Calcio Tifo Violento Matteo Salvini Ultra

Nella deriva del tifo violento la novità è il ministro-ultrà Salvini

Dopo 30 anni di calcio malato, militarizzazione degli stadi, tornelli, Daspo e sottovalutazione del problema, siamo arrivati al leghista. Politico-tifoso che incarna lo spirito da bar sport da cui sgorga il populismo.

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Mal di stadio. Sorpresa grande, digitando su Google, scoprire che il titolo di un libro (del sottoscritto) datato 1990 figura ancora in testa alla prima pagina del motore di ricerca. Segno evidente che il tifo violento non s’è conquistato l’attenzione della critica sociale. Nonostante da allora il fenomeno sia incrudelito, segnalandosi per la “normalità” di risse, accoltellamenti, feriti e talvolta anche morti da stadio. Tutti in costante aumento (Osservatorio per manifestazioni sportive), a dispetto della progressiva militarizzazione: più di 15 mila poliziotti mediamente mobilitati per le domeniche di campionato, con una spesa superiore ai 30 milioni all’anno nel 2018 (fonte ministeriale).

LA FALSA CONVINZIONE CHE LA VIOLENZA SIA OPERA DI POCHI "IMBECILLI"

L’assenza di analisi e ricerche accurate sulla degenerazione, ormai fisiologica, della passione calcistica è strettamente legata, perlomeno in Italia, alla convinzione “idealista” che lo sport sia un genere minore. Un sottogenere culturale: da lasciare ai giornalisti (sportivi) e alle estemporanee esternazioni di ministri e politici sempre pronti a saltare sul carro del tifo. Per blandire o stigmatizzare, ma più spesso giustificare, eccessi di ogni tipo. Le Regole del disordine (altro saggio storico) continuano infatti a essere ignorate. Prevale largamente una idea naif del tifo ultrà, da cui scaturisce una mistificazione che continua a fare sciaguratamente opinione. Ossia che le violenze siano opera non di gruppi organizzati, quasi militarmente, ma dei soliti “imbecilli” o “cretini” che rovinano lo spettacolo alla stragrande maggioranza di “veri tifosi”.

È così che ogni volta che accade un incidente grave sembra sempre che sia la prima volta. Una fatalità tragica, ma anonima. E non invece, com’è, una storia nella sua trama criminale mandata a memoria, spesso anche nei protagonisti. Prova è che il capo ultrà dell'Inter Marco Piovella, accusato di essere l’ispiratore del raid teppistico contro i tifosi napoletani, che ha causato la morte di Daniele Belardinelli, era già stato processato nel 2003 per incidenti durante il derby con il Milan. Nondimeno Irriducibili e Viking, cioè i gruppi della Curva Nord, sono protagonisti della cronaca nera calcistica fin dagli Anni 80. Va poi ricordato che il 2019 è il 40esimo dal primo morto da stadio: nel 1979 il laziale Vincenzo Paparelli all’Olimpico di Roma in occasione di un derby capitolino.

PROCLAMI POLITICI CHE RESTANO SEMPRE LETTERA MORTA

Questa amnesia, che contempla anche la reiterazione dell’elogio del “buon tifoso”, contrapposto all’ultrà che va allo stadio “armato”, da sempre si accompagna all’abuso di retoriche e mitologie sullo “sport che affratella”. Perfette peraltro per nascondere gli enormi interessi economici che gravano sullo spettacolo sportivo. E alla reiterazione di proclami e “grida manzoniane”, da parte dei poteri sportivi e pubblici, sempre così ultimativi - «Quei deficienti li metteremo tutti in galera», ha promesso Matteo Salvini all’indomani dell’ultima tragedia di San Siro - da restare solitamente lettera morta.

Lo stop alle carovane del tifo, in seguito all’immane tragedia dell’Heysel a Bruxelles nel 1985, è stato invocato a ogni evento luttuoso: praticamente tutti gli anni

Ma il senso pieno dell’inanità e della ripetizione insopportabile lo si ricava dal primo appello alla “rimozione degli striscioni truculenti e violenti” negli stadi: correva l’anno 1979 e a lanciarlo fu il ministro dell'Interno dell’epoca Virgilio Rognoni. Dopo di che lo stop alle carovane del tifo, in seguito all’immane tragedia dell’Heysel a Bruxelles nel 1985, è stato invocato a ogni evento luttuoso: praticamente tutti gli anni. Ma si sono sprecati pure gli allarmi dei sindacati di polizia, al pari delle minacce di chiusura degli stadi e interruzione del campionato agitate da autorità sportive e politiche. Però il "show must go on" suprema legge del mondo dello spettacolo, si è fatto beffe anche dei tornelli e del Daspo inaugurati dal ministro Roberto Maroni.

CURVE BECERE: DAL LANCIO DI BANANE AL DILEGGIO DI ANNA FRANK

In 30 anni è cambiato quasi niente. Sicuramente è scomparsa qualsiasi ironia e leggerezza dal tifo. Per quanto raro, qualche striscione arguto e divertente nei decenni 80 e 90 lo si è visto. Memorabili “Se la Juve è magica Cicciolina è vergine", “Giulietta sei una zoccola” (risposta dei tifosi napoletani a quelli veronesi inneggianti alla lava vesuviana), “Noi con le donne voi comaschi” (in occasione di Fiorentina-Como). Ora invece nelle curve è gara a chi la dice più truce, tra un lancio di banane ai giocatori di colore, un coro contro l’arbitro “ebreo”, il dileggio osceno del ricordo di Anna Frank.

ORMAI SIAMO ALLA SPARATA MORALISTA E QUALUNQUISTA

Ma sono scomparse anche le voci critiche autorevoli. Agli inizi del tifo violento non mancava chi metteva in guardia dalle semplificazioni e dal facile moralismo. Indicando anche delle teorie interpretative. Penso allo scrittore Gianni Rodari e a Umberto Eco, al filosofo Jean Baudrillard e a Desmond Morris: il primo a evidenziare la stretta parentela fra le scimmie e le tribù del calcio. Ora invece la “sparata” moralista o qualunquista la fa da padrona assoluta. Su Libero Vittorio Feltri, all’indomani del funesto Inter-Napoli, ha scritto: «Il calcio mi sembra più rimbambito della politica… Si discute in modo sgangherato se si debbano congelare le partite o no. Non si tiene conto che villania e sfottò sono all'ordine del giorno e vanno valutati per ciò che sono: espressioni di stupidità, peraltro diffusa nel Paese, e niente di più».

Matteo Salvini a San Siro.
Ansa

Insomma: siamo più che mai lontani dal “cuore politico” del tifo estremo e del problema. Che riguarda anzitutto la relazione stretta fra la crisi irreparabile della militanza politica e partitica e la montata sciovinista e razzista da stadio. E in secondo luogo la consapevolezza - che però non c’è - che minimizzare i fatti e le responsabilità ha come risultato paradossale l’ulteriore ma inutile militarizzazione degli stadi. È infatti noto che la loro blindatura non è più una risposta efficace, visto che da anni gli incidenti avvengono lontano dai campi di gioco. Tuttavia all’indomani del “delitto di San Siro” Salvini ha proposto di vietare la notturna per le partite a rischio, consentendole solo di giorno in stadi presidiati anche da elicotteri dall’alto.

LA NOVITÀ È NEL MINISTRO SFEGATATO CHE STA COL CAPO CURVA

Non c’è dubbio però che l’unica novità sia costituita proprio dall’attuale ministro dell'Interno, sedicente grande appassionato di calcio. Milanista sfegatato, che infatti partecipa alle feste degli ultrà del Milan, stringendo la mano a un capo curva più volte denunciato per violenze tifose (che portarono anche a un suicidio) e adducendo la stessa giustificazione offerta la volta che fu accusato di stringere la mano a un capo della 'ndrangheta: «Non chiedo il certificato penale alle persone che incontro». Un ministro ultrà, in senso lato e non solo calcistico, non è solo un inedito. Esprime anche magnificamente l’attuale spirito (politico) dei tempi. Sono infatti il bar sport, come dimensione immaginaria e discorsiva, e le curve degli stadi, come rivendicazione identitaria e di gruppo, il terreno culturale dove è cresciuto e si è sviluppato il populismo.

Matteo Salvini assieme al capo ultrà del Milan, il pregiudicato Luca Lucci.
Ansa

Dunque non è un caso che sovente, soprattutto nella passata legislatura e anche ultimamente per la contestata approvazione della Finanziaria 2018, l’Aula di Montecitorio si sia caricata di atmosfere e gesti da curva calcistica. Essendo ormai acquisito che l’imporsi del primo leghismo, indipendentista e localista di Umberto Bossi, è andato di pari passo allo sdoganamento del tifo etnico, tribale, sempre più offensivo e razzista.

L'IDEA CHE LA VIOLENZA TIFOSA SIA UN "MALE MINORE"

Ma la cosa in assoluto più sconfortante è che 30 anni dopo sia più che mai attuale l’affermazione con cui si concludeva Mal di stadio: «Ci sarà da stupirsi solo se gli estremisti del tifo e i guerrieri degli stadi dovessero presto scomparire. Non del contrario». Non solo perché tutti i fattori che li hanno generati sono più che mai attivi e operanti. Ma ancor più perché è passata ed è stata in qualche modo interiorizzata l’idea che la violenza tifosa sia un “male minore”. Riprovata e riprovevole, però quasi necessaria per funzionare da “spurgo sociale”. Beninteso, sin che resta confinata nei dintorni degli stadi e fra gli ultrà. Limitata ai “cattivi”. Più o meno come si pensa dei morti e delle vittime di mafia. La qualcosa è orribile, non solo perché inconfessata. Ma perché il calcio attuale è orribile come la società (sportiva) che lo esprime.

3 Gennaio Gen 2019 1000 03 gennaio 2019
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