Pd
Il futuro del Pd
Renzi Pd Scissione Minniti
Politica
6 Dicembre Dic 2018 2125 06 dicembre 2018

Renzi dice che non lascia il Pd, ma pochi si fidano

Dopo l'addio di Minniti alle primarie, l'ex segretario nega di lavorare alla scissione e a un nuovo movimento. Ma pochi sono disposti a credergli. Zingaretti vuole Gentiloni come presidente del partito.

  • ...

Nel giorno in cui Marco Minniti ufficializza la rinuncia a correre alle primarie del Pd per la segreteria a causa del mancato sostegno di Matteo Renzi, l'ex segretario smentisce di essere pronto a fare i bagagli: «Di scissioni ne abbiamo viste già abbastanza, non è all'ordine del giorno e non ci sto lavorando io a qualcosa di diverso». Ma resta fortissimo il sospetto che Renzi stia pensando a un altro partito, da lanciare all'inizio dell'anno prossimo, prima delle primarie Pd fissate il 3 marzo e delle elezioni europee di fine maggio.

IL PARTITO DEMOCRATICO IN TESTA-CODA

Il Pd è nel marasma. «Non chiedetemi di fare il burattinaio del congresso», aveva scritto in mattinata su Fb lo stesso Renzi. E in modo forse rivelatore aveva aggiunto: «Da mesi non mi preoccupo della Ditta Pd, ma del Paese». La Ditta, il soprannome dato da Pierluigi Bersani al partito, qualcosa che Renzi sente estraneo. L'addio di Marco Minniti alla corsa per la segreteria scatena il conto alla rovescia tra i dem per l'addio del politico fiorentino. In Transatlantico, alla Camera, l'atmosfera tra i deputati Pd è pensierosa. Volano battute, gli uni sembrano chiedersi che faranno gli altri in caso di addio del due volte segretario. Qualcuno prova a riproporre ai giornalisti l'ipotesi di Lorenzo Guerini novello candidato renziano al congresso, ma tutti vogliono sapere cosa farà Renzi. «Il Pd sopravvive senza di lui?», si chiede un onorevole dem. «Almeno si farebbe chiarezza», fa un altro.

Torna nei discorsi quell'impegno anti-scissione chiesto da Minniti. La possibilità di un altro divorzio - stavolta guidato dal protagonista nel bene e nel male degli ultimi 5 anni del partito -, oscura la gara per la leadership. Maurizio Martina continua a predicare la parola d'ordine «unità contro le divisioni per battere la destra nazionalista che governa». E Nicola Zingaretti, favorito dalla ritirata di Minniti che lo seguiva nei sondaggi, in caso di vittoria nella corsa alla segreteria pensa a Paolo Gentiloni presidente del partito e Carlo Calenda capolista alle europee. Un modo per cercare unità e forse un'apertura a una parte dei renziani. Ma al centro c'é sempre il senatore di Rignano.

DELRIO: «UNA SUA USCITA NON SARÀ INDOLORE»

«Una sua uscita non sarebbe indolore», avverte Graziano Delrio, non disposto a seguirlo. E lui? «Ieri a Bruxelles ho incontrato diversi commissari europei di vario livello - dice - e hanno spalancato gli occhi di fronte alla manovra italiana». In realtà nella capitale dell'Ue si sarebbe parlato di alleanze per la battaglia contro i sovranisti a maggio e secondo alcuni anche del nuovo partito di Renzi. Voci sempre smentite dai suoi, anchedall'ufficio stampa commentando una ricostruzione del sito Dagospia «Se resta nel Pd Renzi deve dare con umiltà una mano alla ricostruzione che abbiamo il dovere di far partire con questo congresso - dice il candidato Francesco Boccia -, altrimenti una separazione consensuale per il bene di tutti. Il Pd sopravviverà comunque».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso