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Politica
7 Dicembre Dic 2018 0913 07 dicembre 2018

Toh, chi si rivede: i corpi intermedi

Lo stallo di M5s e Lega ha ridato voce alle associazioni di categoria di imprenditori e commercianti. Senza accorgersene, si è tornati alla concertazione, vocabolo che ricorda i governi di passate repubbliche.

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Effetti collaterali di quello che potremmo chiamare il governo dei dispetti (se tu mi stoppi sull’ecobonus io sforbicio ancora sulle pensioni d’oro). I due partiti più disintermediatori di sempre, Lega e Movimento 5 stelle, hanno finito col ridare voce a quei corpi intermedi che erano stati messi ai margini. Non si era mai visto, tanto per capirci, una presenza così invasiva del presidente della Confindustria su televisioni e giornali. Il mite Vincenzo Boccia, messo sotto schiaffo dalle faide interne alla sua organizzazione, dalla disaffezione di molti iscritti che ne mettevano in discussione la residua utilità e soprattutto dalla vicenda Sole 24 Ore, viene intervistato ogni tre per quattro sulle contorsioni della tribolata manovra di finanza pubblica,«un affronto all’Italia che produce», secondo il revenant di viale dell’Astronomia.

E se Boccia ha aperto il solco, altri vi si sono prontamente infilati: Confcommercio, Confartigianato, Confagricoltura e un’altra decinadi conf rappresentanti gli interessi delle rispettive categorie. Se non è ancora la rivincita dei corpi intermedi, diciamo che sicuramente è un ritorno d’attenzione. Tant’è che domenica 9 dicembre, a tutte le conf Matteo Salvini ha deciso di offrire la colazione mattutina nel suo ufficio al ministero dell’Interno. Perché al Viminale e non in via Veneto, dove il dicastero dello Sviluppo economico ha la sua sede, e perché non il ministro competente, ovvero Luigi di Maio, è domanda che aleggia senza risposta se non quella che, ma lo si era già capito, ognuno fa quel che gli pare a dispetto dei ruoli. Insomma, la realizzazione compiuta di quella Casa delle libertà a suo tempo preconizzata da un allora ruspante Silvio Berlusconi.

DATA PER ESTINTA, È TORNATA LA CONCERTAZIONE

Il ritrovato protagonismo dei corpi intermedi non è il portato del caso. Con un governo messo in difficoltà dalle pressioni di Bruxelles e dai mercati (in primis quello domestico che non gli compra più i Btp), le organizzazioni di categoria, complici anche indicatori che segnalano venti di recessione, si sono ripresi lo spazio che competeva loro. E oggi sono di nuovo interlocutori: di sicuro ascoltati, ma forse anche temuti. È la ribellione dei ceti produttivi, cominciata a Torino con la manifestazione pro Tav e destinata a proseguire in diverse altre piazze, vedi il raduno del 13 a Milano, capitale morale e motore economico del Paese. E nella perenne tenzone tra i due vicepremier è tutta una gara a compiacerli. In questo si capisce bene la Lega, che trova nelle aree ricche del Nord il suo formidabile bacino elettorale. Meno i cinque stelle, autori di quel Decreto dignità che gli imprenditori vedono come fumo negli occhi e che, nella loro primigenia idea, deve salvaguardare precari e disagiati.

Gli imprenditori riuniti a Torino.

Sta di fatto che sono entrambi lì pronti a cogliere ogni segnale di insoddisfazione, senza per altro peritarsi di smentire se stessi dalla notte al giorno. Quello che aveva liquidato Boccia con il perentorio invito a lasciarli lavorare è lo stesso Salvini che ora lo blandisce e lo invita a casa sua? Pare proprio di sì. Quanto i rappresentanti dei produttori riusciranno a ottenere per gli interessi che tutelano è presto per dirlo. Intanto però è già molto che abbiano ritrovato voce e riescano a farsi ascoltare. Senza accorgersene, si è tornati alla concertazione, vocabolo che ricorda i governi di passate repubbliche, i che i due inquilini di Palazzo Chigi si erano illusi di aver seppellito per sempre. Ma è nello spazio delle incertezze altrui che la controparte si infila cercando di piegare ai propri fini la situazione. E loro, Lega e M5s, stanno lasciando delle praterie.

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