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I 400 colpi
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Conte e Tria, ovvero quando il tecnico è sedotto dalla politica

Premier e ministro dell'Economia sgomitano per intestarsi il successo del via libera di Bruxelles sulla manovra. Intravedendo un tornaconto personale. Nel caso sappiano che la tradizione gioca a loro sfavore: i professori scesi in campo per rimanerci hanno avuto fortuna breve.

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Stavolta a litigare non sono stati Lega e 5 stelle, come sempre più spesso accade in una maggioranza che, salvo quello di restare al governo, ha interessi divergenti. No, sono stati i due tecnici dell’esecutivo, quelli prestati alla politica che non trovava la quadra per insediare a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia suoi rappresentanti. Sono stati Giuseppe Conte e Giovanni Tria, e non per questioni sostanziali ma di immagine. Ognuno voleva a tutti i costi intestarsi il successo del via libera di Bruxelles alla manovra. Solo che nella disfida tra professori, il titolare di via XX Settembre ha battuto sul tempo il suo capo annunciando per fatto un accordo in realtà non ancora formalizzato. Insomma, una gara a farsi belli spinta dal più potente propulsore oggi in circolazione, la vanità.

IN CERCA DI UN RUOLO DA PROTAGONISTA

Così i due tecnici prestati alla politica (una volta, ma oggi non vale più, si diceva così per sottolineare come il loro impiego fosse limitato nel tempo) hanno battibeccato a distanza su a chi nell’occasione spettasse la parte del protagonista. Comprensibile per altro, perché la posta in gioco era alta: complice l’eclisse dei due vicepremier, che dopo aver ingaggiato un braccio di ferro con l’Europa a suon di proclami e rodomontate si sono ritirati come pulcini con le ali bagnate, intestarsi il successo della trattativa comportava un credito importante da spendere in chiave di consenso e di rapporti interni all’esecutivo. Per Tria poteva essere la conferma che la sua linea rigorista nonostante tutti i tentativi di emarginazione alla fine era uscita vittoriosa. Per Conte la prova che bollarlo come un ventriloquo del due Di Maio-Salvini era stato un giudizio quanto meno frettoloso.

L'IMMAGINE DI CONTE E TRIA NE ESCE RAFFORZATA

Al di là delle scaramucce sulla tempistica, resta il fatto che l’immagine dei due tecnici ne esce rafforzata. Conte ha preso in mano con decisione la trattativa con Bruxelles affrancandosi dall’idea di essere un presidente del Consiglio che operava sotto costante tutela, o peggio un mero esecutore di quel fatidico contratto di governo su cui sempre più a fatica si regge la sempre più fragile alleanza tra i gialloverdi. Tria ha visto alla fine riconosciuto ciò da cui un economista non può prescindere, ovvero che i numeri indicano ordini di grandezza non opinabili, e che soprattutto i costi dei provvedimenti sono reali e i ricavi dei meri auspici. Di qui la salutare riduzione delle prospettive di crescita e dei proventi derivanti dalle dismissioni del patrimonio pubblico.

LA "MALEDIZIONE" DEI TECNICI IN POLITICA

Diciamo che alla fine i politici hanno lasciato il campo ai tecnici per non intestarsi il drastico ridimensionamento delle smodate e irrealistiche promesse fatte in campagna elettorale, e i due tecnici li hanno prontamente surrogati intravedendo la possibilità di incassare un lauto dividendo politico da spendere nei mesi a venire. Forse anche quella di diventare dei politici in servizio permanente? Difficile dirlo, anche se la tradizione gioca a sfavore: i tecnici che sono scesi in campo e ci sono rimasti, magari creandosi un proprio partito, hanno avuto vita e fortuna brevi.

19 Dicembre Dic 2018 0926 19 dicembre 2018
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