Def E Manovra
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Tria Manovra Economica 2019
Politica
4 Dicembre Dic 2018 2243 04 dicembre 2018

La rivolta del parlamento contro la manovra che non c'è

Il ministro Tria spiega che per ora ci sono solo studi, simulazioni, opzioni possibili. Ma allora di che discutono i gruppi parlamentari? Le opposizioni lasciano i lavori: «Un mezzo disastro».

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Fabio Rampelli è stato il più duro: quella in corso è una «mortificazione del Parlamento», «un mezzo disastro e fallimento». Ma uno per uno, partito dopo partito, tutti i rappresentanti delle opposizioni dopo l'audizione del ministro Giovanni Tria in commissione Bilancio hanno annunciato l'abbandono dei lavori. Il ministro dell'Economia arrivato direttamente dall'Eurogruppo dove sono state approvate le nuove regole per le banche dell'Eurozona, si è presentato alla Camera dei deputati, dicendo semplicemente: «Per quanto mi riguarda posso dire che sono in atto studi e simulazioni per cercare di capire quali siano i margini e trovare possibili soluzioni condivise. Quello che stiamo analizzando per ora sono solo opzioni possibili e fino a quando non ci sarà una decisione politica rimangano solo possibili». A questo punto le opposizioni si sono chieste di che cosa stessero discutendo visto che sul tavolo della legge di bilancio non c'è ancora nessuna cifra certa e il governo sta discutendo ancora con l'Ue su come ridurre il debito, il deficit attorno al 2% e quanto far pesare le promesse elettorali di quota 100 e reddito di cittadinanza senza far traballare pericolosamente le finanze nazionali.

«LE CARTE VANNO MESSE IN TAVOLA»

«Sono stati giorni piacevoli, ringrazio i colleghi», ha commentato il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi. «Il ministro Tria non ha dato dettagli» su come potrebbe cambiare la manovra «quindi per il Partito democratico non esistono le condizioni per proseguire i lavori della commissione», ha sottolineato il capogruppo Pd Marattin. «Forza Italia rimarrà col capogruppo», ha detto Andrea Mandelli, «non essendo soddisfatta delle parole del ministro e non ritenendo opportuno restare a partecipare ai lavori». «A tutto c'è un limite, era meglio non chiamare il ministro Tria, che non sapeva che dire o precisare la natura della sua presenza qui», ha chiosato Fabio Rampelli (Fdi). «Le carte vanno messe in tavola altrimenti si mortifica l'istituzione che rappresentiamo».

Per Stefano Fassina (Leu) «le parole del ministro non hanno affrontato i nodi politici ed economici che abbiamo sollevato che erano la ragione per cui gli avevamo chiesto di intervenire. Il comportamento non è stato adeguato per questa istituzione che merita maggiore attenzione». Intanto dopo che i gruppi di opposizione hanno abbandonato i lavori, le votazioni sono riprese. La maggioranza punta a chiudere l'esame degli emendamenti nella nottata tra il 4 e il 5 dicembre e votare il mandato ai relatori per l'Aula, dove la legge di bilancio è attesa alle 20 del 5 dicembre.

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