Vito Crimi Editoria Riforma Contributi Giornali

Cosa c'è dietro la riforma dell'editoria di Crimi

Le norme scritte dal sottosegretario grillino sopprimono i contributi ai giornali. Liberando 50 milioni per i progetti innovativi. Ma secondo la carta stampata così si avvantaggiano siti e blog pro M5s. La polemica.

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Da Palazzo Chigi dicono di guardare al modello Google: un fondo per incentivare e sostenere con risorse pubbliche i progetti editoriali più innovativi. Dal mondo della carta stampata replicano che in questo modo si aumenta la discrezionalità della politica, che «è soltanto uno strumento», con il quale «la maggioranza potrà aiutare le testate amiche». Fatto sta che il sottosegretario con delega all'editoria, il grillino Vito Crimi, è riuscito a piegare le resistenze della Lega e ha avuto il via libera per portare a termine il suo progetto: sopprimere progressivamente i contributi per sovvenzionare le cooperative giornalistiche. In totale parliamo di 50 milioni di euro, destinati a finire in un futuro fondo sotto l'egida di Palazzo Chigi per finanziare progetti innovativi.

NUOVA MODALITÀ PER SOVVENZIONARE L'EDITORIA

In una serie di emendamenti della maggioranza alla manovra presentato in commissione Bilancio, si scopre che il fulcro del piano del sottosegretario sta proprio nella nuova modalità per sovvenzionare il settore. Sempre nelle proposte di modifica si legge che «al fine di perseguire gli obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e del pluralismo dell'informazione, dell'innovazione tecnologica e digitale e della libertà di stampa, con uno o più decreti della presidenza del Consiglio dei ministri sono individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti sia pubblici sia privati finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell'innovazione digitale e sociale, dell'uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale».

VANTAGGI PER LA GALASSIA INFORMATIVA GRILLINA?

Da ambienti della maggioranza spiegano che l'obiettivo di Crimi è quello di finanziare le start up innovative prima ancora che le testate online, già strutturale sul mercato italiano. In quest'ottica va letto lo sblocco anche di 100 mila euro di un vecchio bando del 2015 della presidenza del Consiglio, che ha finito per premiare con «incentivi agli investimenti in innovazione tecnologica e digitale» la Gazzetta regionale, portale dedicato allo sport dilettantistico, l'agenzia di stampa Public Policy, molto impegnata sull'informazione parlamentare, o Radio libri, web-radio dedicata all'editoria. Ma nel mondo della carta stampata si vocifera che potranno avvantaggiarsi di questo nuovo sistema tutti quei siti - non giornalistici - o blog che sono collegati alla galassia informativa del Movimento 5 stelle.

Il nostro obiettivo è disintossicare le testate dai soldi pubblici, quindi dalla politica. Poi se un giornale non vende più copie, allora si deve fare altre domande

Luigi Di Maio

A RISCHIO CHIUSURA UN CENTINAIO DI TESTATE

Negli emendamenti alla manovra viene confermato anche il taglio graduale verso giornali, tivù e radio: nel 2019 il fondo sarà ridotto «del 20% della differenza tra l'importo spettante e 500 mila euro», nel 2020 del 50 e nel 2021 del 75%, fino all'esaurimento delle risorse. Una decisione che mette in crisi i piccoli editori, che lamentano il rischio di chiusura per un centinaio di testate e il licenziamento di almeno 10 mila addetti. Numeri contestati da Crimi e da Luigi Di Maio, che davanti alla Commissione Vigilanza della Rai ha respinto le accuse: «Non vogliamo determinare la morte delle testate. Abbiamo fatto un piano di decrescita del finanziamento che riguarda il triennio, una riduzione graduale del fondo per l'editoria in tre anni. Il nostro obiettivo è disintossicare le testate dai soldi pubblici, quindi dalla politica, dando loro il tempo di accelerare l'azione rivolta alla raccolta pubblicitaria. Poi se un giornale non vende più copie, allora si deve fare altre domande».

Il sottosegretario all'Editoria Vito Crimi.
Ansa

IL VIA LIBERA DELLA LEGA TRADISCE I "SUOI" GIORNALI

Tornano poi i ristorni alle tariffe postali per l'invio dei prodotti editoriali - a beneficiarne però saranno le Poste - e il credito d'imposta per gli edicolanti. Ma con il via libera della Lega - la stragrande maggioranza dei giornali che vanno a contributo tifano per il Carroccio - difficilmente salteranno le nuove norme sull'editoria scritte da Crimi. Il quale ha anche annunciato che nel Milleproroghe «non sarà più prorogato il divieto di incroci tra stampa e tivù».

14 Dicembre Dic 2018 2015 14 dicembre 2018
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