Minniti Si Ritira
Politica
5 Dicembre Dic 2018 1508 05 dicembre 2018

Minniti si ritira dalle primarie del Pd

L'ex ministro degli Interni, che aveva ufficializzato la sua candidatura il 17 novembre, getta la spugna. Alta tensione con Matteo Renzi, sempre più lontano dal partito. 

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Marco Minniti si ritira dalla corsa per segretario del Pd: non sarà lui a sfidare alle primarie del 3 marzo Nicola Zingaretti e Maurizio Martina, i due candidati al momento più accreditati. Dopo una giornata di discussioni e trattative, l'ex ministro ha deciso di tirare dritto con la sua intenzione di farsi da parte nonostante Luca Lotti e Lorenzo Guerini nel pomeriggio avessero provato, durante una riunione, a farlo desistere.

IL 17 NOVEMBRE ERA SCESO IN CAMPO PRENDENDO LE DISTANZE DA RENZI

Marco Minniti, dopo molte titubanze, aveva ufficializzato la sua candidatura alla guida del partito lo scorso 17 novembre con un'intervista su Repubblica. In quell'occasione, l'ex ministro degli Interni aveva spiegato «io non sono lo sfidante renziano. In campo c'è solo Marco Minniti», prendendo così le distanze dall'ingombrante figura dell'ex segretario. Per ironia della sorte, ma non troppo, a determinare la caduta della sua candidatura sarebbe stata proprio la freddezza da parte del politico fiorentino, che il 5 dicembre ha replicato seccamente a chi gliene chiedeva conto: «Non mi occupo del Congresso». E invece, a quanto pare, ancora una volta il destino dei Democratici sembra legato a doppio filo alle decisioni dell'ex segretario, che sarebbe già con un piede fuori dal partito.

LA CANDIDATURA LANCIATA DAI SINDACI

A lanciare ufficialmente la candidatura di Minniti a metà ottobre erano stati tredici sindaci, tra cui Dario Nardella (Firenze), Antonio De Caro (Bari), Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria), e Giorgio Gori (Bergamo). La presenza di Nardella, soprattutto, aveva rafforzato le ragioni di chi sosteneva che Minniti era il cavallo su cui avrebbe puntato la corrente renziana, ancora molto forte dentro il partito. Ma qualcosa non ha funzionato e Minniti si è trovato a correre contro Nicola Zingaretti da una posizione minoritaria. I rapporti tra i due, d'altronde, sono sempre stati altalenanti. Basti pensare che il 5 marzo del 2018, dopo la bruciante sconfitta alle elezioni, Renzi aveva citato proprio il seggio di Pesaro, dove correva Minniti, per dimostrare che la debacle non era dovuta semplicemente alla sua figura, ma aveva motivazioni diverse e più ampie.

LA BIOGRAFIA DEL MINISTRO DEGLI INTERNI DI GENTILONI

Classe 1956, calabrese, Minniti è forse uno degli ultimi politici che possa vantare di essere cresciuto alla scuola della Fgci, la federazione giovani del Pci. Cresciuto sotto l'ala di Massimo D'Alema, prima di essere nominato ministro è stato deputato, senatore, ha coperto incarichi di crescente responsabilità all'interno del suo partito (Pci-Pds-Ds e infine Pd). Per la maggioranza degli italiani, però, è il ministro degli Interni del governo Gentiloni, tra i più popolari di quella compagine governativa soprattutto per le sue politiche a favore della riduzione dell'immigrazione. Grazie ad accordi con le autorità libiche, Minniti è riuscito a ridurre le partenze dalle coste africane (la riduzione degli sbarchi di cui si vanta Salvini è frutto soprattutto di quelle intese) e il decreto che porta il suo nome (insieme a quello del ministro Orlando) ha ridotto le garanzie per i migranti (c'è solo un grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro il diniego) e alllargato la rete dei centri di detenzione. Per questo motivo Minniti è molto popolare tra chi, nel centrosinistra, è convinto che si debba rispondere all'offensiva della Lega sui temi della sicurezza riconoscendo il disagio delle fasce più deboli della popolazione rispetto al fenomeno dell'immigrazione. E per lo stesso motivo è molto criticato, fuori e dentro al Pd, tra chi interpreta queste politiche come sbagliate perché estranee alla storia della sinistra e dannose perché, di fatto, giustificano lo scivolamento a destra del Paese.

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