Def E Manovra
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Manovra 2019 Camera

La manovra 2019 in Aula alla Camera per la discussione

Bagarre a Montecitorio durante i lavori sulla legge di Bilancio. Volano insulti tra maggioranza e opposizione. Fico: «Evitiamo questo spettacolo». Ma tra dem e leghisti per poco non si arriva alle mani.

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È una corsa contro il tempo condita da risse e liti il via libera alla legge di Bilancio. Entro il 31 dicembre, per evitare di arrivare all'esercizio provvisorio, il testo deve essere sulla scrivania di Sergio Mattarella per la firma, che il capo dello Stato potrebbe accompagnare - si ragiona in ambienti parlamentari - con una lettera diretta al governo con alcuni rilievi. Le opposizioni protestano perché la versione finale della manovra «non è stata esaminata né votata» dalle due Camere. «Si mortifica il parlamento», denuncia il Pd che ha fatto ricorso alla Consulta e il 9 gennaio avrà una prima risposta. Ma il governo, testa bassa, punta al risultato: incassare il voto finale sulla manovra entro domenica 30. «Non volevamo deliberatamente comprimere i tempi, ma si è creata una situazione non ideale: confidiamo che non si ripeta più», ha promesso Giuseppe Conte.

FIANO LANCIA UN FALDONE DELLA MANOVRA E COLPISCE GARAVAGLIA

Ma mentre il premier teneva la conferenza stampa di fine anno, nell'Aula di Montecitorio lo scontro tra maggioranza e opposizioni è deflagrato, fin quasi a diventare fisico. Il presidente della Camera Roberto Fico è diventato per ore bersaglio degli attacchi. E il sottosegretario Massimo Garavaglia è stato colpito alla testa da un faldone della manovra lanciato da Emanuele Fiano, deputato Pd e uomo "simbolo" della giornata per la foto che lo ritrae placcato dai commessi mentre con Luigi Marattin ed Enrico Borghi litiga con i leghisti. Nel pomeriggio, all'ennesimo litigio condito da insulti e parolacce, Fico ha sbottato: «Evitiamo di dare questo spettacolo».

FRACCARO PONE LA FIDUCIA TRA URLA E CONTESTAZIONI

La rissa è scattata quando il leghista Nicola Molteni ha fatto segno ai dem di tacere: Marattin è scattato. Sono volati fogli. Fatuzzo ha srotolato una bandiera del partito dei pensionati: gliel'hanno portata via e lui ne ha estratta un'altra. Il ministro Riccardo Fraccaro ha posto la fiducia e le opposizioni hanno fischiato e urlato. Fico, che ha presidiato tutto il giorno l'Aula, ha faticato a tenere la calma.

La minoranza ha denunciato la «mortificazione del parlamento», la «violazione della Costituzione». I dem, che il 29 dicembre sono attesi in piazza, hanno presentato ricorso per conflitto d'attribuzione: sulla ammissibilità la Corte Costituzionale si pronuncerà il 9 gennaio. Non era mai successo che una manovra venisse approvata a scatola chiusa, ha denunciato Ettore Rosato, che ha rimarcato l'imbarazzo di Fico. E il presidente non ha negato: «Non è mio compito parlare del governo, ma rispetto al lavoro del parlamento, per me non è un modo giusto di procedere, non c'è dubbio», ha dichiarato. E ha manifestato così un disappunto che è del presidente del Senato Elisabetta Casellati ma che anche il presidente Mattarella potrebbe esprimere nel suo discorso di fine anno o, appunto, in una lettera rivolta al governo al momento della firma della manovra.

I SINDACATI ANNUNCIANO MOBILITAZIONI

Ora però, ha spiegato Fico, c'è da evitare l'esercizio provvisorio perché il 31 dicembre incombe. A sera, il governo - presente in Aula Giovanni Tria, assenti i vicepremier - ha posto la fiducia sul testo. Sarà votata la sera del 29 dicembre ma poi ci sono altri 250 voti su ordini del giorno: non si finirà prima del 30. La minoranza non fa sconti. In Aula ci saranno i sindacati, che hanno annunciato mobilitazioni. E non finisce qui. Leu, con Federico Fornaro e Loredana De Petris, si è appellato a Mattarella. Emma Bonino, con +Europa, ha annunciato «varie iniziative a gennaio contro questa deriva senza precedenti». I ritardi sono dovuti alla trattativa con l'Europa, non si poteva fare altrimenti: hanno ripetuto il premier e i suoi ministri. La legge di Bilancio, ha assicurato Conte, non è stata scritta a Bruxelles: al centro, ci sono reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. Ma è proprio sulle misure di bandiera che si aprirà a gennaio un secondo tempo già carico di tensioni per il governo. Luigi Di Maio e Matteo Salvini vorrebbero varare un unico decreto, alla metà di gennaio. Ma i decreti alla fine potrebbero essere due. Il reddito di cittadinanza resta il nodo: ci sono bozze, ma ancora tanti aspetti da definire su tempi e modalità. E così ci prova Conte a tranquillizzare: annuncia i primi assegni «ad aprile» e difende la misura e Di Maio, che «è stato crocifisso».

28 Dicembre Dic 2018 0821 28 dicembre 2018
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