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Politica
8 Gennaio Gen 2019 2113 08 gennaio 2019

Cosa c'è dietro lo sgarbo della Francia all'Italia su Fincantieri-Stx

Parigi si è rivolta alla Commissione Ue per contestare l'acquisizione il 22 novembre 2018. Nove mesi dopo la firma dell'accordo. Pesano le tensioni tra l'Eliseo e il governo M5s-Lega. Il retroscena.

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Per le relazioni tra Italia e Francia il 2019 è partito decisamente con il piede sbagliato. Alle polemiche per l'endorsement del Movimento 5 stelle ai gilet gialli, infatti, si è aggiunto lo stop della Commissione europea all'acquisizione dei Chantiers de l'Atlantique - nuovo nome dei cantieri navali Stx - da parte di Fincantieri, controllata dal governo gialloverde attraverso Cassa depositi e prestiti. Il motivo? L'operazione «rischia di nuocere alla concorrenza a livello europeo e mondiale», ha spiegato Bruxelles. Peccato però che la Commissione non abbia agito perché sono state superate le soglie di fatturato previste dal regolamento europeo sulle concentrazioni industriali, ma dietro precisa richiesta di Parigi, cui poi si è accodata anche la Germania. Secondo fonti di Lettera43.it lo sgarbo dei transalpini non sarebbe casuale. E sebbene l'Eliseo abbia negato qualunque forma di «ritorsione politica», il sospetto è forte.

VICENDA CHE SI È COMPLICATA DOPO L'ELEZIONE DI MACRON

Per capire perché, bisogna tener presente qual è stata la cronologia degli eventi che hanno portato fino a questo punto. La storia delle trattative tra Fincantieri e Stx è lunga e inizia a novembre del 2016. Alla scadenza del termine per la presentazione al tribunale fallimentare di Seul delle manifestazioni di interesse per i cantieri di Saint-Nazaire, Fincantieri c'è. E un mese dopo, all'apertura delle buste che contengono le offerte ufficiali, quella italiana è l'unica effettivamente pervenuta. Ad aprile del 2017 arriva la firma della lettera d'intenti tra Fincantieri e lo Stato francese, che detiene il 33% del capitale. Ma a luglio di quello stesso anno, dopo l'elezione di Emmanuel Macron all'Eliseo, la faccenda si complica e il ministro dell’Economia Bruno Le Maire annuncia la decisione di Parigi di esercitare il diritto di prelazione su Stx, con conseguente nazionalizzazione dei cantieri.

PRESTITO PER 12 ANNI CON «DIRITTO DI RITORNO»

Alle polemiche e al contrattacco italiano sul dossier Tim-Vivendi segue una girandola di incontri che coinvolge i massimi esponenti del governo allora in carica: il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e quello dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Dopo mesi di aspro confronto, a settembre 2017 il vertice di Lione riporta il sereno: Macron e l’allora premier Paolo Gentiloni trovano l'accordo che poi verrà firmato il 2 febbraio 2018. Fincantieri può acquisire il 50% del capitale di Stx per 59,7 milioni di euro. L'accordo prevede che al closing dell'operazione venga firmato anche il contratto di prestito all'azienda italiana dell’1% del capitale dello Stato francese, per un periodo di 12 anni e con «diritto di ritorno». Vale a dire che nei successivi 12 anni la Francia potrà riprendersi quella quota, determinante per il controllo della società, se Fincantieri non rispetterà i suoi impegni.

RAPPORTO CHE SI È ROTTO IL 22 NOVEMBRE 2018

Tutto sembra procedere per il meglio anche dopo le elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018, che hanno portato al governo il M5s e la Lega. A giugno il premier Giuseppe Conte incontra il presidente Macron e dichiara che le relazioni con la Francia sono «eccellenti», in particolare nei settori «difesa, cantieristica e servizi». Ad agosto Le Maire vede a Roma il nuovo ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e il ministro dell'Economia Giovanni Tria, ribadendo l'impegno ad attuare l'accordo su Stx. Ancora a ottobre la stessa Fincantieri e la francese Naval Group firmano un’intesa per realizzare in tempi brevi, a partire dal 2019, una joint venture paritaria nel campo navale militare. Poi però qualcosa si rompe. E la data cruciale è il 22 novembre 2018, quando la Francia secondo quanto risulta a Lettera43.it ha chiesto ufficialmente alla Commissione europea di esaminare la proposta di acquisizione dei cantieri. Una mossa che ha portato all'epilogo dell'8 gennaio 2019, che Fincantieri non ha voluto commentare.

Emmanuel Macron in visita ai cantieri Stx di Saint-Nazaire.
Ansa

CONTESTAZIONE A QUASI UN ANNO DALLA FIRMA DELL'ACCORDO

Secondo le nostre fonti, tuttavia, «la tempistica desta sospetto». Perché la decisione di Parigi di rivolgersi alla Commissione, sebbene il progetto non superi come detto sopra le soglie di fatturato previste dal regolamento europeo sulle concentrazioni industriali, è arrivata «a quasi un anno di distanza dalla firma dell'accordo» del febbraio 2018. E pare quindi determinata da «logiche non di tipo economico». Da quando il governo M5s-Lega ha assunto la guida dell'Italia, del resto, le tensioni politiche con la Francia si sono moltiplicate. Dal durissimo scontro per il passaggio di migranti alla frontiera, con i casi Bardonecchia e Clavière, al conflitto sulla legge di bilancio tra il governo di Roma e il commissario Pierre Moscovici. Dalla rivalità sulle elezioni e sul petrolio della Libia ai dossier (già aperti in precedenza) Tim, Mediaset, Mediobanca e Generali, fino appunto a Fincantieri. La parola fine non è stata ancora scritta e la palla adesso passa all'azienda italiana. Ma i tempi per la presentazione delle controdeduzioni a Bruxelles si prevedono lunghi, nell'ordine di alcuni mesi. L'acquisizione stessa, che dovrebbe far nascere un colosso della cantieristica capace di competere a livello mondiale, è quindi destinata nella migliore delle ipotesi a slittare e non si possono escludere ripercussioni di carattere più generale. La Lega ha già detto che «non è così che funziona la libera concorrenza» e che «questo mette in discussione tutti gli accordi». Salvini ha fatto la voce grossa invocando dall'Europa «parità di regole e di condizioni di mercato per tutti, altrimenti ne trarremo le conseguenze». E lo stesso Conte non ha nascosto il proprio disappunto: «Riterrei strano che fossero imposti degli ostacoli. Mi auguro che non ci siano».

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