Accordo Manovra Ue
Politica
Aggiornato il 19 dicembre 2018 18 Dicembre Dic 2018 1933 18 dicembre 2018

Cosa c'è nell'accordo con Bruxelles sulla manovra

L'Ue dà il via libera «informale» alla Finanziaria. La lettera di Juncker a Conte: «Misure non ottimali ma stop alla procedura di infrazione». Giù le stime del Pil dall'1,5 al 1%.

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Adesso è ufficiale: Bruxelles ha confermato attorno a mezzogiorno del 19 dicembre che la Commissione Ue ha deciso di non annunciare la procedura per debito eccessivo nei confronti dell'Italia. C'è l'accordo sulla manovra finanziaria italiana che di fatto è stata corretta seguendo le indicazioni Ue. «L'adozione» delle misure annunciate - si legge nella lettera inviata a Conte da Jean Claude Juncker, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici - «compresa la prevista clausola di salvaguardia (il meccanismo di «congelamento») nella manovra «che il Parlamento dovrà votare» entro l'anno, «permetterebbe alla Commissione di non raccomandare l'avvio di una procedura per disavanzo eccessivo a questo stadio». «La Commissione continuerà a seguire» l'andamento «del bilancio» e della manovra 2019, «nel contesto del semestre europeo». «La manovra l'abbiamo scritta noi, il governo», ha replicato in serata Tria, «l'Unione europea controlla i conti».

DOMBROVSKIS: «PER PENSIONI E REDDITO L'ITALIA USERÀ LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA»

Nel corso della mattinata il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis e il commissario agli affari economici Pierre Moscovici hanno tenuto una conferenza stampa durante la quale la manovra italiana è rimasta al centro. «La soluzione sul tavolo non è ideale, non dà una soluzione a lungo termine per i problemi economici italiani, ma ci consente di evitare per ora di aprire una procedura per debito, posto che le misure negoziate siano attuate pienamente», ha spiegato Dombrovskis. «Le misure addizionali trovate dall'Italia», ha detto ancora il vicepresidente, «ammontano a 10,25 miliardi». Il vice presidente ha spiegato in particolare che il governo italiano punta a pagare il reddito di cittadinanza e quota 100 con le clausole di salvaguardia, leggi alla voce aumento dell'Iva, per il 2020 e 2021 e che il governo si è impegnato a congelare 2 miliardi di spese per l'anno prossimo che potrebbero essere sbloccati solo a determinate condizioni. Dombrovskis ha spiegato nel dettaglio che per il 2020, di 12,2 miliardi di misure, 9,4 miliardi sono clausole di salvaguardia, su cui l'Italia confida «molto», mentre Bruxelles ha constatato in passato che la clausola sull'aumento dell'Iva «l'Italia non l'ha attivata, e se questo non accade nemmeno stavolta, dovrà trovare risorse altrove».

MOSCOVICI: «VITTORIA DEL DIALOGO»

Dialogante anche il tono di Pierre Moscovici: «È una vittoria del dialogo politico che la Commissione ha preferito rispetto allo scontro. Alcuni avevano auspicato una crisi, noi invece abbiamo sempre puntato a una soluzione». Il commissario ha spiegato anche dallo 0,8% della manovra iniziale, il peggioramento strutturale è stato portato ora a zero e che la stima sul Pil per il 2019 è stata tagliata dall'1,5% al 1%. «Se vivessimo in una bolla che ignora l'atmosfera, con l'aumento dei nazionalisti, degli anti europei, degli anti burocrati», ha detto ancora il commissario, «saremmo completamente matti. Noi sappiamo che era meglio arrivare a non aprire la procedura, piuttosto che averne una per il piacere del principio. Non possiamo ignorare il contesto».

«LA COMMISSIONE SEGUIRÀ L'ANDAMENTO DEL BILANCIO»

In ogni caso nella lettera inviata a Conte da Jean Claude Juncker, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici c'è scritto che l'adozione delle misure annunciate, compresa la prevista clausola di salvaguardia (il meccanismo di "congelamento") nella manovra «che il Parlamento dovrà votare entro l'anno, «permetterebbe alla Commissione di non raccomandare l'avvio di una procedura per disavanzo eccessivo a questo stadio». Ma viene precisato che «la Commissione continuerà a seguire» l'andamento «del bilancio» e della manovra 2019, «nel contesto del semestre europeo»

Il commissario agli affari economici Pierre Moscovici e il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.
ANSA

CONTE: «MAI ARRETRATO E MAI CEDUTO SUI CONTENUTI»

A ridosso dell'intervento di Dombrovskis e Moscovici il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto il suo intervento al Senato: «In queste settimane abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che ci hanno dato gli italiani con il voto del 4 marzo». «La stima economico finanziaria delle misure che avevano maggiormente attirato l'attenzione dei nostri interlocutori europei, che ha richiesto tempo, ha rilevato che le risorse sono inferiori a quelle previste», ha detto ancora il premier. «Ciò ha permesso di ridurre il disavanzo dal 2,4% a circa il 2,04% senza modificare né i contenuti, né la platea, né i tempi di realizzazione delle due misure. Partiranno nei tempi che avevamo previsto»

«INFRAZIONE ANDAVA EVITATA»

Conte ha poi spiegato che «la commissione Ue ha espresso le proprie riserve preannunciando l'avvio di una procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo: si profilava così una prospettiva che andava evitata. Abbiamo lavorato con la massima determinazione per evitarla, dialogando a più riprese con presidente e componenti della commissione ma anche con capi di Stato e di governo dei Paesi al fine di mostrare il più ampio disegno riformatore e persuaderli dell'opportunità di giungere, nel reciproco interesse, a una soluzione», ha continuato.

«SALDI RIVISTI PER CIRCA 38 MILIARDI»

Conte ha poi fornito nuovi dettagli sulle modifiche del provvedimento. «L'ammontare dei saldi ridefiniti è pari 10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020, 15 miliardi e 997 milioni nel 2021», ha spiegato il premier. «Allo scopo di assicurare il conseguimento degli obiettivi programmatici di bilancio il governo ha previsto una norma per l'accantonamento temporaneo di una parte di alcuni specifici stanziamenti per l'importo complessivo di due miliardi. Le somme accantonate saranno rese disponibili nel caso in cui» il monitoraggio sui conti certificherà gli obiettivi di bilancio, ha aggiunto, spiegando anche che il governo ha deciso di rivedere a ribasso le stime sul Pil per il 2019, portato a +1%, a causa dell'evoluzione negativa del quadro macroeconomico.

TRIA: «SODDISFAZIONE MIA E DI TUTTO IL GOVERNO»

Lasciando palazzo Madama dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio, il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha commentato positivamente il via libera di Bruxelles: «Si, sono contento ovviamente, ma la soddisfazione è di tutto il governo» aggiungendo anche che «Il debito/Pil salirà leggermente nel 2018 ma scenderà nel 2019».

Il Premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Tria.

SALVINI: «VINCE IL BUONSENSO», DI MAIO: «SUCCESSO SENZA INDIETREGGIARE»

Vedendo le immagini dal Senato ha spiccato l'assenza dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Ma i due ministri hanno comunque commentato gli ultimi sviluppo. ««Aver evitato la procedura d'infrazione è la vittoria del buonsenso per il bene dei cittadini italiani. Un plauso a Conte che ha portato avanti la trattativa con Bruxelles con competenza, serietà e fermezza», ha detto il leader del Carroccio. A stretto giro è arrivato il commento del leader grillino: «Il Presidente del Consiglio con coraggio e competenza è riuscito ad avere successo in un negoziato delicato con la Commissione Ue senza mai indietreggiare e senza tradire gli italiani. Anzi, portando avanti il dialogo con determinazione e a testa alta».

LE OPPOSIZIONI: «PRIMA MANOVRA SCRITTA DA BRUXELLES»

Polemiche e ironie dall'opposizione per gli ultimi sviluppi. L'ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, commentando l'intesa, ha scritto su Twitter: «Per la prima volta la legge di bilancio italiana viene varata a Bruxelles. Sovranisti senza sovranità. Lo sforzo economico di sei anni liquidato in sei mesi». Durissima la replica del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «È stata una Caporetto. Si sono fatti dettare il testo dopo uno starnuto di Juncker e hanno ceduto su tutto, anche più del dovuto, perché il governo partiva da una proposta di manovra fatta male e ha esautorato il parlamento. Vanno avanti solo a colpi di fiducia».

LE ULTIME NOVITÀ DA WEB TAX A PRIVATIZZAZIONI

Le tre misure che avrebbero cambiato la faccia alla proposta di bilancio sarebbero state la web tax per i colossi del digitale che nel 2019 dovrebbe partire anche in Francia. E poi un aumento delle dismissioni i cui introiti in un primo momento erano stati calcolati al rilazo. E poi ancora un altro colpo alle pensioni più alte con lo stop graduale all'adeguamento degli assegni al costo della vita a partire dalle pensioni da 1.500 euro in su. Insomma un ventaglio di risparmi che secondo l'esecutivo, calcolatrice alla mano, avrebbe ammorbidito Bruxelles. Il maxiemendamento è atteso nel pomeriggio del 19 al Senato, e su cui con tutta probabilità sarà messo il voto di fiducia, rinunciando persino a dare mandato ai relatori di maggioranza. A ridosso delle parole di Dombrovskis e Moscovici, fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che il reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno come previsto, verso fine marzo.

L'ITER SPERATO: VIA LIBERA IN SENATO IL 21 E IL 23 ALLA CAMERA

L'esecutivo starebbe intanto già lavorando al maxiemendamento da presentare in commissione e poi in Aula, venerdì 21. Con l'obiettivo, in una corsa contro il tempo, di incassare il via libera definitivo della manovra alla Camera entro Natale, domenica 23 o al massimo lunedì 24 mattina.

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