Def E Manovra
Def e manovra
Manovra Oggi Commissione Bilancio Camera
legge di bilancio
27 Dicembre Dic 2018 1131 27 dicembre 2018

Oggi la manovra arriva in commissione Bilancio alla Camera

L'Upb certifica il calo degli investimenti e stima un aumento della pressione fiscale nel 2019. Ma non si prevedono modifiche: testo in Aula il 28 e ok finale il 29 dicembre. Tria costretto a tornare in parlamento.

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La commissione Bilancio della Camera ha avviato la terza lettura della manovra, dopo il via libera del Senato al maxi-emendamento che nella notte tra il 22 e il 23 dicembre ha riscritto la prima finanziaria del governo M5s-Lega. Dall'esame in commissione, nonostante le critiche dell'Ufficio parlamentare di bilancio che ha certificato per il 2019 una riduzione degli investimenti di circa un miliardo e ha stimato un aumento della pressione fiscale di mezzo punto percentuale rispetto al 2018, non sono attese ulteriori modifiche. L'obiettivo della maggioranza è portare il testo in Aula per la discussione venerdì 28, in modo che l'ok finale possa arrivare con il voto sabato 29.

IL PD INSISTE CON IL RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE

La manovra deve essere approvata entro il 31 dicembre, per evitare l'esercizio provvisorio e sterilizzare le clausole di salvaguardia che farebbero scattare l'aumento dell'Iva. Ma le opposizioni sono determinate a dare battaglia. Matteo Richetti, senatore del Partito democratico e candidato alla segreteria, ha annunciato che oggi sarà depositato un ricorso alla Corte Costituzionale, per denunciare «una legge di bilancio approvata fuori dall'ordinario percorso parlamentare, senza che commissioni e Aula del Senato abbiano potuto anche solo toccare il testo». Un altro candidato alla segreteria dem, Maurizio Martina, è pronto a scendere in piazza: «Sabato alle 11 manifestazione a Roma, davanti alla Camera dei deputati a Montecitorio. Contro un governo pericoloso per gli italiani. Contro una manovra che raddoppia le tasse al volontariato, toglie soldi ai pensionati, non sostiene giovani, famiglie e imprese ma in compenso promuove condoni. Per l'Italia che non si rassegna a questa destra che ci sta rubando il futuro».

FORZA ITALIA ATTACCA SULLE PENSIONI

L'Udc, invece, con il segretario Lorenzo Cesa, ha puntato il dito sul «raddoppio dell'Ires per gli enti senza scopo di lucro», definendolo «un colpo mortale al mondo del volontariato». Nel pomeriggio del 27 dicembre, tuttavia, su questo fronte è arrivato un colpo di scena. Il governo ha infatti annunciato che la norma verrà rivista a gennaio, con un provvedimento ad hoc. Per Maurizio Gasparri di Forza Italia, in ogni caso, Lega e M5s «stanno mentendo agli italiani in modo clamoroso». Il suo attacco si concentra sulle pensioni: il blocco della rivalutazione per gli assegni superiori a 1.500 euro «colpirà ben 22 milioni di cittadini, con una rapina di 17 miliardi di euro. Altro che misure sulle pensioni d'oro, il danno si estende anche a pensioni medio-basse e trasferirà risorse ingenti sullo spreco assistenzialista per il mini reddito di cittadinanza che riguarderà, al massimo, 500 mila persone al posto dei 5 milioni di cui parla Luigi Di Maio».

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria.

TRIA: «ACCORDO CON UE MIGLIOR RISULTATO POSSIBILE»

Il ritorno della manovra in commissione Bilancio alla Camera è stato accompagnato dalle polemiche che hanno colpito il ministro dell'Economia, Giovanni Tria. In un primo momento fonti ministeriali avevano escluso una sua possibile audizione, ma dopo la pressione delle opposizioni Tria si è presentato. Secondo il ministro l'accordo con l'Unione europea ha permesso al governo di raggiungere «il miglior risultato possibile, sia dal punto di vista economico-finanziario sia politico, un risultato che conferma gli obiettivi fondamentali di riforma e politica economica del governo e li riconduce a un livello di deficit» più basso di quello preventivato». Allo stesso tempo la manovra permetterebbe di avere uno «spread più vicino ai fondamentali dell'Italia, pagare meno interessi e ridare fiducia a consumatori e investitori». Rispetto alla prima versione, la legge di bilancio così come modificata al Senato «garantisce una compliance con le regole fiscali europee evitando l'avvio, che sarebbe stato disastroso, di una procedura d'infrazione per debito eccessivo».

«L'UE HA GUARDATO ALLA CORREZIONE DELLE MISURE»

«Negli ultimi due mesi i dati economici sono peggiorati sia in Europa sia in Italia. Ricordo la battuta di arresto della Germania che ha impatto molto forte» sulla nostra economia. Ha osservato il ministro durante l'audizione, ricordando anche che «la fiducia è scesa e le previsioni sono state riviste al ribasso. Di questo si è tenuto conto nell'interlocuzione con la Commissione europea». Nei negoziati, ha aggiunto, sono entrati «tre aspetti, la revisione al ribasso della previsione di crescita, l'aggiornamento delle proiezioni di finanza pubblica e gli aggiustamento di bilancio migliorativi del saldo per circa 10,25 miliardi di euro». La Commissione, ha aggiunto, ha guardato «in particolare all'entità della correzione di bilancio e alla sua composizione perché la Commissione chiedeva misure strutturali».

«REDDITO PRONTO TRA MARZO E APRILE»

Il reddito di cittadinanza arriverà «dal primo aprile 2019, da fine marzo, inizio aprile», ha poi annunciato Tria. Lo stanziamento necessario è stato «rivisto al ribasso senza modificarne minimamente la portata sulla base del differimento della misura e dell'affinamento delle stime circa il numero effettivo di richiedenti, lasciando invariata la platea potenziale. I dettagli saranno inseriti in un decreto che verrà emanato a inizio anno», ma», ha ribadito, «restano inalterati platea e entità massima». Il titolare del Mef ha poi parlato anche del superamento della Fornero spiegando che la riduzione del fondo per quota 100 nel primo anno non cambia «impianto e impatto della riforma» che consentirà di andare in pensione in anticipo «con 62 anni di età e 38 di contributi senza riduzioni dell'assegno» salvo gli effetti del sistema contributivo. Tria ha anche confermato che le norme arriveranno a gennaio e che la «riduzione degli oneri non incide sulla portata della misura» che sono «da ricondurre solo ad accorgimenti» come «il divieto di cumulo e il preavviso di 9 mesi per i dipendenti pubblici».

«CONFIDIAMO DI FERMARE L'IVA ANCHE NEL 2020-21»

La manovra «conferma la piena sterilizzazione di aumenti Iva » per il 2019 per 12,4 miliardi previsti dall'ultima legge di bilancio del governo Gentiloni. Le clausole sono state portate per il 2020 a circa 23 miliardi e per il 2021 a poco meno di 28,8 miliardi», ha ribadito il ministro spiegando che l'esecutivo confida di «poter intervenire per gli anni prossimi come fatto quest'anno, sperando in una maggiore crescita e adeguate coperture, da trovare come quest'anno, anche con fatica».

Il BATTIBECCO CON LE OPPOSIZIONI

Subito dopo l'intervento del ministro sono iniziate le repliche dei deputati molto critici nei confronti del ministro. «Mi avete massacrato per un'ora, potrò pure parlare!», ha detto piccato Tria rispondendo alle domande dei parlamentari nel corso dell'audizione. Il Pd, con Enrico Borghi, ha iniziato a protestare, difendendo il ruolo del parlamento. Con lui hanno chiesto di intervenire anche i dem Luigi Marattin e Maria Elena Boschi. Stando a quanto riferiscono diverse fonti, l'atmosfera si è poi ulteriormente riscaldata, fino a richiedere l'intervento degli assistenti parlamentari, quando il deputato M5s Leonardo Donno si è rivolto al capogruppo Pd in commissione Luigi Marattin dicendogli: «Stai zitto, deficiente». Secondo i dem il deputato pentastellato avrebbe poi «insultato anche altre parlamentari tra cui Boschi, Paita, Serracchiani». Il parapiglia si è poi protratto per qualche minuto quando la calma è tornata dopo le scuse di Donno ai colleghi. Una volta placati gli animi è stato il turno del presidente dei deputati Pd Graziano Delrio che si è rivolto a Tria dicendo: «Dovrebbe rispondere alle domande e invece sta facendo un comizio». Tria a quel punto ha ripreso la parola dicendo: «Non faccio comizi, perché non li so fare. Mi sono scaldato quando parlavo di macroeconomia perché mi appassiona. Ma se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole mi scuso».

IL BOTTA E RISPOSTA CON PADOAN

«Siete stati bravi a non entrare in una procedura con debito in maggio, cercando un occhio benevolo della Commissione europea. Quello stesso occhio benevolo, in un certo senso, lo abbiamo ottenuto anche noi. Ma è chiaro che la situazione non è facile: dovremo lavorare a lungo. Non cadiamo dalle nuvole», ha detto ancora Tria, rispondendo a una domanda del suo predecessore, ora deputato Pd, Pier Carlo Padoan, in commissione Bilancio alla Camera. Padoan gli aveva chiesto conto della scelta di alzare il deficit e poi cambiare la manovra solo in un secondo momento e ha sostenuto che la legge di bilancio gialloverde avrebbe «effetti recessivi sulla crescita». Tria ha quindi ribattuto che certi vincoli sono anche eredità delle manovre del passato: «Lei ha parlato in tono pacato e io allo stesso modo le rispondo che ci siamo anche trovati di fronte al fatto che alcuni margini di flessibilità chiesti in passato poi non sono stati fatti in realtà», ha aggiunto. «La procedura d'infrazione per il debito non è scattata in maggio perché per il 2020 si prevedevano 20 miliardi di salvaguardie Iva», ha rimarcato.

L'UPB STIMA UN AUMENTO DELLA PRESSIONE FISCALE AL 42,5% NEL 2019

In commissione è stato audito anche il presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro. E l'Upb, che a ottobre aveva già bocciato la manovra, questa volta ha certificato la riduzione degli investimenti rispetto al 2018. Con il maxiemendamento approvato al Senato, ha detto infatti Pisauro, «la portata espansiva della manovra viene ridimensionata». Secondo l'Upb, in particolare, le variazioni introdotte hanno determinato «un'inversione di segno» nella spesa per gli investimenti. Tanto che nel 2019 l'effetto netto complessivo passa «da un aumento di 1,4 miliardi di euro a una riduzione di circa un miliardo». Note dolenti anche sul fronte fiscale. L'Upb ha stimato infatti che la pressione fiscale salirà nel 2019 al 42,5% del Pil, rispetto al 42% del 2018. Nel 2020 dovrebbe toccare il 42,8%, per poi tornare al 42,5% nel 2021. E se le nuove previsioni di crescita del Pil (+1% nel 2019, anziché +1,5%) possono essere considerate «accettabili, pur con notevoli rischi al ribasso», la manovra è «comunque soggetta a un rischio di deviazione significativa rispetto alle regole europee». Un altro fattore di incertezza riguarda le clausole di salvaguardia, che se verranno nuovamente sterilizzate per evitare l'aumento dell'Iva faranno crescere il rapporto deficit/Pil. La manovra, ha concluso Pisauro, è «chiaramente recessiva nel 2020-2021, lo dice anche il governo. Mentre nel 2019 è ancora leggermente anticiclica». Fatta questa premessa, «non vi è dubbio» che l'anno prossimo l'Italia «corra il rischio di una recessione, la possibilità c'è».

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

CONTE PREVEDE TEMPI BREVI PER I DECRETI SU QUOTA 100 E REDDITO DI CITTADINANZA

Da Foggia, al termine di un incontro in prefettura convocato per presentare il contratto di sviluppo locale e "condito" da una polemica con il governatore della Puglia Michele Emiliano, è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte. Il quale, dopo aver ribadito che sull'Ires per il terzo settore «provvederemo a gennaio per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale», si è detto fiducioso sugli effetti della manovra per l'economia italiana: «Adesso che la conoscerete anche voi giornalisti e i cittadini italiani, vedrete che ci sono delle cose che possono costituire un rilancio dell'Italia». Mentre per quanto riguarda gli attesi decreti destinati a introdurre le pensioni quota 100 e il reddito di cittadinanza, Conte ha detto che sono «collegati alla legge di bilancio» e che quindi verranno adottati «nei prossimi giorni».

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