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20 Dicembre Dic 2018 0912 20 dicembre 2018

Brexit, incombe il disastro provocato dal primo voto populista

Nessuno sa quanti e quali disastri possono avverarsi dal 30 marzo in poi. In Gran Bretagna e in Europa. Questo succede quando gli elettori danno retta alle fandonie e alle false promesse.

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Tutto è iniziato con la Brexit che, a settimane, per le prima volta dispiegherà gli effetti disastrosi del fenomeno politico nuovo che sta terremotando il “primo mondo”: un voto popolare che premia la demagogia più inconSistenze e che prescinde totalmente da ideologie, appartenenze e tradizioni. Un voto basato unicamente su disordinate spinte emotive, di rabbia, di rivolta. Irrazionale. Dopo la Brexit è venuto il voto per Donald Trump, poi quello in Italia, poi quello in Brasile. In mezzo l’Ungheria, il Belgio, persino la Svezia e tanti altri. E ora la Brexit presenta il conto di tanta irrazionalità: si avvicina ineluttabilmente – salvo sorprese dell’ultimo momento - lo spettro del “No Deal”, di una uscita il 29 marzo della Gran Bretagna dalla Ue senza accordo, senza regole concordate. Il caos.

ELETTORI AMMALIATI DALLE FALSE PROMESSE

I 3 mila soldati mobilitati martedì 18 dicembre dal governo inglese «per fronteggiare le emergenze» sono il simbolo del caos atteso in una Gran Bretagna nella quale sta per scattare il “Piano B”, col non piccolo problema che nessuno lo ha steso, lo ha organizzato. Non c’è nessun “Piano B”, solo pannicelli caldi. Nessuno sa quanti e quali disastri possono avverarsi dal 30 marzo in poi. In Gran Bretagna e in Europa. Questo succede quando gli elettori danno più retta alle fandonie e alle false promesse dell’inqualificabile Nigel Farage e che alle sagge proposte di Remain propugnate da David Cameron. O a Trump invece che a Hillary Clinton. O a Beppe Grillo invece che a Carlo Cottarelli. La tempesta che pare ormai scatenarsi ineluttabile – salvo miracoli dell’ultima ora - sulla Gran Bretagna è dunque solo l’anticipo, l’assaggio, dei terremoti che possono scatenarsi negli Usa di Trump, nel Brasile di Jair Bolsonaro o nell’Italia di Beppe Grillo.

L'INCONSISTENZA DELLE OPPOSIZIONI DAVANTI AI POPULISMI

E non si può tornare indietro, come dimostrano gli sterili tentennamenti di Jeremy Corbin che pensa solo a spodestare Theresa May, ma – con tutta evidenza - non ha la minima idea di come affrontare il disastro incombente. Dunque, la vicenda inglese e le sue dinamiche, sono il nuovo paradigma sul quale rifondare dottrine e strategia di gestione del potere politico. Va studiata, sezionata e ne vanno tratte le possibili lezioni, i difficili rimedi. Impresa ardua perché ovunque, in Gran Bretagna, negli Usa, in Italia come in Brasile solo una cosa è chiara: il voto “di pancia” emotivo – a volte autolesionista - degli elettori è stato favorito dalla inconsistenza politica degli avversari dei vincitori. Di Cameron, come della Clinton, del Pd e di Forza Italia, come dei seguaci di Lula. Siamo di fronte ad una serie di “tempeste perfette”. E nessuno ha idea di come affrontarle

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