nella migliore delle ipotesi, mentre la platea dei pensionati crescerebbe di colpo di 3-400 mila unità, quella dei lavoratori (chi materialmente paga le pensioni) resterebbe sostanzialmente inalterata (lo scambio è 1 a 1) e si troverebbe sulle spalle un fardello contributivo maggiore. La questione era stata esaminata tempo addietro, nell'agosto 2016, dall'Ufficio parlamentare di Bilancio chiamato a esprimersi sulle proposte di flessibilità “Damiano” e “Boeri”. In quell'occasione, oltre a ricordare che le forze di lavoro di generazioni differenti sono complementari più che sostituibili (teoria ripresa da diverse ricerche), dato il cambiamento delle competenze e delle professioni, si evidenziava che un pensionamento di massa per liberare posti di lavoro creerebbe immediatamente solo maggiore spesa per pensioni che, se finanziata a ripartizione come avviene in Italia, assorbirebbe maggiori risorse fiscali e contributive, con effetti distorsivi sia sul lato dell’offerta di lavoro sia sul lato della domanda.

Matteo Salvini durante un comizio della Lega.

LE CRITICHE DI BOERI

La Ragioneria dello Stato, in tempi non sospetti (report n. 18 del 2017), aveva inoltre avvertito l'esecutivo dei rischi derivanti dall'intenzione di slegare l’indicizzazione dell’età pensionistica alle aspettative di vita, paventando conti in tilt per l'Inps e l'impennata del debito pubblico. Cosa pensi in merito il numero uno dell'Inps, Tito Boeri, del resto è noto a tutti. La sua opposizione alla misura ha dato vita a un acceso dibattito con Salvini. Tanto per citare un caso verbalizzato in un contesto ufficiale, ascoltato in commissione Lavoro, previdenza sociale, lo scorso 6 settembre, Boeri aveva detto: «La quota 100 costa 15 miliardi l'anno prossimo e 20 miliardi a regime. Sono gli uffici tecnici dell'Inps che fanno le valutazioni: screditare chi le fa è un esercizio pericoloso», per poi aggiungere: «È come spezzare il termometro al malato, non si sa se bisogna dargli la tachipirina. Impedisce il controllo democratico».

UN DIETROFRONT CHE FAREBBE FELICE ANCHE L'UE

E qui si ritorna alla proposta Brambilla. La quota 104 riguarderebbe una platea ridimensionata di 150 mila lavoratori per il 2019 e 100 mila nell’anno successivo con un costo previsto, secondo il professore, «in media di circa 3,9 miliardi all’anno nei primi 5» con un picco di spesa «nel 2020 di circa 5,3 miliardi». In questo modo, si configurerebbe la possibilità di sciogliere «l’ingorgo» dei 250 mila baby pensionati entro il 2021. Con i problemi più acuti della quota 100 calciati lontano. In un solo colpo tirerebbero un sospiro di sollievo sia Bruxelles sia Roma. Salvini ai microfoni di Rtl 102.5 ha però ribadito: «Quota 100 è 62 anni di età e 38 di contributi senza penalizzazioni. Questo l'impegno preso e lo porterò fino in fondo». Non ha detto però entro quando, dettaglio che spiegherebbe perché la riforma della legge Fornero non è ancora tra le correzioni che l'esecutivo ha presentato alla legge di bilancio.

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