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Politica
9 Gennaio Gen 2019 0858 09 gennaio 2019

La vicenda Carige conferma il vuoto cosmico dell’opposizione

Da Matteo Renzi fino a Pier Carlo Padoan, il Pd rivendica il lavoro fatto sul sistema creditizio italiano con toni trionfali. Peccato che le nostre banche siano ancora fragili e il caso di Genova è lì a dimostrarlo.

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C’è un video che gira in Rete dall'8 gennaio, un paio di minuti in cui un indignatissimo e alterato Matteo Renzi si intrattiene sulla vicenda Carige, invitando il governo gialloverde a vergognarsi. L’intemerata è curiosamente costruita sulla negazione di un’affermazione: i gialloverdi hanno fatto bene a garantire il salvataggio della disastrata banca genovese, ma si devono vergognare perché gli esecutivi a guida Pd che avevano fatto la stessa cosa con le popolari venete e il Montepaschi erano stati da loro pesantemente dileggiati. E giù a seguire Maria Elena Boschi e l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a dargli manforte sulla stessa linea.

A parte che le situazioni non sono esattamente uguali, così la critica perde la quasi totalità della sua forza urto. È come se si dicesse: sei stato bravo, complimenti. Però sei cattivo perché quando quelle cose le ho fate io tu mi criticavi. Francamente non pare un poderoso e incisivo argomento critico. Se non altro perché di fronte a esso uno potrebbe legittimamente chiedere: ma se sei stato tanto bravo allora perché subito dopo gli elettori ti hanno voltato la faccia? Nonché eccepire sul fatto che esistono un profluvio di dichiarazioni fatte da autorevoli esponenti di precedenti governi, in primis proprio il titolare di via XX Settembre, che spergiuravano sulla solidità del nostro sistema bancario, di cui il caso Mps doveva essere l’ultimo frutto avvelenato.

IL NODO DEGLI NPL ANCORA DA RISOLVERE

Di frutti invece nella cesta ce ne devono essere ancora e ciò ha una spiegazione molto semplice: non è stata fatta appieno un’opera di verità sulla qualità degli asset in sofferenza, ovvero quei prestiti non performanti, conosciuti oramai anche dalla casalinga di Voghera con l’acronimo Npl, ancora presenti nei portafogli delle banche. Perché ciò accade? II motivo è molto semplice: prima di portare un credito a sofferenza, la banca ci pensa due volte perché cerca di evitare i riflessi negativi sui suoi conti. C’è dunque ancora una cospicua quantità di prestiti di fatto inesigibili, ma che formalmente non vengono considerati e iscritti a bilancio come tali. Solo che poi il tempo passa, i revisori e la vigilanza fanno la voce grossa, e la banca è costretta a farlo emergere e svalutarli.

IL NOSTRO SISTEMA CREDIZIO NON È ANCORA IN SICUREZZA

Carige in questo senso è una storia esemplare: a ogni cambio di amministratore delegato (e ne negli ultimi tempi ne ha cambiati più di quanto abbia fatto Maurizio Zamparini con gli allenatori del Palermo) una implacabile marea nera di Npl affiorava alla superficie. Inutile dire, ma lo diciamo per i pochi ancora ignari, che a ogni svalutazione di credito salgono i ratios patrimoniali che la banca deve avere a garanzia della sua solvibilità, e che sono decisi per regolamento dai molteplici accordi di Basilea. Questo spiega perché affermazioni trionfalmente apodittiche sulla solidità del sistema creditizio (che sicuramente sta meglio di quando all’indomani del fallimento Lehman Brothers iniziò la sua crisi) cui i governi passati si sono lasciati andare - questo per ora si è trovato tra i piedi la mina Genova e non lo ha fatto - sono altamente sconsigliabili.

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