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CASTA CANTA
7 Dicembre Dic 2018 0800 07 dicembre 2018

Per capire il futuro politico dell'Italia guardate Avellino

Nella città irpina centrodestra e centrosinistra si sono frammentati aprendo la strada alla vittoria del M5s. Sul piano politico nazionale sta succedendo la stessa cosa: ne approfitterà più Salvini o più Conte?

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Quando ero un giovane iscritto della gloriosa e boriosa Dc avellinese, l’esercizio più noioso era sentire la descrizione del ‘laboratorio irpino’, una stagione di cui Ciriaco De Mita e i suoi menavano grande vanto. Parlavano di laboratorio perché l’apertura ai socialisti si era compiuta prima nei governi locali irpini e poi a livello nazionale. Su questa cronologia i leader della ‘base’ fondavano la convinzione di una superiorità intellettuale avellinese in grado di percorrere temi, tempi e tappe. Trascuravano di considerare che il centrosinistra esordì in Irpinia perché localmente a menare la danza era il leader della sinistra Dc Fiorentino Sullo, a cui venne facile di sperimentare in terra irpina gli «equilibri più avanzati» di morotea memoria.

Ma tant’è: rimane indiscutibile che il quadro politico negli Anni 60 ebbe spesso un’anticipazione irpina. Ci pensavo l’altro giorno seguendo le cronache della sfiducia al sindaco di Avellino, un pentastellato che a maggio scorso ha posto fine al potere in città degli uomini della sinistra Dc un dominio durato quasi sessant’anni attraverso Prima e Seconda Repubblica, Democrazia cristiana e Partito democratico.

M5S PRONTO A RIPRENDERSI LA CITTÀ IRPINA

Perché Avellino si è data ai cinquestelle? Principalmente perché si son proposti una dozzina di candidati sindaci che hanno fatto a pezzettini destra e sinistra, macellando il consenso in fettine da 10% di cui quella pentastellata era la spuntatura appena più grossa. Dunque, di misura, il M5s ha portato al ballottaggio un funzionario dell’Agenzia delle entrate, e la dozzina di aspiranti sindaci esclusi dal secondo turno ha proseguito la reciproca baruffa votando compatta per il pentastellato. Il quale è stato eletto sindaco senza maggioranza in Consiglio, né se l’è cercata tant’è che cinque mesi dopo è stato sfiduciato. Ora sono già ai nastri di partenza i soliti 12 da destra a sinistra pronti a candidarsi, e scontatamente i cinquestelle candideranno uno appena meno sprovveduto del precedente, e vinceranno di nuovo al secondo turno. Perchè di fronte agli avversari in ordine sparso non serve prevalere, basta resistere.

PD ALLO SFASCIO, SALVINI E CONTE PRONTI AL'INCASSO

Ecco, mai come stavolta mi sembra che Avellino anticipi l’Italia. C’è un governo populista che ha cancellato le vecchie categorie di destra e sinistra, consegnando in fondo una opportunità anche ai suoi oppositori, non più obbligati a danzare il minuetto bipolare della destra contro la sinistra. Lo spartito nuovo prevederebbe di contrapporre la politica all’antipolitica, la cultura al sapere grillino e via contrapponendo. Invece il centrodestra si aggrappa a Matteo Salvini sperando che ci ripensi o abbia pietà di qualcuno di loro.Il Pd, invece di lanciare un’alleanza coi nemici di ieri, fa un Congresso per fabbricarsene di nuovi dall’interno. Matteo Renzi fa un suo partito, incerto solo se testarlo alle Europee con Emmanuel Macron o alle Politiche quando verranno. Si posizionano ai nastri di partenza una dozzina di figuranti sempre più simili ai candidati sindaci di Avellino. E anche a Roma l’idrovora populista si prepara a fare piazza pulita. Rimane il dubbio se a fare banco sarà l’astuto ma straripante Salvini, o il più mogio ma sapiente e prudente Giuseppe Conte. Ma il destino avellinese è già segnato per l’Italia.

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