Governo 2019 Iva
Politica
5 Gennaio Gen 2019 1800 05 gennaio 2019

I nodi che il governo dovrà sciogliere nel 2019

La crisi dello spread non è finita, quota 100 e reddito di cittadinanza hanno molte incognite. Ma la vera bomba a orologeria sotto la sedia di Conte è l'aumento dell'Iva per le clausole di salvaguardia.

  • ...

Chiuso con l'Europa il capitolo della manovra, la maggioranza giallo-verde è attesa da sfide politiche ed economiche non meno delicate. Da qui alle Europee Cinque Stelle e Lega hanno già fatto capire che non intendono modificare gli equilibri dell'esecutivo, bocciando sia più semplici ipotesi di rimpasto dei ministri più criticati (Danilo Toninelli, Paolo Savona fino a Giovanni Tria) sia l'ingresso di nuovi alleati. Ma Luigi Di Maio e Matteo Salvini sanno bene che non basterà loro accelerare sulla riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi, oppure rilanciare la legittima difesa, per mantenere il consenso e salvaguardare la tenuta dell'esecutivo.

PRIMO SCOGLIO: LA FINE DEL PARACADUTE BCE

Il primo scoglio riguarda la fine del Quantitative easing, il programma d'acquisto di titoli di Stato della Bce conclusosi lo scorso 31 dicembre per sostenere il debito sovrano dei Paesi in crisi e abbassare l'inflazione. Negli ultimi mesi la quantità investita dall'Eurotower non superava i 15 miliardi di euro al mese (per lo più diretta verso titoli più sostenibili di quelli italiani), mentre Mario Draghi ha promesso che la banca centrale continuerà a sottoscrivere i titoli in bilancio. Eppure con lo spread ormai stabilmente sopra i 250 punti, tutto questo potrebbe non bastare.

LA CRISI DELLO SPREAD NON È ANCORA ALLE SPALLE

In primo luogo perché una crescita più debole di quella prevista (la Ue ha costretto l'Italia ad abbassare la stima dill'1,5 al 1 per cento soltanto nel 2019) e un riacutizzarsi delle tensioni all'interno del governo (lo scontro sul decreto sicurezza potrebbe essere solo un assaggio) potrebbero ridurre la fiducia degli investitori internazionali verso l'Italia, convinti che anche nell'anno appena iniziato il Belpaese veda crescere il suo debito pubblico. La crisi di Carige poi ha riportato sotto i riflettori la debolezza del mondo bancario italiano. Che con le assicurazioni detiene quasi la metà dei nostri Btp e Bot. Tutte risorse che il sistema non può utilizzare per le attività più remunerative (prestiti e soprattutto trading) e che di fatto bloccano i bilanci. A meno che non si modifichino le regole contabili europee (ipotesi molto improbabile) o che il governo non garantisca condizioni di favore per liquidare le sofferenze. Contro il combinato disposto di questi due fattori - crescita bassa e crisi bancaria - potrebbe non bastare il mini scudo lasciato da Draghi. Ma soprattutto potrebbe portare a una fuga dai titoli di Stato. E a quel punto lo spread - già insostenibile oggi - riporterebbe l'Italia all'estate del 2011, con quello che è comportato a livello politico.

Sempre restando ai fattori endogeni, la maggioranza rischia di essere messa a dura prova dalle future scadenze europee. A maggio si vota per il nuovo Parlamento, ma l'attuale commissione Juncker resterà in sella per quasi tutto l'autunno. Matteo Salvini ha già minacciato il veto al bilancio europeo, ma l'ultima trattativa sulla manovra - con Bruxelles che ha umiliato l'Italia per avallare la legge di Bilancio raddoppiando la clausola di salvaguardia sull'Iva - dimostra i nostri spazi di manovra. Anche perché quest'anno si dovrebbe prendere una decisione su due punti che sono centrali per il futuro del Belpaese: l'istituzione di un bilancio comune e la realizzazione dell'unione bancaria con l'introduzione di una garanzia bancaria sui depositi entro i 100mila euro, che la Germania non vuole. In teoria Roma è costretta a trovare una sponda con Parigi, più favorevole a un'opera di “mutualizzazione” dei rischi nell'area comunitaria rispetto a Berlino, in pratica gli attacchi giornalieri di Di Maio e Salvini rendono impossibile un asse che sarebbe naturale.

QUOTA 100 E REDDITO DI CITTADINANZA HANNO MOLTE INCOGNITE

Queste le principali sfide a livello internazionale. Ma quelle interne, seppur spalmate su più mesi, non sono da meno. Dall'inizio di aprile entrano nel vivo l'erogazione del reddito di cittadinanza e il pensionamento anticipato di quota 100. Sul primo fronte, con meno risorse, il sussidio sarà meno pingue di quanto i pentastellati avevano promesso in campagna elettorale, su quello previdenziale lo slittamento delle finestre per ridurre la spesa renderà l'uscita dal lavoro molto complicato. Per non parlare del calcolo degli assegni con il sistema contributivo che rischia di essere penalizzante per chi ha "solo" 38 anni di contributi. E di fronte a questo scenario, è facile immaginare che aumenterà il disagio sociale. Al riguardo racconta un ministro del governo giallo-verde: «Finora abbiamo evitato il ripetersi di proteste come quelle francesi perché abbiamo risposto alle richieste della gente con una politica più restrittiva sull'immigrazione e con l'annuncio di risorse con il reddito o con il pensionamento anticipato. Ma queste promesse vanno mantenute per mantenere la tenuta sociale».

ALITALIA E POLITICA INDUSTRIALE NODI DIFFICILI

Nei prossimi mesi poi si dovranno definire importanti dossier di politica industriale come Alitalia (l'ipotesi di un salvataggio attraverso l'ingresso di Ferrovie non convince in primis la stessa Fs) o l'avvio dei cantieri dei maxi piani di manutenzione su strade o autostrade o di riqualificazione del territorio. Progetti difficili da avviare con il taglio in manovra degli investimenti e il rinvio delle riforme al codice degli appalti, soltanto abbozzando alzando la soglia dei lavori da affidare in house.

LA BOMBA A OROLOGERIA DELL'IVA

Poi c'è il capitolo Iva. Nelle trattative tra Unione europea e Italia, Bruxelles ha alzato l'asticella della clausola di salvaguardia richiesta ai Paesi che sforano rispetto agli obiettivi finanziari concordati in sede Ue. In sintesi, nella prossima manovra il governo di Roma deve trovare oltre 31 miliardi per sterilizzare un aumento che porterebbe l'aliquota massima dell'Iva oltre il 27 per cento. Sono tantissimi soldi, con la Commissione che difficilmente garantirà sconti, indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni. Quindi vanno trovati quasi due punti di Pil, il doppio di quello che sarà necessario nel 2020 per rifinanziare reddito di cittadinanza e Quota Cento: una missione quasi impossibile. Allo stesso modo il governo che dice di rappresentare i piccoli - Pmi, partite Iva, commercianti - difficilmente può far accettare al suo elettorato una crescita dell'imposta meno amata dai produttori. E tanto basterebbe per far implodere il fronte giallo-verde.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso