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Politica
28 Dicembre Dic 2018 1018 28 dicembre 2018

M5s e Lega divisi sul futuro presidente Consob

L'autorità di controllo della Borsa è ancora senza guida. A causa dei veti incrociati nella maggioranza. Conte, Salvini e Di Maio hanno in testa nomi diversi. 

  • BABBO NATALE
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La letterina mi era stata spedita per tempo, visto che è dal 13 settembre che la commissione della Consob deve essere ricostituita nella pienezza della sua composizione con la nomina di un nuovo presidente. Certo, c’ero rimasto un po’ male che qualcuno, evidentemente non fidandosi di me, avesse mandato anche una pec a Palazzo Chigi. Tuttavia, avevo comunque deciso di portare entro Natale il regalo più atteso dai mercati e dagli operatori finanziari. Ma è successo il finimondo.

I DESIDERATA DEL M5S...

Una lettera me l’hanno scritta un gruppo di parlamentari 5 stelle – che hanno anche fatto partire una serie di tweet – per chiedere che in Consob fosse recapitato Marcello Minenna, l’ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, forte tra i pentastellati soprattutto per essere stato il compagno della presidente della commissione Bilancio Carla Ruocco, sua sponsor insieme con Roberta Lombardi. A convincermi a lasciar perdere Minenna sono arrivate le letterine del premier Giuseppe Conte e del vice Luigi Di Maio, che mi dicevano di portare chiunque ma non lui. Conte non faceva nomi, ma lasciava intravedere la figura di qualcuno vicino all’avvocato Guido Alpa, come Mirella Pellegrini, docente di diritto dei Mercati finanziari alla Luiss. Anche se, per tutelare questa candidatura, Conte ha fatto correre il nome di Donato Masciandaro, economista e commentatore del Sole 24 Ore, che non passerà mai visto che è allievo di Mario Monti. Viceversa Giggino mi suggeriva di cercare qualcuno, chissà perché, nella zona di Pomigliano, ma non avendo nomi decenti da fare mi rimandava ai consigli di tale Buffagni.

...E QUELLI DELLA LEGA

Quindi sono arrivate le letterine della Lega. Dico al plurale perché anche lì regna un’armonia che levati. Matteo Salvini mi dice di pensare a un avvocato con esperienze di mercato – ho pensato che mi volesse suggerire Beppe Bonomi – mentre Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia mi hanno rispettivamente chiesto un lombardo con profilo manageriale (Danilo Broggi?) e un veneto con esperienza di toga (Carlo Nordio?). Poi, a completare il quadro, ci si è messo anche il ministro Giovanni Tria che nella sua personale letterina ha fatto cenno a qualcuno che recentemente è stato ingiustamente accantonato per un ruolo importante: che volesse riferirsi al vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco?

I FUNZIONARI ANIMATI DA GIACOBINISMO

Insomma, di fronte a una tale confusione, persino la mia renna si è rifiutata di fare una scelta. E anche a Natale la Consob è rimasta senza presidente. Eppure ce ne sarebbe un gran bisogno. Magari promuovendo uno dei quattro commissari attuali, e aggiungendo non il presidente ma un semplice commissario. Purché la commissione agisca a pieno regime, visto che ora a scrivermi le letterine sono gli operatori, preoccupati e scandalizzati per come vanno le cose. Sembra infatti che i funzionari prima ancora che i commissari si stiano comportando come se fossero animati da una tendenza al giacobinismo sanzionatorio, che in realtà nasconde uno spirito di deresponsabilizzazione.

CI VORREBBE UN PRESIDENTE GARANTISTA

In particolare, qualcuno mi ha suggerito di andarmi a guardare le ultime decisioni relative all’insider trading. La burocrazia interna della Consob imbastisce dossier su base totalmente presuntiva, la commissione non si permette di obiettare e poi ecco le sentenze delle Corti di Appello che annullano le sanzioni o che concedono le inibitorie, fatto senza precedenti visto che finora il contenzioso contro le decisioni della Consob aveva sempre visto una conferma da parte dei giudici delle tesi della autorità di controllo della Borsa. Con il risultato che la Consob perde legittimazione al cospetto di un’evidenza disastrosa: i risparmiatori traditi e i furbetti in libertà. Per questo la commissione deve ritrovare subito la sua capacità di analisi dei fatti, senza nasconderli ma anche senza nascondersi dietro alla logica sbrigativa del «noi sanzioniamo e poi si vedrà». Mi sa che dovrò telefonare alla Befana, e vedere se almeno lei riesce a mettere nella calza da lasciare a piazza Verdi il presidente che ci vuole. Chi le suggerisco? Un garantista.

*Dietro Babbo Natale si nasconde un manager finanziario.

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