Def E Manovra
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Aliquota Ires Onlus No Profit Disabilità

Sull'Ires il governo ha dimostrato di non interessarsi ai deboli

Quota 100 e reddito di cittadinanza a spese del no profit: se non verrà eliminato il raddoppio dell'aliquota alle onlus verranno messe in ginocchio moltissime attività e progetti per disabili e non solo.

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Pare che il governo stia facendo marcia indietro sulla decisione di raddoppiare l'Ires (Imposta sul reddito delle società) agli enti no profit, equiparandola a quella pagata dalle società a scopo di lucro. Si dice che la presunta inversione di rotta nei confronti del provvedimento, origine di una feroce e ben motivata protesta da parte di tutto il Terzo Settore, sia avvenuta grazie all'intervento di un frate francescano, le cui parole avrebbero favorevolmente scosso la coscienza civile del vicepremier Luigi Di Maio. Se così fosse, sarebbe uno dei rarissimi esempi di ingerenza della Chiesa nei confronti dello Stato utile all'intera collettività e di ciò non potrei che rallegramene. Se il raddoppio dell'Ires venisse confermato metterebbe infatti in ginocchio numerosissime onlus.

Il no profit in Italia è costituito da organizzazioni di vario genere: associazioni, cooperative sociali e onlus in genere, istituti di assistenza sociale, enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza, ex onlus, ecc. Molte, tra queste, si occupano di disabilità fornendo servizi di natura socio-assistenziale e/o educativa destinati a tale tipologia di utenti. Tanto per portare qualche esempio concreto, la misura colpirebbe anche realtà che lavorano nell'ambito del sostegno scolastico, dell'inserimento lavorativo, dei servizi di trasporto a favore delle persone con disabilità. E poi tutte quelle organizzazioni che gestiscono centri diurni, servizi di accoglienza (case famiglia, comunità) o finalizzati al supporto nella gestione del tempo libero.

Per giustificare il provvedimento, il nostro vicepremier ha usato l'arci nota retorica dei «furbetti del Terzo settore», che sinceramente ha proprio stancato

Ma ovviamente, per giustificare il provvedimento (tutt'ora presente nella Legge di Bilancio), il nostro vicepremier ha usato l'arci nota retorica dei «furbetti del Terzo settore», che sinceramente ha proprio stancato. «Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli», ha dichiarato. Per punire quelle realtà - comunque una minoranza rispetto all'intero panorama degli enti non a scopo di lucro – che truffano lo Stato e la comunità il governo non aveva pensato a soluzioni migliori che penalizzare anche chi si impegna per migliorare la qualità della vita di molte persone, sopperendo spesso agli oneri che lo Stato non riesce ad assolvere.

UN TAGLIO PER FINANZIARE QUOTA 100 E REDDITO DI CITTADINANZA

Con questa trovata geniale i nostri governanti avevano inoltre pensato di poter risparmiare abbastanza da permettersi misure quali la quota 100 e il reddito di cittadinanza. In pratica, per salvare le apparenze mostrando di voler mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, leghisti e pentastellati potrebbero privare (la misura non è ancora stata eliminata, l'esecutivo ha detto che la modifica è prevista per gennaio ma io sono come San Tommaso) il mondo del sociale di quel poco che ha avuto finora per attuare i nuovi provvedimenti di cui però ancora non sappiamo con precisione l'effettiva copertura, né relativamente al numero di beneficiari né per quanto riguarda l'ammontare dei fondi destinati alle singole persone o famiglie.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

L'articolo di Gian Antonio Stella, pubblicato da Corriere.it , offre una lucida analisi dei costi della misura, conti alla mano. Sopprimere quel 50% di sconto sull'imposta di reddito pagata dagli enti no profit farebbe risparmiare allo Stato 118 milioni di euro. Peccato che, complessivamente, il mondo del Terzo Settore conti circa cinque milioni e mezzo di volontari che, con le loro prestazioni gratuite, regalano almeno (si tratta di una stima approssimativa) tre ore a settimana per un totale annuale di 858 milioni di ore di lavoro. Stella fa notare che, supponendo un costo orario medio di 10 euro, quel volontariato regala allo Stato oltre otto miliardi e mezzo di euro, quasi 70 volte di più di quanto guadagnerebbe raddoppiando l'Ires.

Se il raddoppio dell'Ires non venisse disinnescato, il governo risparmierebbe su prestazioni e servizi che esistono già e funzionano bene

Praticamente, se il raddoppio dell'Ires non venisse disinnescato, il governo risparmierebbe su prestazioni e servizi che esistono già e funzionano bene nella maggior parte dei casi per destinare quanto ricavato dai tagli a provvedimenti completamente nuovi le cui modalità di erogazione sono ancora poco chiare. Che senso ha? Potenziamo e miglioriamo ciò che abbiamo già, piuttosto che ripartire da zero! Anzi, da sotto zero perché il raddoppio delle tasse potrebbe mettere in ginocchio moltissime onlus, soprattutto quelle di piccole dimensioni ma non per questo meno utili delle altre.

TANTISSIMI PROGETTI RISCHIANO DI ANDARE IN FUMO

Le risorse finanziarie che l'Italia ha a disposizione sono un numero finito, è ovvio che se destini soldi da una parte li dovrai sottrarre dall'altra. Eppure non è solo una questione aritmetica: scegliere di tagliare fondi al no profit (perché di questo alla fine si tratta) avrebbe delle pesanti ripercussioni sulla vita e l'operato di moltissime organizzazioni. Disporre di meno risorse potrebbe portare alla necessità di riduzioni del personale (anche le onlus hanno lavoratori dipendenti) e minore possibilità di acquisto di mezzi e strumenti con conseguenti danni agli utenti dei servizi.

Non solo, molti di questi enti no profit o religiosi che finora hanno potuto mettere a disposizione i loro immobili a canone d'affitto agevolato per ospitare asili nido, case di accoglienza, centri diurni per persone disabili proprio perché se lo potevano permettere grazie alle agevolazioni fiscali, con il raddoppio dell'imposta sarebbero disincentivati a farlo. Infine una onlus che viene penalizzata e non è più in grado di offrire servizi comporta una perdita all'intera comunità e quindi allo Stato stesso.

La speranza è che il governo mantenga la parola data e modifichi la norma con il primo provvedimento utile

Di fatto, se questa misura venisse confermata, tantissimi progetti che già esistono a beneficio di un gran numero di persone rischierebbero di andare in fumo. Speriamo che il governo mantenga la parola data e modifichi la norma con il primo provvedimento utile, come dichiarato. Altrimenti temo perderemo un ingente patrimonio di progettualità che stanno funzionando molto bene e non sono affatto convinta che i provvedimenti governativi “in cantiere” porteranno a risultati altrettanto efficaci in termini di ricadute sulla comunità.

29 Dicembre Dic 2018 1400 29 dicembre 2018
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