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Il futuro del Pd
Emiliano Lascia Pd Primarie
Politica
4 Dicembre Dic 2018 2028 04 dicembre 2018

Altro che fuori dal Pd, Emiliano ha un doppio progetto politico

Ha abbandonato il partito, a causa del procedimento di fronte al Csm. Che potrebbe costargli una parte di pensione. Ma intanto a Roma manovra per un patto coi 5 Stelle, in Puglia fa acquisti nel centrodestra. 

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Da Palazzo dei Marescialli, mai blindato come in queste ore, fanno notare soltanto che il beau geste di Michele Emiliano non sarà sufficiente. Non basterà, al governatore della Puglia, essersi dimesso dal Partito democratico per chiudere il procedimento aperto davanti alla sezione disciplinare del Csm, che da quasi due anni lo ha messo sotto accusa perché pur essendo ancora in magistratura - è in aspettativa da 12 anni dalla procura di Bari - risultava essere iscritto a un partito politico. Il Pd, per l'appunto. Anche se con la politica e con lo stesso Pd Emiliano non ha alcuna voglia di smettere: lo dimostra il lavoro che a Roma, attraverso il fedelissimo Francesco Boccia, sta facendo per avvicinare il Nazareno ai Cinquestelle, mentre a casa sua, in Puglia, sta facendo campagna nel centrodestra per blindare la sua rielezione alle Regionali del 2020.

Tornando al procedimento aperto a Palazzo dei Marescialli, la Costituzione all'articolo 98, terzo comma, recita: «Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all'estero». Norma poi trasferita nella legge sull'ordinamento giudiziario del 2006. La Consulta, sollecitata dalla stessa sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura (Csm), ha ribadito il principio lo scorso luglio, spiegando che Emiliano poteva essere sanzionato in quanto iscritto o partecipe «in modo sistematico e continuativo» alla vita di un partito politico. Un'ipotesi da sempre rigettata dai legali del governatore, perché contraria all'articolo 3 della stessa Carta, che invece prevede il massimo accesso dei cittadini alla vita politica e associativa nel nostro Paese.

A RISCHIO L'ANZIANITÀ - E QUINDI LA PENSIONE - MA IL CSM È DIVISO

Nella serata di lunedì 3 dicembre, Emiliano ha annunciato: «Per ragioni legate al mio ruolo di magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale, devo comunicare la mia decisione, dolorosa ma inevitabile, di non rinnovare l'iscrizione al Pd, in ossequio alla recente sentenza della Corte Costituzionale in materia». Come detto, alla sezione disciplinare del Csm, che si riunirà il 6 dicembre, questo passo non basta per chiudere il procedimento. Il governatore rischia comunque una sanzione che varia tra ammonimento, perdita dell'anzianità (con non pochi riflessi sulla pensione e sull'avanzamento di carriera), sospensione, destituzione. Nella scorsa consiliatura il procuratore generale Carmelo Sgroi chiese la pena più lieve, l'ammonimento. Ma rispetto al passato Emiliano può contare su due fattori: l'attuale Csm, a differenza di chi l'ha preceduto e che aveva chiesto anche al parlamento di intervenire sulla materia, non è così ferreo sulle incompatibilità dei magistrati che scendono in politica. Se non bastasse, rumors dal Palazzo dei Marescialli, dicono che i membri del consesso (accanto al vicepresidente David Ermini, ex parlamentare Pd, ci sono Fulvio Gigliotti, Piercamillo Davigo, Marco Mancinetti, Corrado Cartoni e Giuseppe Cascini) sarebbe diviso sul da farsi.

A ROMA MANOVRA PER UN'ALLEANZA COI 5STELLE, IN PUGLIA FA CASTING IN FI

L'esito è incerto, ma questo non distoglierà Emiliano dall'attività politica: a Roma, nel Pd, quanto in Puglia. Anche se con obiettivi diversi. Sul primo fronte, quello romano, attraverso Boccia, candidato alle primarie, spinge per un'alleanza con il Movimento Cinquestelle. Proprio Boccia, in una recente intervista al Fatto Quotidiano, ha chiesto al suo partito di guardare ai pentastellati, e ai grillini di rompere con la Lega per fare assieme un governo. Ma questo schema non può essere ripetuto nella natia Puglia. Da mesi, anche attraverso Boccia, Emiliano faceva sapere ai suoi di avere un rapporto privilegiato con Luigi Di Maio. Ma il vicepremier l'ha lasciato solo in battaglie un tempo comuni, come bloccare lo sbarco degli indiani di Arcelor all'Ilva di Taranto o l'arrivo del Tap sulle coste pugliesi. Senza contare che i ras locali dei Cinquestelle - in primis il ministro al Sud, Barbara Lezzi - hanno sempre respinto gli abboccamenti del governatore, ripagandolo con una dura opposizione in consiglio regionale. Così a Emiliano non è rimasto che guardare al centrodestra. E fare campagna acquisti tra i berluscones critici e non. A inizio anno ha nominato alla guida dell'Acquedotto pugliese l'ex sindaco di Bari e suo avversario Simone Di Cagno Abbrescia. Il quale potrebbe fare una lista civica a favore dell'attuale governatore pugliese per le prossime regionali. Al riguardo si fanno i nomi di Sabrina Gelao, attuale capogruppo azzurro al comune di Bari e dell'ex sottosegretario Massimo Cassano, che organizza non pochi incontri pubblici ai quali parteciperebbero spesso lo stesso Emiliano e membri della giunta. Spiegano amici dell'ex pubblico ministero che indagò su missione Arcobaleno: «L'unico modo per evitare che la Puglia vada ai Cinquestelle è quello di mettere assieme Pd e centrodestra o pezzi di essi. E l'unico che ha le capacità di farlo è Michele».

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