I 400 colpi
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Politica
4 Dicembre Dic 2018 0913 04 dicembre 2018

Il Consiglio superiore di sanità e le nomine politiche

Il colpo di spugna della ministra Giulia Grillo non deve stupire. Si chiama spoil system. Con una avvertenza per gli "epurati": non si può accettare una nomina del governo per poi prendersela con il governo stesso.  

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Il ministro della Salute, Giulia Grillo, firma d’emblèe un decreto che azzera il Consiglio superiore di sanità. Sconcerto e più di un mugugno tra gli “epurati”, che lamentano di non essere stati trattati proprio con i guanti. Non un cenno, una telefonata, non un whatsapp di preavviso da parte di un ministro che molti di loro non hanno mai nemmeno incontrato. All’irritazione dei luminari (alcuni dei quali sono i più bei nomi della sanità italiana) dà voce la presidente Roberta Siliquini: «Visto l’alto spessore dei componenti non vedo alcuna ragione scientifica alla base della decisione». Ecco, la dottoressa tocca il punto. Traduco il suo pensiero: siamo talmente bravi e di riconosciuto valore che non si capisce perché la ministra ci abbia mandato a casa.

LA REGOLA DELLO SPOIL SYSTEM È BIPARTISAN

Provo ad abbozzare la risposta più semplice: perché se la vostra nomina deriva da una scelta politica non si vede perché la stessa politica quando lo ritiene non la possa revocare. Si chiama spoil system, e ci risulta che anche altrove non venga attuato trattando chi lo subisce con tutti i riguardi. Poi naturalmente è a discrezione dei nuovi governanti ricorrervi e in che misura. In passato ci sono stati ministri che si sono astenuti dal cambiare, altri come Beatrice Lorenzin che hanno tinteggiato di rosa il Consiglio.

LA NOMINA DI MEDICI "AMICI" È UNA CONSUETUDINE

Ora, a scanso di equivoci e per non fare i sepolcri imbiancati, occorre dire che nel Consiglio superiore di sanità era consuetudine nominare i medici amici dei politici al potere. Nessuno scandalo, per carità. Ci si fida di chi si conosce. Infatti Silvio Berlusconi nominò Alberto Zangrillo, ovvero il suo medico personale, uno di quelli sinceramente convinto che il Cav possa tranquillamente superare il traguardo dei 100. Con ciò restando prudentemente al di sotto della soglia del «tecnicamente immortale» su cui si sbilanciò la buonanima di Umberto Scapagnini, il predecessore di Zangrillo, medico forzista (nel senso di iscritto e parlamentare di Forza Italia). Naturalmente, di fronte al colpo di spugna della Grillo (che radioso segno del destino chiamarsi come il fondatore del Movimento 5 stelle), una domanda sorge spontanea: ma quelli che verranno nominati saranno migliori di quelli che lasciano? Giusta preoccupazione, ma al momento non dirimente. Lo scopriremo solo vedendoli all’opera, immaginiamo anche con il preciso mandato di rivitalizzare un organismo la cui utilità, a sentire i suoi stessi componenti, è quasi pari a quella del famigerato Cnel.

La stessa domanda aleggiava quando, agli inizi di novembre, Roberto Battiston fu rimosso dalla guida dell’Agenzia spaziale italiana. Lo scienziato non la prese proprio benissimo, e per comprensibili ragioni. Ma ancora una volta, il punto è un altro. Come nessuno mette in discussione talento e competenza di chi è stato rimosso, così si deve fare altrettanto con il diritto a cambiare di chi governa. Non si può accettare una nomina politica per poi prendersela con la stessa politica quando te la toglie.

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